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Una risposta a Donatello Poggi (Lega): la sinistra vuole essere popolare, non populista!

Non c’è dubbio, caro Poggi, la sinistra ha fatto anch’essa degli errori, come tutte le correnti politiche. C’è gente, come i comunisti, che lavora per migliorarla perché crede ancora nei valori di solidarietà, di giustizia, di amicizia fra i popoli e in ultima analisi nell’ideale socialista; e c’è gente invece che cambia casacca in base a chi porta più voti seguendo di pancia la faciloneria del momento, cavalcando le paure della gente, offrendo loro la solita demagogia patriottarda. La sinistra a volte ha scordato di rivendicare, spesso si limita a stare sulla difensiva. La sinistra – che ha un patrimonio culturale umanista – a volte cade nel buonismo, ma francamente lo trovo sempre meglio del becero e volgare sbraitare di certi individui che fomentano la guerra fra poveri e cercano capri espiatori per dividere i popoli e i lavoratori.

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La lottizzazione mina la fiducia nelle istituzioni democratiche

compra_de_votosIl segretario dell’UDC è intervenuto di recente per protestare contro una prassi nell’elezione di un giudice del Tribunale d’appello. L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio presenta 5 candidati, fra questi un’apposita commissione d’esperti ne sceglie 3. Di questi 3, pochi giorni prima dell’elezione, 2 rinunciano (dopo aver ascoltato le disposizioni del proprio Partito), così che per un posto di giudice si presenta solo un candidato, il quale non viene eletto ma nominato tacitamente.

In realtà i rappresentanti del popolo non votano, non si esprimono e non godono di alcuna libertà di scelta: hanno vinto i soliti accordi sotto banco dei soliti grandi partiti istituzionali che si scambiano sedie e favori a dipendenza del momento. L’UDC oggi se ne lamenta, ma non si può certo dire che la sua politica reazionaria possa rappresentare una seria alternativa a questa situazione iniqua.

Questo sistema è una forma di “mafia”, oppure, detto più gentilmente, di “clientelismo”. In Svizzera il termine giusto però è “consociativismo” strettamente legato al concetto di “concordanza” che rende la società stabile (nel senso che stabilizza i soliti noti), ma anche immobilista. E’ una situazione che mina le basi della fiducia popolare verso la democrazia stessa e favorisce il deleterio sentimento dell’anti-politica, del qualunquismo e dell’individualismo che alimenta la “cultura” fascistoide in crescita in tutta Europa. Bisogna quindi finirla con il consociativismo che lega i maggiori partiti e che controlla il Paese, occorre abolire la lottizzazione partitica dei posti pubblici e di potere e rifondare dal basso una democrazia partecipativa e slegata da gruppi di pressione affinché sparisca il divario fra la gente e quella che nella vicina Italia viene ormai definita la “casta” dei politici.

Questo è ciò che l’ultimo congresso del Partito Comunista ha affermato con forza e su tale linea intendiamo trovare la fiducia dei ceti popolari di questo Paese che, privo di progettualità politica, si trova oggi allo sbando (cosa che vediamo chiaramente se pensiamo alla sola politica estera!).

Bocciato il programma d’armamento 2008!

Il ministro della difesa Samuel Schmid ha perso la battaglia in Consiglio nazionale: con 104 voti contro 83 e 6 astenuti i deputati hanno infatti bocciato il programma d’armamento 2008, che prevede una spesa di 917 milioni di franchi. Dai ranghi borghesi (PPD e PLR) si sono alzati appelli alla “sicurezza” (dei padroni dell’industria bellica, evidentemente!), ma l’alleanza fra i nazionalisti dell’UDC, i socialdemocratici del PS, l’unico seggio comunista (che figura come indipendente del gruppo ecologista) e i Verdi sono riusciti a bocciare il piano militarista del governo.

Ecologisti e comunisti
L’esponente verde Ueli Leuenberger ha giustamente ricordato come ormai l’esercito in Svizzera abbia perso di qualsiasi senso (langue in una “Sinnkrise” dalla fine della Guerra Fredda) e la sua unica utilità è l’aiuto in caso di catastrofe. Fino a prova contraria, però, gli aerei da combattimento F/A 18 e i panzer difficilmente sono necessari per pulire i boschi. Molto chiari anche i comunisti del Partito Svizzero del Lavoro, coerenti con la loro richiesta di abolire l’esercito e a favore del servizio civile al posto del servizio militare.

