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Aggregazioni comunali e democrazia

Fra i temi che animano attualmente i dibattiti politici vi è quello delle aggregazioni comunali. Dibattiti, questi, affrontati spesso in modo purtroppo poco progettuale: come non ha senso avere sul territorio cantonale delle realtà comunali composte di poche decine di cittadini, così è improponibile l’esempio di Lugano, che si sta ingigantendo quasi a diventare un “semi-cantone”. Ciò che risulta certo, è che il progresso sociale non risiede necessariamente in blocchi di potere politico-economico sempre più ampi, ma – come scriveva Erika Vögeli nel 2009 – “in una meditazione su una convivenza in un regime di autodeterminazione, che corrisponda all’essere umano e alla sua dignità, cosa che viene resa possibile anche dalla democrazia diretta”.

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Alle Officine si deve ancora resistere!

Un articolo di Sidney Rotalinti e Massimiliano Ay

Lotta sindacale e offensiva padronale
La vertenza delle Officine di Bellinzona ha travalicato i confini di una “normale” vicenda sindacale, perché sono state toccate le radici di un intero popolo cresciuto intorno alla Gottardbahn. Quanto successo nell’ultimo mese è il risultato di due fattori: una reazione unita dei lavoratori messi di fronte ai tagli e una coscienza di lotta da parte dei leader operai. Anni fa questi ultimi avevano fondato il comitato “Giù le mani dalle officine” e recentemente hanno lasciato il sindacato SEV. Nel distacco esistente fra il sindacato di categoria e militanti operai, UNIA ha colto un’opportunità di azione assumendo un ruolo di primo piano nel contrastare l’offensiva padronale che vorrebbe portare la manutenzione delle locomotive a Yverdon e privatizzare quella dei vagoni. Tale idea nasce nei progetti della taskforce Turnaround (che in inglese vuol dire anche “voltafaccia”). I guai incominciano nel gennaio 2007 quando Andreas Meyer arriva dalla direzione della Deutsche Bahn per prendere in mano la direzione delle FFS. Gli operai e i tecnici di Bellinzona vengono affiancati da “consulenti” pagati dai 2000 ai 7000 franchi al giorno (!). Questi consulenti non servono a far funzionare meglio l’azienda, perché le Officine sono già produttive. I consulenti servono semmai a smembrare le officine. La reazione degli operai è poderosa. Anche perché stavolta – di fatto – il “padrone del vapore” non è un cinico faccendiere privato, ma le FFS. Ma allora, a cosa serve la Svizzera, se un’intera regione viene buttata a mare in nome di interessi contrari al benessere collettivo?

Una cattiva politica dei trasporti
La reazione popolare è possente anche perché – durante lo sciopero – arrivano i dati contabili dell’altro grande trasportatore, la Basel Lötschberg Simplon. La trasversale del Löetschberg è appoggiata da Deutsche Bahn (da cui proviene Meyer) e dalle lobby bernesi che avevano sostenuto Adolf Ogi nell’idea – folle – di realizzare due trasversali alpine a 30 chilometri di distanza l’una dall’altra. La BLS ha addirittura incrementato dell’11% i propri transiti sull’asse del Gottardo: dunque il lavoro c’è, ma lo prendono gli altri! Gli “scienziati” di Turnaround stanno mettendo arbitrariamente sui conti delle Officine di Bellinzona gli errori che hanno fatto quando si sono buttati nella privatizzazione dei traffici europei. I politici svizzeri – con poche eccezioni – hanno trascurato il Gottardo: nel 1984 il Consiglio federale risponde al deputato Sergio Salvioni sostenendo che non vi è alcuna fretta di creare una trasversale alpina sul Gottardo. Intanto la lobby bernese varava i primi crediti per il Lötschberg. Questa assoluta mancanza di una vera politica dei trasporti ha avuto consequenze catastrofiche: l’asse del Gottardo risulta attualmente scoordinato da tutta la progettualità europea in materia di ferrovie.

