Archivi categoria: Politica comunale

La nuova stazione di Bellinzona e le Officine FFS

stazionenuovaIl progetto per la nuova stazione di Bellinzona si è arenato: le ragioni non dipendono dalle FFS, ci tengono però a precisare! Sarà… ma la parola del CEO Andreas Meyer per noi non vale più molto, perlomeno dal 2008. Nella sua ultima seduta il legislativo comunale di Bellinzona si è chinato sul problema, ma ha escluso forse una chiave interpretativa che andava perlomeno tenuta in considerazione e che è alla base delle nostre preoccupazioni di consiglieri comunali di due comuni molto legati alle Officine FFS.

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I 65 decibel dopo il “botellon”…

Lo scorso 1° maggio, a seguito del “botellon” del 28 aprile 2012, ho inoltrato al Municipio una interpellanza che chiedeva non solo al nuovo esecutivo cittadino di esprimersi sulla protesta simbolica inscenata dai circa cinquecento cittadini riunitsi in Piazza del Sole, ma anche di iniziare ad abbozzare delle ipotesi di sviluppo sul tema degli spazi aggregativi destinati ai giovani bellinzonesi. La risposta ottenuta dal Municipio non soltanto non soddisfa, ma appare quasi un esercizietto retorico di buoni propositi e in cui si dà ragione un po’ a tutti, quasi temendo di volersi schierare.
Il limite dei 65 decibel è semplicemente assurdo e oltre le mura rende Bellinzona un oggetto del ridicolo. Questo “coprifuoco acustico” è stato ereditato dal precedente Municipio e io credo che l’attuale esecutivo, al posto di essere tentennante e quasi accondiscendente su queste assurdità, avrebbe dovuto far capire fin dall’inizio e con chiarezza che non condivideva tale impostazione del discorso sugli svaghi. Così non è stato, o perlomeno non è stato a sufficienza!

Aggregazioni comunali e democrazia

Fra i temi che animano attualmente i dibattiti politici vi è quello delle aggregazioni comunali. Dibattiti, questi, affrontati spesso in modo purtroppo poco progettuale: come non ha senso avere sul territorio cantonale delle realtà comunali composte di poche decine di cittadini, così è improponibile l’esempio di Lugano, che si sta ingigantendo quasi a diventare un “semi-cantone”. Ciò che risulta certo, è che il progresso sociale non risiede necessariamente in blocchi di potere politico-economico sempre più ampi, ma – come scriveva Erika Vögeli nel 2009 – “in una meditazione su una convivenza in un regime di autodeterminazione, che corrisponda all’essere umano e alla sua dignità, cosa che viene resa possibile anche dalla democrazia diretta”.

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La politica giovanile che non c’è…

primo piano del centro giovanile (casa ex-Zoni) nel 2004

Sette fra interpellanze e interrogazioni sulla non-politica giovanile della città. Tanti sono gli atti che ho presentato nella passata legislatura a Bellinzona. Senza contare repliche durante le sedute, riunioni, petizioni e manifestazioni per cercare di smuovere le acque di un Dicastero letteralmente incapace di comprendere la situazione e di avanzare proposte politiche costruttive. Una volta mi è persino stato detto dai responsabili che per i giovani a Bellinzona si fa già molto: ad esempio c’è una nuova …pinacoteca. Con tutto il rispetto per l’arte (e ben felice che la nostra Città offra anche questo) mi viene tuttavia difficile credere che una pinacoteca risponda alle esigenze socio-culturali degli adolescenti bellinzonesi!

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Giudice di pace: un’elezione simbolica contro il potere consociativo