I veri uregiatt? I socialdemocratici!
Come al solito discutibile la posizione del Partito Socialista esplicitata dalla sua deputata Evi Allemann. Il PS per dirla terra terra stava preparandosi a voltare le spalle alla sinistra: se il governo avesse accettato di non spendere 404 milioni di franchi per rinnovare gli F/A 18, i socialdemocratici avrebbero accettato il programma d’armamento, compreso l’acquisto di carri blindati NBC, di due centinaia di veicoli Duro e altro ancora. Per “fortuna” il governo ha tirato sulla propria linea costringendo i socialisti ad opporvisi.

Alleanze particolari
L’UDC si è dimostra coerente coi suoi principi di un esercito strettamente di difesa, di milizia ma non folkloristico e neppure subalterno alle logiche imperialiste della NATO. Se si può condividere il discorso sulla sovranità del paese, appare improponibile quello di esaltazione dell’esercito come fanno i nazionalisti. Tatticamente però, stare con l’UDC per raggiungere un obiettivo puntuale che di fatto mina i progetti di un governo che rappresenta gli interessi di classe, a una persona di sinistra che il metodo marxista lo conosce non crea troppi problemi. Lo crea invece alla Sinistra perbenista con la puzza sotto il naso, infatti la compagna Allemann è scontenta: “ritrovarci in una strana alleanza con l’UDC non ci può far piacere!”. Peggio per lei. E peggio anche per il governo!

La luce del Sessantotto!

6840 anni fa l’aula 20 dell’allora Scuola Magistrale di Locarno veniva occupata dagli studenti. Chiedevano diritti democratici e programmi al passo coi tempi. Un grande esempio di lotta, inserita in un contesto mondiale di emancipazione giovanile, di conquista di diritti. Era mia intenzione scrivere un testo di riflessione su questo anniversario, ma un articolo del presidente onorario dell’UDC Alessandro von Wyttenbach (CdT, 08.02.2008) mi ha spinto a costruire questo testo come risposta alle tesi del rappresentante della destra conservatrice ticinese sul ‘68.
La società occidentale sta attraversando un brutto periodo: la globalizzazione economica ci sta portando ad una crisi profonda. La società dei consumi e del profitto non regge il confronto con il resto del mondo, sempre più produttivo e competitivo. E di fronte a queste difficoltà la destra sa che il malcontento sociale va bloccato sul nascere creando una falsa “sicurezza” nei cittadini, e la sicurezza, sempre di più, significa inserire elementi autoritari nella democrazia. Esercito, patria, religione, famiglia in senso paternalista, ecc. sono questi i cosiddetti valori che si torna a instillare nei giovani per tenerli a bada. E’ sempre stato così nella storia, lo è ancora oggi. Von Wyttenbach lo ammette chiaramente nel suo testo che si caratterizza per una notevole intolleranza verso tutto ciò che non è “tradizione”.
Naturalmente vittima privilegiata è la scuola: a differenza dell’autore, però, per me il rispetto degli allievi non si ottiene con l’autoritarismo, ma con l’autorevolezza. Per essere autorevoli non è obbligatorio farsi dare del “lei”, indossare la cravatta o essere professori cattedrattici come vorrebbe invece l’anziano presidente onorario dell’UDC. Occorre la capacità di ascoltare i ragazzi, prima di tutto, senza volerli “intruppare”. Von Wyttenbach continua criticando una scuola troppo egualitaria. L’Egalité della Rivoluzione (liberale) francese, evidentemente è troppo di sinistra! Ne prendo atto, anche se mi pare un’idea un po’ eversiva, questa, che mette in discussione il nostro stesso ordinamento costituzionale. Il medico ticinese dovrebbe leggersi le statistiche e spiegarci come mai le classi sociali meno abbienti sono sottorappresentate nelle scuole superiori! Perché ci sono così tanti figli di operai che fanno gli operai e così tanti figli di laureati che vanno all’università? Io la chiamo selezione sociale, von Wyttenbach la chiama “meritocrazia”. Peccato che a meritare le cose siano sempre gli stessi!
Il nostro si trasforma poi in esperto di pittura, musica, ecc. e con toni da critici culturali chiusi su se stessi offende i graffiti, offende il pop-rock, offende l’arte moderna, offendo tutto quello che non è – appunto – “tradizione”, la sua! Oppure come la chiama lui stesso: “l’ombra lunga del ‘68”.
E per finire un bel tocco di moralismo leggermente bigotto: i gay (persone che insulta come “innaturali”, e per fortuna che è un medico!) dovrebbero starsene chiusi in casa perché a causa loro l’AIDS aumenterebbe. La comunità scientifica del nostro Cantone dovrebbe ribellarsi di fronte a certi discorsi, e i Sessantottini che non hanno rinnegato quei valori di libertà, pure!