La società civile e gli operai
Dopo un mese di sciopero il piano di ristrutturazione è stato ritirato. Da un lato è una vittoria, dall’altro occorre ricordare che la battaglia non è affatto finita: adesso si va al tavolo delle trattative. Nella preparazione di questa lotta i sindacati hanno mostrato capacità organizzativa, ma devono adesso avere la saggezza che la situazione richiede: bando alle strumentalizzazioni e alle egemonie! Per quanto importanti le sole capacità sindacali non potranno vincere questo braccio di ferro epocale: durante le trattative si dovrà infatti stare attenti a mantenere ben saldo il formidabile sostegno della società civile. Il confronto duro non è ancora cominciato e i primi segnali sono preoccupanti. Moritz Leuenberger impone un mediatore (Steinegger) in modo unilaterale. Durante l’ultima assemblea (18 aprile) gli operai hanno compreso che la controparte “fa ancora finta di non aver capito” e, attraverso la stampa, rilancia subdolamente la necessità della Turnaround. Le trattative saranno lunghe: due mesi dice Leuenberger. Come se ciò non bastasse Steinegger (figura discutibile poiché coinvolto in vari consigli di amministrazione “critici”) ritarda l’inizio delle discussioni a fine maggio. Due mesi a partire da fine maggio? Arriviamo a luglio-agosto, un momento dell’anno delicato, ideale per le più spietate razionalizzazioni. E’ quindi fondamentale operare per rendere duraturo l’abbraccio fra gli operai e la società civile. In quest’ottica è stata costituita l’Associazione “Officine 2008”. Fra i fondatori il sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni e l’arciprete Pierangelo Regazzi, propugnatore della dottrina sociale della Chiesa, convinti del fatto che occorre sostenere il progetto di un “polo tecnologico” voluto dalle oltre 15 mila firme dell’iniziativa popolare. Una cosa è certa: la prima battaglia è vinta, ma gli avversari non si sono arresi. Anzi!

Intervista al Corriere del Ticino del 15.4.’08

Intervista al candidato al Municipio e Consiglio comunale di Bellinzona Massimiliano Ay (Lista 1)

  • Aggregazioni. Crede che il progetto che interessa Bellinzona e i Comuni a Nord sia un punto d’arrivo oppure trampolino per giungere a una grande Città che guarda anche a sud?

Starei attento a non trasformare la città in un semi-cantone gigantesco e invivibile. Le aggregazioni possono essere positive (anche a sud) se basate sugli effettivi bisogni, in fatto di servizi pubblici, della popolazione. Altrimenti diventano entità anonime dove la partecipazione può solo venir meno

  • Trasporti pubblici. Quale ritiene che sia la soluzione da mettere in atto al più presto per aumentarne l’utilizzo da parte dei cittadini e contribuire al miglioramento della qualità di vita?

Sono uno di coloro che a livello cantonale ha proposto trasporti pubblici gratuiti per pensionati e giovani in formazione. Credo che pure a livello comunale, previo un miglioramento della rete dei trasporti, si possa mettere in cantiere un’offerta simile prendendo spunto da altri comuni svizzeri.

  • Giovani. Cosa può fare di concreto la Città per avvicinarsi alla gioventù, in modo particolare agli adolescenti che chiedono spazio?

C’è bisogno di un centro giovanile, autorganizzato dai giovani stessi, come luogo di socializzazione, di divertimento non consumistico e di responsabilizzazione. Favorire poi lo sport giovanile e gli eventi culturali di massa (e non di élite), deve essere una priorità.

  • Finanze. Nei prossimi anni sono attesi a Bellinzona investimenti molto importanti.

L’importante è che l’investimento sia fatto in opere di pubblica utilità e in modo trasparente, non per arricchire chi ha la giusta tessera di partito!

  • Municipio. Ritiene che nell’ultimo quadriennio vi sia stata litigiosità e che essa abbia danneggiato, oltre che l’immagine della Città, anche la sua progettualità?

Il conflitto non sempre è negativo: può, al contrario, essere sinonimo di vivacità e dibattito. Mi pare invece che la collegialità si trasformi spesso in connivenza: tutti “mangiano la stessa torta” e il confronto democratico viene a mancare. In ogni caso: se litigiosità significa condannare chi vuole smantellare il servizio pubblico o ottenere vantaggi personali dalla politica, sono litigioso anche io!

  • Sicurezza. Presto la Città sarà presidiata, nelle zone più “sensibili”, anche da telecamere. Come dovrà essere accompagnata a livello di prevenzione e repressione, questa novità?

