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L’antifascismo non va banalizzato!

Il compagno Daniele Maffione, responsabile “antifascismo” per i Giovani Comunisti italiani (organizzazione legata al Partito della Rifondazione Comunista), con un suo recente articolo ha sollevato un polverone in certi ambienti del movimento comunista della penisola. L’articolo contiene, a dire il vero, alcuni elementi poco approfonditi, i quali possono effettivamente creare confusione. Ad esempio anche noi, come comunisti ticinesi e svizzeri, siamo anti-europeisti e non per questo difendiamo teorie economiche fasciste, anche se è evidente il rischio di pensare – sbagliando! – che per uscire dalla globalizzazione imperialista si debba per forza effettuare una sterzata reazionaria e tornare agli stati nazionali. Il culto dello stato nazionale nella fase storica attuale in Occidente (che, non a caso, non è paragonabile all’Oriente) porterebbe solo a dare illusione alla classe operaia (o meglio: alla “aristocrazia operaia”) di una presunta sovranità riconquistata, imbrigliandola in realtà – in modo ancora più totale del solito – fra le mani della borghesia, che non esiterà – nel contesto ormai evidente del confronto interimperialista – di spingerla in una nuova guerra fra poveri. E la patria si gloria di altri “eroi”  (…sempre proletari naturalmente) alla memoria…

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E’ forse il Dalai Lama paragonabile al papa dei buddisti?

La quasi venerazione del Dalai Lama che predica pace ed armonia sta toccando livelli deleteri anche a sinistra. A questo proposito la foto qui di fianco è sintomatica: il Dalai Lama è in posa con Bruno Beger, ex-comandante delle SS naziste. Al di là di queste amicizie quantomeno inopportune, qualcuno definisce il Lama, addirittura, il pontefice dei buddisti e come tale dovrebbe godere di rispetto per la sua importanza religiosa. Ma siamo sicuri che le cose stiano così?
Il 6% della popolazione mondiale è buddista. Il Dalai Lama ne rappresenta in realtà una parte iper-minoritaria, circa un sessantesimo: egli infatti non è riconosciuto dai buddisti zen giapponesi, dai buddisti thailandesi e dai buddisti cinesi. Nel Tibet stesso il Dalai Lama però ha un problema di rappresentatività: dei quattro riti presenti, lui appartiene unicamente a quelli dei cosiddetti “berretti gialli” (“gelugpa”). Ecco quindi che questo strano santone non ha poi così tanti adepti religiosi, eppure ha una marea di seguaci politici. Già, perché la sua attività principale è politica non è spirituale come si vuole far credere. E la politica non è mai neutrale e non sempre è basata sugli ideali, ma a volte è retta da affari loschi e interessi geopolitici più grandi di noi.
Ebbene, il profeta nella pace e della nonviolenza, che ha sempre pronto un messaggio contro la Cina ma che si guarda bene dal condannare le malefatte USA, ha scelto da che parte stare. E ha scelto quello della reazione servendo gli interessi dell’imperialismo. Fino al 1980 il Dalai Lama ripeterà che lui non dipende da nessuno. Poi, per un brutto scherzo del destino un documento segreto della CIA viene pubblicato: dal 1959 al 1972 il santone aveva ricevuto qualcosa come 180’000 dollari all’anno come stipendio. A questi si aggiunge la bella cifra di 1,7 milioni di dollari, sempre all’anno, per mantenere in piedi la rete internazionale di solidarietà con il Tibet.
Lo stesso montante è stato versato da una ONG americana, la NED, creata appositamente dal Congresso USA. Ma i soldi da soli non bastano alla causa: suo fratello Gyalo Thondrup, anche lui noto esponente dello spirito santo e della nonviolenza, si occupò di addestrare in Arizona dei fanatici buddisti alla lotta armata di stampo terroristico. Di questi mercenari gli USA si servirono per organizzare rivolte anti-cinesi già negli anni ’50. Stando poi al Modern War Studies dell’Università del Cansas (2002) il Dalai Lama chiedeva che gli USA invadessero il Tibet militarmente in funzione anti-comunista come avvenuto in Corea. Che dire? proprio un sant’uomo!

In difesa dell’Ottobre

Il TG di Rai2 diventa organo di propaganda (peraltro di bassissimo livello deontologico e giornallistico) della destra più becera con evidenti elementi clericali tentando di riscrivere la storia della Rivoluzione d’Ottobre, definita “colpo di Stato” e – addirittura – causa del nazifascismo. E’ stato il compagno Fosco Gianini, deputato comunista italiano, a rispondere doverosamente a questo infame attacco in questi giorni di commemorazione dello straordinario evento che cambiò radicalmente la storia dell’umanità e del movimento operaio.