Con questo articolo non mi pongo l’obiettivo di propagandare l’uno o l’altro fra i candidati giudici di pace del Bellinzonese: mi limito a una riflessione generale.
Era da 45 anni che non si votava per tale carica, lasciando godere il monopolio ai candidati di area liberale. Il Noce ha avuto in ciò, il merito di voler portare alle urne anche questo aspetto della vita pubblica, per evitare che lo strapotere del Partitone continuasse a imperare sulla capitale e sul circolo. La presenza dunque di più candidati è sicuramente un dato positivo. Il solito clima politico concertativo che favorisce solo la partitocrazia (e gli amici degli amici) è stato infatti messo, almeno marginalmente, in dubbio. Insomma: per quanto minimo, si tratta di un altro possibile terremoto politico che tenta di vivacizzare la democrazia bellinzonese.
Trovo un peccato che i socialisti (che dovrebbero essere i primi a fare opposizione reale e concreta su ogni aspetto, compreso quello del controllo istituzionale in mano al PLR) e il Noce non abbiano potuto trovare un accordo per favorire assieme, in un clima di fronte unito, un’alternativa contro i poteri forti.
Ecco che quindi nel sostenere il Noce, il PS o la Lega l’elettore che desidera un cambiamento deve chiedersi quale dei suddetti gruppi rappresenta concretamente, nei fatti e nelle possibilità reali odierne, lo scardinamento totale del sistema di potere consociativo consolidato. Ho i miei dubbi che la Sinistra abbia effettivamente riflettuto su questo dato!
Concludo dicendo che, nonostante quanto detto sopra, il sistema attuale di elezione dei giudici andrebbe superato: sia per una questione di indipendenza della carica, sia perché – nonostante le apparenze pluraliste – non assistiamo a un reale processo partecipativo dal basso della popolazione e forse troppo spesso si riduce la democrazia al mero atto di mettere una scheda nell’urna.

Marx, Engels e… Stefano Franscini

“Stefano Franscini è senza alcun dubbio una delle personalità più stimate di tutta la Svizzera. Fu essenzialmente lui che nel 1830 riuscì a ottenere che il Ticino rimpiazzasse la vecchia costituzione oligarchica con una democratica; era ancora lui che marciava in testa alla rivoluzione del 1840 che rovesciò la dominazione del clero e dell’oligarchia; fu sempre Franscini a mettere freno alla corruzione e agli sprechi e ancora lui riorganizzò in questo povero cantone di montagna l’insegnamento del tutto degenerato sotto la guida dei monaci. E’ un radicale risoluto!”

A scrivere queste parole (qui liberamente e sinteticamente tradotte) il 29 novembre 1848 sulla “Nuova Gazzetta Renana” (leggi originale) è uno dei maestri del socialismo scientifico, Friedrich Engels, compagno di lotte di Karl Marx. Non siamo di fronte ad una boutade, si tratta al contrario di un ragionamento basato sull’analisi concreta del cosiddetto “stato di cose presenti”, ossia del contesto nel quale ci si trova e in cui i comunisti, anche se minoritari, devono avere la capacità di operare per incidere il corso della storia determinando un cambiamento in senso anzitutto progressista, e in prospettiva – naturalmente la speranza è l’ultima a morire – rivoluzionario. Qualche mese prima, in effetti, era uscito a Londra il “Manifesto del Partito Comunista” nella cui ultima parte si può leggere: “I comunisti lottano per il conseguimento degli obiettivi e degli interessi immediati della classe operaia, ma al tempo stesso rappresentano nel movimento attuale l’avvenire del movimento stesso (…). In Svizzera sostengono i radicali, senza disconoscere che questo partito è composto di elementi contraddittori. (…) I comunisti appoggiano ovunque ogni movimento rivoluzionario contro le condizioni sociali e politiche esistenti”.
Le condizioni descritte dal grande comunista sono certamente mutate, se ci limitiamo a vederle a livello partitico: chi potrebbe mai oggi riconoscere nel PLR un reale movimento di progresso? Tuttavia non c’è dubbio che un marxista debba saper operare una politica tattica di “fronte unito” (come insegna il buon vecchio presidente Mao) con settori della borghesia nazionale e delle masse popolari contro la cosiddetta “borghesia compradora”, ossia quella parte della classe dirigente che, pur di far profitto, svende qualsiasi principio e valore.
Sostenere un radicale doc come Brenno Martignoni (al di là di passate scelte partitiche inopportune e al di là della personale simpatia – o meno – del personaggio) come elemento di scombussolamento del consociativismo oligarchico di Bellinzona (che univa borghesia, massoneria e una parte della medesima socialdemocrazia!) si è rivelata una scelta ponderata che ora ha 4 anni di tempo per dimostrare effettivamente – nella piccola ma non indifferente realtà comunale – una capacità d’azione per riportare in una politica mortificata dall’affarismo liberista, l’etica e il senso civico più profondo del servizio pubblico. Allo stesso modo dialettica e non dogmatica è stata l’occasione di stringere alleanza col movimento “Il Noce”, che ha letteralmente fatto esplodere la macchina partitocratrica (e mafiocratica) della Capitale, e che ha saputo trovare – al di là dell’accusa abusata di populismo – un rapporto con la popolazione e la classe operaia. E, come Marx e Engels insegnano, i comunisti non devono essere eremiti, ma stare nelle contraddizioni della società capitalista senza perdere di vista – umilmente ma con determinazione – gli obiettivi della giustizia sociale, dell’uguaglianza ed evidentemente del socialismo più umano!