La videosorveglianza cura forse gli effetti, certamente non le cause. Oltre a favorire uno stato di polizia, temo non sia una misura lungimirante. Sicurezza è una parola di cui si abusa, ma la vera sicurezza è quella del lavoro non precario, dell’istruzione e dell’alloggio.

  • Proponga un ordine di argomenti prioritari per il Municipio nel prossimo quadriennio?

Aprire il centro giovanile, migliorare la rete dei trasporti pubblici mantenendo pedonalizzato il centro storico, affrontare i problemi della direzione delle scuole comunali, salvaguardare i posti di lavoro delle ex-regie federali.

La profanazione… della dignità!

Il presidente del PLR di Bellinzona Giorgio Krüsi, stando a “LaRegione” del 4 aprile, definisce il gesto di portare in Officina il vessillo ufficiale della Città una “profanazione” dello stesso, quasi un vilipendio alla bandiera, roba da tradimento del patrio suolo. Io credo, invece, che la bandiera abbia un significato importante: essa è il simbolo di una città che non accetta un sopruso, che ha il coraggio di stare al fianco di una classe operaia data per morta e che invece esiste (e resiste) con quella dignità che sempre l’ha contraddistinta. Quel vessillo sta a indicare che in pittureria sta il cuore di tutti i bellinzonesi responsabili, per i quali i valori e gli ideali hanno ancora un significato, checché ne dicano i cultori del libero mercato e del profitto a tutti i costi. Meglio che il vessillo stia dalla parte di chi lavora onestamente, piuttosto che chiuso a prendere polvere nelle sale del potere.
Krüsi (che forse ha confuso la politica con la caserma) pare indignato anche dal fatto che la “profanazione” del biscione sarebbe associata a “un’azione illegale”. Per il presidente liberale lo sciopero alle Officine è dunque un’azione illegale: le stesse parole che usano i vertici aziendali! A me invece risulta essere un’azione inserita nel solco della difesa del contratto collettivo di lavoro. Don Milani (un prete, non un insurrezionalista) considerava lo sciopero un’arma sacrosanta, pacifica, ma che ai soprusi non porge l’altra guancia! “L’attitudine di una parte delle personalità che oggi si oppongono alle decisioni di FFS Cargo è particolarmente ipocrita. In effetti, questi stessi attori politici sono stati e sono ancora i fautori della logica di privatizzazione e di smantellamento dei servizi pubblici. Sono anche gli oppositori ad ogni proposta progressista in materia di diritto del lavoro, per esempio una regolamentazione contro i licenziamenti abusivi” (comunicato del Partito Svizzero del Lavoro). A buon intenditor, poche parole…

L’officina ai lavoratori, le ferrovie al popolo!

LocomotivaLa determinazione e il coraggio dei lavoratori esiste e resiste in Viale Officina e in più occasioni è stato ribadito urlando lo slogan “Giù le mani dall’officina”. Da qualche giorno sono anche state stampate delle bandiere che i ticinesi stanno appendendo sui balconi, come si faceva – con la bandiera arcobaleno – ai tempi dell’invasione dell’Irak. La solidarietà popolare è grandiosa: mai come in queste settimane si vede una così grande vicinanza umana con il destino dei lavoratori. Il SISA continua la sua opera di sensibilizzazione nelle scuole animando assemblee, raccogliendo fondi e invitando gli insegnanti a portare le classi in Officina al posto delle normali lezioni. Addirittura gli allievi del Liceo di Bellinzona, riuniti in assemblea, hanno devoluto Fr. 5’000 della cassa per le attività studentesche al fondo di sciopero. Anche dall’estero non mancano testimonianze di sostegno: dopo una delegazione di sindacalisti del Sud Africa arrivati nelle Officine, anche Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani (PdCI), tramite la sezione di Bellinzona del Partito Comunista (PC), ha fatto arrivare alle maestranze una dichiarazione scritta in cui esorta i lavoratori a continuare nella loro giusta lotta.