Comunismo e nazismo sulla bilancia

Nazi_divietoL’idea del Partito del Lavoro (PdL) di modificare la propria denominazione per riprendersi il nome originario di Partito Comunista ha suscitato l’ira dell’UDC che, sparando a zero come suo solito, ha sostenuto che nazismo e comunismo siano due facce della stessa medaglia. Ciò non è però vero come intendo dimostrare.
Anzitutto in Marx, in Lenin, ecc. troviamo analisi e metodi ancora oggi preziosi per analizzare le contraddizioni della società; non altrettanto si può dire del “Mein Kampf” di Hitler. A ciò aggiungiamo che il nazismo è una forma di capitalismo: il comunismo per contro è un sistema sociale ed economico completamente nuovo.
Le battaglie per i diritti dei lavoratori, per l’uguaglianza sociale, per la parità, per il diritto allo studio e alla sanità gratuiti, ecc. sono presenti sia nel socialismo teorico, sia in quello “reale”. La discriminazione razziale legalizzata non c’era in URSS, quanto piuttosto nei paesi fascisti e, fino agli anni ’60, pure nei democratici USA!
Il termine “comunista” indica inoltre coloro che hanno lottato non per il proprio egoismo, ma per degli ideali di giustizia e solidarietà, coloro che volevano fare “come in Russia”: hanno scritto la Costituzione in Italia, hanno ricoperto eroici ruoli nella difesa della libertà in tanti paesi, sono partiti, come non pochi giovani ticinesi, in Spagna a combattere il franchismo. Anche i comunisti svizzeri possono dire di avere contribuito, per oltre 60 anni, alla democrazia del nostro paese: non altrettanto possono fare i nazisti. Del nazismo rifiutiamo tutto: la cultura militarista e il culto della guerra, la teoria della razza, dello spazio vitale, del darwinismo sociale, la discriminazione come base fondamentale della società. E’ evidente insomma come il fatto di voler mettere sullo stesso piano nazismo e comunismo sia solo una mossa propagandista che non favorisce certo il dibattito civile.

Contro ogni razzismo!

Dall’appello firmato dal CSA Il Molino, PdL, Giovani Progressisti, SISA e tanti altri: “Poche settimane fa abbiamo ricordato gli antifascisti ticinesi che combatterono in Spagna a difesa della Repubblica, contro l’attacco nazifascista che andava diffondendosi in tutta Europa. A tutt’oggi, questi partigiani della libertà, non sono stati riabilitati dalle autorità elvetiche. Nella storia numerosi sono stati gli esempi di persone che, seguendo la propria coscienza, con dignità, hanno deciso di contrastare l’avanzata di pericolosi totalitarismi. (…) Nell’Europa del XXI secolo, che si unisce attraverso trattati economici mentre erge muri nei confronti degli “stranieri” non utili (non sfruttabili a livello lavorativo), una nuova ondata di destra estrema sta trovando spazio (…). Si fa leva sugli egoismi individuali, sulla paura dell’invasione straniera e su una pericolosa contaminazione che cancellerebbe le nostre tradizioni e la nostra cultura. (…) La cultura svizzera é però ben diversa. È quella delle mescolanze, degli scambi che arricchiscono, dei profumi che si incontrano, del crescere grazie alle differenze. Per noi il pericolo non è da cercare nel diverso bensì in coloro che accumulano ricchezze sulle spalle di chi lavora, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione in cui crede e dalle spezie che usa a tavola. Sono la sterilità e la tristezza dell’egoismo, i falsi padroni di casa nostra, la difesa del proprio orticello, la cultura della paura e la criminalizzazione dello straniero a terrorizzare la nostra società. Non sono le persone di religione islamica quelle che licenziano, fusionano e “ottimizzano” i servizi pubblici. Non sono i migranti quelli che fanno utili da record alle spalle dei lavoratori. Non sono i giovani africani coloro che spostano le fondazioni di famiglia per frodare il fisco, che truffano, che accumulano scandali finanziari. E chiaramente per i veri responsabili niente filo spinato, carceri speciali, leggi repressive, videosorveglianza e droni che sorvolano il confine (…). Facciamo appello per un presidio colorato, multiculturale e rumoroso in piazza Cioccaro a partire dalle 13.30 per dimostrare come la diffusione del terrore e dell’ignoranza non può e non deve trovare spazio né alle nostre latitudini né in un qualsiasi altro luogo, come tramandatoci dalla tradizione antifascista ticinese. Una cultura basata sul rispetto e sulla valorizzazione delle differenze fonte di ricchezza per la nostra società.