Come valutare la lotta anti-UDC di Berna?

Manifestazione antifascista a BernaSul quindicinale “Solidarietà” edito dal Movimento per il Socialismo (Mps) del 18 ottobre 2007 il compagno che si firma “Luca Sabatini” affronta la tematica della manifestazione bernese che ha visto gruppi autonomi scontrarsi con le forze dell’ordine chiamate a difendere l’Unione Democratica di Centro (UDC) nella sua “Marcia su Berna”. Un corteo dal titolo provocatorio accompagnato da un’operazione mediatica rivoltante basata su pecore nere e culto della personalità.

Media svizzeri ed esteri
Se Sabatini nota correttamente come la stampa svizzera si sia unita nel condannare gli autonomi per aver leso la “libertà” di manifestare dell’UDC, dimentica di vedere come, invece, gli stessi fatti siano stati trattati a livello internazionale: non pochi giornali europei parlavano infatti di tafferugli nati per bloccare il partito “xenofobo”, scontri che quindi assumono – giustamente – una valenza se non positiva, perlomeno comprensibile e legittima.

Antifascisti allarmisti?
Il Nostro continua poi sostenendo che “non funziona denunciare un’UDC di estrema destra o addirittura neofascista, contrapporsi dunque di conseguenza in maniera allarmistica e violenta”. Sabatini può sempre rifugiarsi nel dogmatismo di qualche manuale di trotzkismo e forte di ciò affermare che chi vede nell’UDC una forza “neofascista” e di “estrema destra” sia soltanto un “allarmista” (e magari anche un “casseur”), sbaglia però l’analisi dello stato di cose reale, tipicamente marxista: che l’UDC si possa definire di estrema destra è difficilmente dubitabile; che l’UDC sia fascista in senso stretto o meno, se ne potrà discutere dal lato teorico in una facoltà di scienze politiche, ma nella pratica e in senso generale è alquanto temerario affermare che non lo sia!

Propaganda gratuita?
Nell’articolo di Sabatini, che ha il difetto di avere un tono molto “intellettuale”, si sostiene che la strategia adottata per contrastare l’UDC abbia in realtà rinforzato la stessa. In questo discorso è sottintesa una critica a quella parte della Sinistra (Partito comunista, anarchici e autonomi vari) che ha attivamente partecipato alla contromanifestazione. L’UDC a seguito degli scontri avrebbe avuto un risalto maggiorato: questa la tesi di Sabatini, che in fondo poco di distingue da quella della Socialdemocrazia. Il risalto l’UDC lo avrebbe avuto con o senza gli scontri di Berna: i massa-media che determinano nei fatti non solo i modi ma spesso anche i contenuti della politica hanno favorito tutto questo, di certo la colpa non sta solo nella strutturale incapacità di comunicare in cui versa il PS.

Che fare?
A Berna si trattava di decidere se lasciare via libera a un manipolo di teste rasate, avanguardia dei patriottardi blocheriani, oppure se rendere evidente il limite oltre il quale razzisti e neofascisti non possono arrivare. Com’è vero che il fascismo non è un’opinione ma un crimine, non dovrebbe esserci dubbio a Sinistra sul fatto che ad esso debba essere impedito di esprimersi. L’uso della violenza? Se la Polizia difende i fascisti e provoca gli antifascisti fino a spingerli allo scontro possiamo come comunisti fare del moralismo nonviolento? Per capire la dinamica in cui si inserisce il ricorso alla violenza bisogna essere immersi nella situazione concreta e Sabatini non credo lo fosse.