Una lotta logorante
Ma nell’entusiasmo e nella solidarietà, non possiamo dimenticarci di chi questa lotta la sta facendo direttamente e cioè i 400 lavoratori e le loro famiglie. Benché mantengano alto il morale, i sindacati devono prendere molto seriamente i primi comprensibili segnali di stanchezza. “Vogliamo risposte, continuate a girare in giro alla domanda” ha esclamato un operaio interrompendo il discorso di un segretario di UNIA durante l’assemblea del 25 marzo. Si è trattato di un’assemblea in cui i lavoratori hanno posto moltissime domande ai membri del comitato di sciopero: alcuni hanno chiesto se i colleghi di Friborgo si siano uniti all’agitazione o se invece continuassero a lavorare, altri hanno ammesso che la stanchezza inizia a farsi sentire e che le FFS stanno portando avanti una guerra di logoramento. Non è infatti un mistero che il padronato faccia corsi appositi per gestire un conflitto sociale e per distruggere un’agitazione sindacale: psicologia (coscienza di classe e formazione politica lacunosa) e pressione finanziaria (indennità di sciopero) sono due elementi che non vanno infatti sottovalutati. L’importante però è non accettare uno stato di cose stagnante, ma passare all’offensiva a livello di azioni (non è stata ancora bloccata la linea del Gottardo, gli altri dipendenti FFS non si sono ancora mobilitati, il preavviso di agitazione dell’Unione Sindacale si potrebbe sviluppare in sciopero generale cantonale). Ma ciò non basta: bisogna anche ragionare in senso propositivo.

Superare l’impasse
Per essere propositivi bisogna sapere che il sito di Bellinzona funziona bene: è capace di stare sul mercato e contribuisce finanziariamente al debito che FFS Cargo accumula soprattutto a causa del traffico merci all’estero. I lavoratori dello stabilimento ticinese hanno vissuto sulla loro pelle tante ristrutturazioni capitalistiche e sanno una cosa: la produttività è cresciuta! Il numero di locomotive per operaio è passato infatti da dieci nel 2000 a venti nel 2007; la lavorazione delle ruote dei veicoli dal 2006 al 2007 è cresciuta di 2100 unità; e il numero di vagoni riparati è salito di altre 400 unità. Con queste cifre si può dimostrare che le Officine possono continuare a vivere. A questo punto occorre però superare l’impasse e sono due le strade percorribili: o si mantiene lo status quo, con un ritiro definitivo delle pretese dei vertici di FFS Cargo; oppure si studia l’ipotesi dell’autogestione e quindi dell’esproprio. Qualcosa di simile aveva proposto il deputato del Partito Svizzero del Lavoro Zysiadis in occasione della lotta della Boillat che con Bellinzona presenta delle similitudini. Visto che le FFS hanno ripetutamente affermato che non vogliono più occuparsi della grande manutenzione, esisterebbe infatti la possibilità di valutare la creazione di un polo tecnologico ferroviario regionale. L’idea è quella di creare un unico stabilimento industriale a gestione pubblica con la partecipazione della Confederazione, dei cantoni Ticino e Grigioni, nonché dei comuni, in cui le Officine di Bellinzona rimangano un’unità unica con gli attuali prodotti (locomotive elettriche di linea e carri Cargo) e i lavoratori assunti alle stesse condizioni contrattuali. Questa la proposta del sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni al governo ticinese: c’è chi dice che l’unico modo per attuare ciò, sia di fondare una società cooperativa a gestione operaia e pubblica

Centro storico di Bellinzona: pedonalizzazione da sacrificare?

Il pregiato centro medioevale della Città di Bellinzona non può sopportare il transito di mezzi ingombranti e inquinanti quali sono quelli utilizzati finora. Su questo punto non si può tornare indietro. I pedoni si sono ormai riappropriati delle vie e delle piazze del centro: la Città è tornata a vivere in una dimensione più umana.
Non mi si accusi di plagio! Lo ammetto: non sono l’autore di queste frasi iniziali. Esse sono tratte dal programma elettorale del Partito socialista (sostenuto anche dall’allora Partito del Lavoro), ma che evidentemente, sul finire della legislatura, ha deciso di cambiare.
La questione della pedonalizzazione del centro storico di Bellinzona va affrontata attraverso quattro questioni che nessuno dei contrari ha ancora chiarito: il passaggio nelle ore di punta dei bus, con le dimensioni che conosciamo e con l’impatto ambientale conseguente,non pregiudicherà la vivibilità del borgo? La ventina di mezzi che passeranno per il centro storico non comprometteranno la pavimentazione, l’organizzazione del traffico e la sicurezza per i cittadini (e i bambini)? la corsia preferenziale che, come dicono gli iniziativisti, inizierà su una rotonda e finirà in un incrocio, che senso ha?