Intervista al Corriere del Ticino del 15.4.’08

Intervista al candidato al Municipio e Consiglio comunale di Bellinzona Massimiliano Ay (Lista 1)

  • Aggregazioni. Crede che il progetto che interessa Bellinzona e i Comuni a Nord sia un punto d’arrivo oppure trampolino per giungere a una grande Città che guarda anche a sud?

Starei attento a non trasformare la città in un semi-cantone gigantesco e invivibile. Le aggregazioni possono essere positive (anche a sud) se basate sugli effettivi bisogni, in fatto di servizi pubblici, della popolazione. Altrimenti diventano entità anonime dove la partecipazione può solo venir meno

  • Trasporti pubblici. Quale ritiene che sia la soluzione da mettere in atto al più presto per aumentarne l’utilizzo da parte dei cittadini e contribuire al miglioramento della qualità di vita?

Sono uno di coloro che a livello cantonale ha proposto trasporti pubblici gratuiti per pensionati e giovani in formazione. Credo che pure a livello comunale, previo un miglioramento della rete dei trasporti, si possa mettere in cantiere un’offerta simile prendendo spunto da altri comuni svizzeri.

  • Giovani. Cosa può fare di concreto la Città per avvicinarsi alla gioventù, in modo particolare agli adolescenti che chiedono spazio?

C’è bisogno di un centro giovanile, autorganizzato dai giovani stessi, come luogo di socializzazione, di divertimento non consumistico e di responsabilizzazione. Favorire poi lo sport giovanile e gli eventi culturali di massa (e non di élite), deve essere una priorità.

  • Finanze. Nei prossimi anni sono attesi a Bellinzona investimenti molto importanti.

L’importante è che l’investimento sia fatto in opere di pubblica utilità e in modo trasparente, non per arricchire chi ha la giusta tessera di partito!

  • Municipio. Ritiene che nell’ultimo quadriennio vi sia stata litigiosità e che essa abbia danneggiato, oltre che l’immagine della Città, anche la sua progettualità?

Il conflitto non sempre è negativo: può, al contrario, essere sinonimo di vivacità e dibattito. Mi pare invece che la collegialità si trasformi spesso in connivenza: tutti “mangiano la stessa torta” e il confronto democratico viene a mancare. In ogni caso: se litigiosità significa condannare chi vuole smantellare il servizio pubblico o ottenere vantaggi personali dalla politica, sono litigioso anche io!

  • Sicurezza. Presto la Città sarà presidiata, nelle zone più “sensibili”, anche da telecamere. Come dovrà essere accompagnata a livello di prevenzione e repressione, questa novità?

La videosorveglianza cura forse gli effetti, certamente non le cause. Oltre a favorire uno stato di polizia, temo non sia una misura lungimirante. Sicurezza è una parola di cui si abusa, ma la vera sicurezza è quella del lavoro non precario, dell’istruzione e dell’alloggio.

  • Proponga un ordine di argomenti prioritari per il Municipio nel prossimo quadriennio?

Aprire il centro giovanile, migliorare la rete dei trasporti pubblici mantenendo pedonalizzato il centro storico, affrontare i problemi della direzione delle scuole comunali, salvaguardare i posti di lavoro delle ex-regie federali.

La profanazione… della dignità!

Il presidente del PLR di Bellinzona Giorgio Krüsi, stando a “LaRegione” del 4 aprile, definisce il gesto di portare in Officina il vessillo ufficiale della Città una “profanazione” dello stesso, quasi un vilipendio alla bandiera, roba da tradimento del patrio suolo. Io credo, invece, che la bandiera abbia un significato importante: essa è il simbolo di una città che non accetta un sopruso, che ha il coraggio di stare al fianco di una classe operaia data per morta e che invece esiste (e resiste) con quella dignità che sempre l’ha contraddistinta. Quel vessillo sta a indicare che in pittureria sta il cuore di tutti i bellinzonesi responsabili, per i quali i valori e gli ideali hanno ancora un significato, checché ne dicano i cultori del libero mercato e del profitto a tutti i costi. Meglio che il vessillo stia dalla parte di chi lavora onestamente, piuttosto che chiuso a prendere polvere nelle sale del potere.
Krüsi (che forse ha confuso la politica con la caserma) pare indignato anche dal fatto che la “profanazione” del biscione sarebbe associata a “un’azione illegale”. Per il presidente liberale lo sciopero alle Officine è dunque un’azione illegale: le stesse parole che usano i vertici aziendali! A me invece risulta essere un’azione inserita nel solco della difesa del contratto collettivo di lavoro. Don Milani (un prete, non un insurrezionalista) considerava lo sciopero un’arma sacrosanta, pacifica, ma che ai soprusi non porge l’altra guancia! “L’attitudine di una parte delle personalità che oggi si oppongono alle decisioni di FFS Cargo è particolarmente ipocrita. In effetti, questi stessi attori politici sono stati e sono ancora i fautori della logica di privatizzazione e di smantellamento dei servizi pubblici. Sono anche gli oppositori ad ogni proposta progressista in materia di diritto del lavoro, per esempio una regolamentazione contro i licenziamenti abusivi” (comunicato del Partito Svizzero del Lavoro). A buon intenditor, poche parole…