Contro il razzismo e il fascismo latente

Pecore comuniste contro pecora nazistaCome giustamente scrivono i Giovani Progressisti nel loro volantino, occorre “rispondere con forza alla crescente xenofobia ed al razzismo propagandato dalla politica populista e ignorante di partiti come Lega e UDC. Il razzismo è un problema ben radicato nella nostra società ed è dovuto anche a indubbie problematiche sociali che colpiscono le fasce meno favorite della popolazione: padronato e classi privilegiate giocano anche su questo aspetto per mettere in concorrenza fra loro i lavoratori: una guerra fra poveri che indebolisce quindi la possibilità di reagire a politiche che ancora oggi sono caratterizzate dallo sfruttamento. Certamente il razzismo è sempre esistito, ma negli ultimi tempi i metodi di propaganda dell’estrema destra si stanno affinando, diventano sempre più subdoli e sono ostentati in modo da far passare i loro messaggi di odio e di discriminazione con più facilità, banalizzando questi pensieri. Intendiamo ribadire i valori di solidarietà, fratellanza e uguaglianza che da sempre ci caratterizzano e invitiamo quindi tutte le persone di sensibilità democratica a partecipare alla mobilitazione indetta per Sabato 29 settembre 2007 alle ore 15.00 presso la Stazione FFS di Bellinzona.

 

Comunismo e nazismo sulla bilancia

Nazi_divietoL’idea del Partito del Lavoro (PdL) di modificare la propria denominazione per riprendersi il nome originario di Partito Comunista ha suscitato l’ira dell’UDC che, sparando a zero come suo solito, ha sostenuto che nazismo e comunismo siano due facce della stessa medaglia. Ciò non è però vero come intendo dimostrare.
Anzitutto in Marx, in Lenin, ecc. troviamo analisi e metodi ancora oggi preziosi per analizzare le contraddizioni della società; non altrettanto si può dire del “Mein Kampf” di Hitler. A ciò aggiungiamo che il nazismo è una forma di capitalismo: il comunismo per contro è un sistema sociale ed economico completamente nuovo.
Le battaglie per i diritti dei lavoratori, per l’uguaglianza sociale, per la parità, per il diritto allo studio e alla sanità gratuiti, ecc. sono presenti sia nel socialismo teorico, sia in quello “reale”. La discriminazione razziale legalizzata non c’era in URSS, quanto piuttosto nei paesi fascisti e, fino agli anni ’60, pure nei democratici USA!
Il termine “comunista” indica inoltre coloro che hanno lottato non per il proprio egoismo, ma per degli ideali di giustizia e solidarietà, coloro che volevano fare “come in Russia”: hanno scritto la Costituzione in Italia, hanno ricoperto eroici ruoli nella difesa della libertà in tanti paesi, sono partiti, come non pochi giovani ticinesi, in Spagna a combattere il franchismo. Anche i comunisti svizzeri possono dire di avere contribuito, per oltre 60 anni, alla democrazia del nostro paese: non altrettanto possono fare i nazisti. Del nazismo rifiutiamo tutto: la cultura militarista e il culto della guerra, la teoria della razza, dello spazio vitale, del darwinismo sociale, la discriminazione come base fondamentale della società. E’ evidente insomma come il fatto di voler mettere sullo stesso piano nazismo e comunismo sia solo una mossa propagandista che non favorisce certo il dibattito civile.

La vera faccia dell’UDC

Ho letto su “Ticinonline” di mercoledì 18 luglio 2007 le affermazioni di Eros Mellini, segretario dell’UDC in merito all’intenzione del Partito del Lavoro (PdL) di cambiare nome in Partito Comunista.
Mellini riferendosi ai comunisti (cioè ai membri del PdL) parla di “estremisti di sinistra” che lui apostrofa come “criminali” che dovrebbero essere “presi a legnate”. Ma che razza di linguaggio è? Questo per me si chiama fomentare l’odio e la violenza squadrista!
Ricordo al signor Mellini che quando parla del PdL si riferisce a un partito che ha due esponenti in consiglio nazionale e che ha dato un contributo fondamentale alla lotta anti-fascista in Svizzera e soprattutto in Ticino. Un partito che ha sempre lavorato all’interno dell’ordinamento costituzionale e democratico svizzero e che è sempre stato vicino a coloro che questa società basata sul profitto ha emarginato.