Centro storico di Bellinzona: pedonalizzazione da sacrificare?

Il pregiato centro medioevale della Città di Bellinzona non può sopportare il transito di mezzi ingombranti e inquinanti quali sono quelli utilizzati finora. Su questo punto non si può tornare indietro. I pedoni si sono ormai riappropriati delle vie e delle piazze del centro: la Città è tornata a vivere in una dimensione più umana.
Non mi si accusi di plagio! Lo ammetto: non sono l’autore di queste frasi iniziali. Esse sono tratte dal programma elettorale del Partito socialista (sostenuto anche dall’allora Partito del Lavoro), ma che evidentemente, sul finire della legislatura, ha deciso di cambiare.
La questione della pedonalizzazione del centro storico di Bellinzona va affrontata attraverso quattro questioni che nessuno dei contrari ha ancora chiarito: il passaggio nelle ore di punta dei bus, con le dimensioni che conosciamo e con l’impatto ambientale conseguente,non pregiudicherà la vivibilità del borgo? La ventina di mezzi che passeranno per il centro storico non comprometteranno la pavimentazione, l’organizzazione del traffico e la sicurezza per i cittadini (e i bambini)? la corsia preferenziale che, come dicono gli iniziativisti, inizierà su una rotonda e finirà in un incrocio, che senso ha?

Bellinzona: socialismo o autolesionismo?

L’ex-municipale del PS di Bellinzona, Stefano Peduzzi, “trombato” alle elezioni comunali del 2004, dopo anni di silenzio stampa, ultimamente ha ripreso in mano la penna per portare il suo verbo di saggezza e di mediazione, ovvero di interclassismo.
Peduzzi è uscito nei giorni scorsi con un articolo intitolato “Leadership a Bellinzona” in cui afferma: “a partire dal 2004 (cioè da quando lui stesso non è più stato rieletto, ndr.) è venuta a mancare la leadership in precedenza esercitata dal sindaco liberale radicale Agustoni” e dagli altri municipali (che si ritirarono o non furono riconfermati, eccetto Brenno Martignoni). Agustoni, il Giorgio Giudici di Bellinzona ritiratosi alla fine dell’ultima legislatura, proprio in questi giorni è tornato in cronaca per il suo atteggiamento vendicativo contro Martignoni, colpevole di aver evitato la privatizzazione dell’azienda elettrica comunale. Tempismo perfetto, compagno Peduzzi! Insomma già qui la tesi è alquanto discutibile perché una leadership simile in mano alla più feroce partitocrazia è meglio perderla che ritrovarla. Ma il meglio deve ancora arrivare.
Peduzzi continua infatti contraddicendosi (un’attività che gli è sempre riuscita bene!): “La leadership va di pari passo con una visione condivisa e con obiettivi chiari, che possano essere comunicati ai cittadini”. Ma questo è sadomasochismo allo stato puro: il Municipio del 2004 fu infatti più volte smentito e deleggitimato dalla popolazione durante le votazioni e al momento del rinnovo delle cariche. Come obiettivo chiaro inoltre aveva quello di svendere le aziende municipalizzate. Proprio una grande leadership, un’avanguardia proletaria!
Peduzzi, dopo anni di silenzio, è tornato a esporci le sue teorie politiche: già per le scorse elezioni cantonali era riuscito a proporre, attraverso una sua lettera ai quotidiani, di votare nientemeno che Masoni e Sadis assieme per il governo. Che volete farci? E’ un …”socialista” (sic)!
Un appello al PS di Bellinzona: prendete le distanze, espelletelo, fate qualcosa, ché qui è la Sinistra intera a perdere credibilità!