Archivi categoria: Ricordi personali

10 anni fa gli studenti contro Morisoli e il Vescovo!

Ricordo con emozione la manifestazione studentesca dell’8 febbraio 2001 e la votazione popolare di dieci giorno dopo: il 18 febbraio di dieci anni fa, infatti, i ticinesi respinsero in massa la decisione di finanziare con fondi pubblici le scuole private, dopo anni e anni di tagli e sacrifici nelle scuole pubbliche. Il pericolo di Comunione e Liberazione, organizzazione affaristico-clericale della destra ultra-conservatrice che già detiene importanti fette di potere in Ticino venne così ostacolata nelle sue mire egemoniche sulla scuola; mire egemoniche che mettevano in discussione l’uguaglianza di possibilità per tutti i cittadini e la laicità dell’educazione. Non dimentichiamo neppure come il candidato PLR al governo Sergio Morisoli e l’attuale Vescovo Piergiacomo Grampa fossero fra i più feroci e accaniti paladini del tentativo di rovinare la scuola pubblica e laica ticinese!

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Bill Arigoni, un compagno che … non le mandava a dire!

Non ho avuto il privilegio di conoscere molto Bill Arigoni o di lavorarci assieme: la mia giovane età non mi aiuta certo a scrivere un articolo in suo ricordo. Tuttavia ho imparato a conoscere, da chi ha potuto militare per lunghi anni con Bill, la sua tenacia e il suo essere in prima linea per tutte quelle lotte sociali, civili, sindacali e ambientali che stanno a cuore alla sinistra. Un compagno a cui va riconosciuta la determinazione e la coerenza politica, ma anche l’originalità con cui portava avanti i valori della comune causa del socialismo.

Vorrei evitare la retorica, perché so che quando si è chiamati a scrivere questo genere di articoli, è alto il rischio di finirvici. Per tale ragione sono andato a riprendere tre giornali di tre epoche diverse per ricordare altrettanti momenti della vita di Bill Arigoni, tre momenti di presenza attiva, ma sempre umile, di un grande esponente del movimento operaio ticinese. E’ in questo modo, partendo dalle sue lotte concrete, che voglio ricordare un compagno che manca a tutti i progressisti del nostro Cantone.

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Il mio FAss 90 smontato…

Rivedo me stesso in grigioverde, inebetito, quando quel primo tenente di quasi dieci anni fa mi porse solennemente l’arma d’ordinanza. Al momento dell’istruzione me la fecero smontare per esercizio, poi, però io non la rimontai. Il giorno successivo mi spedirono a casa, “licenziato” sta scritto sul libretto di servizio, anzitempo: loro furenti, io tutto il contrario!

Quel FAss 90 che ho rifiutato, ora però mi viene propinato addirittura come un “valore” nazionale cui non si potrebbe rinunciare. Lo suggerisce una campagna propagandistica costata cifre che sicuramente un partito operaio non si potrebbe permettere neppure in sogno, ma l’uguaglianza di chances – lo sappiamo – non appartiene (ancora) al credo democratico del nostro Paese, dove la forma prende troppo spesso il sopravvento sulla sostanza.

Il fucile d’assalto che avevo lasciato smontato in quella camerata della caserma di La Poya oggi diventa nientemeno che pilastro della nazione e io, a questo punto, forse addirittura un potenziale traditore della patria. Eppure l’iniziativa “per la protezione della violenza perpetrata con le armi” che voteremo il 13 febbraio non chiede niente di scandaloso o di estremista. Semplicemente si propone di adottare una scelta tranquilla e razionale: il fucile militare appartiene agli arsenali e non agli sgabuzzini, alle soffitte o, peggio ancora, agli armadi in camera da letto.

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Vietato criticare la vacca sacra!

Giornata militaristeIl presidio in Piazza Cioccaro a Lugano, critico nei confronti delle giornate di propaganda dell’esercito è stato colorato, originale e simpatico senza rinunciare al lato più serio ed informativo (con stand che proponevano libri sull’obiezione di coscienza, la cultura libertaria, ecc.). Ad un certo punto ci siamo spostati con la Clown Army sul lungolago dove si sarebbe snodata la parata militare. I clown ancora prima che la parata stessa iniziasse realmente sono entrati fra le due ali di folla a inscenare sketch ironici. In poco tempo è intervenuta la truppa e poi la polizia che al posto di semplicemente allontanarli per fare in modo che la parata potesse iniziare, non ha trovato meglio da fare che metterne una decina in stato di fermo trascinandoli via brutalmente di fronte alla gente che incitava i bambini ad applaudire i salvatori della patria.

Dopo essere tornati in Piazza Cioccaro ci siamo recati in modo del tutto pacifico al Pretorio dove erano stati rinchiusi i clown. Immediatamente si sono formati cordoni di antisommossa con cui non era possibile neppure trattare e sapere cosa succedesse ai compagni. Poliziotti mummie che non parlano con nessuno, pronti a scattare solo sotto comando: loro sono i garanti dello stato di diritto!

Qualche ora di attesa e i clown vengono liberati. Gli agenti si allontanano in marcia. La Clown Army li segue marciando a sua volta. La Clown Army continua la sua scenetta e torna di fronte al Pretorio dove inscena l’ultimo sketch con il quale i pagliacci ironicamente salutano a modo loro le autorità. In quel momento, proprio mentre la manifestazione iniziava a sciogliersi, improvvisamente un rumore: parte la carica alle spalle dei manifestanti, una carica di una violenza impressionante, senza motivazione, gli agenti travolgono alcuni clown che vengono trascinati nuovamente in centrale, compaiono agenti in borghese con il manganello e iniziano a distruggere videocamere e picchiare i manifestanti, alcuni inseguono i clown e i dimostranti in fuga fra la gente. Intanto bambini e gente anziana che non c’entravano niente, scioccati, cercano rifugio scappando. I robocop e i poliziotti comunali hanno infatti attaccato senza prima bloccare le strade al pubblico, una bella strategia per coinvolgere e chissà magari anche ferire civili e quindi addossare la colpa ai manifestanti.

Oggi la Polizia Cantonale ha diramato un comunicato stampa che sostiene che loro sono intervenuti solo dopo essere stati attaccati con sassi, biciclette e bottiglie. E’ tutto falso, e sono certo che i filmati lo potranno testimoniare: certo ricordo anche io una bicicletta che volava, ma unicamente dopo l’attacco della Polizia, come estremo gesto di difesa. Il Consigliere di Stato Luigi Pedrazzini ha affermato in radio che anche gli agenti sono esseri umani i cui nervi possono “cedere”: al di là del fatto che se il livello di sopportazione di un poliziotto fosse tanto basso da incazzarsi per un gruppo di clown che gli danza davanti, ci sarebbe da preoccuparsi, ieri a Lugano, da come ha avuto luogo la scena, è stato con buona probabilità diramato un ordine di carica ben preciso. Chi lo ha fatto se ne dovrà prendere le sue responsabilità politica e professionale.

  • Filmato completo della giornata anti-militarista di domenica 25.11.2007: guardalo

Incontro con l’ex-leader di Potere Operaio Oreste Scalzone

Max e OresteDomenica 4 marzo a Milano presso la libreria Calusca City Light in via Conchetta 18 si è svolto un importante dibattito a più voci con esponenti dei sindacati Unicobas, Cobas, SISA e USI. Dopo un’introduzione di Davide Rossi, responsabile esteri del sindacato Unicobas, sulla situazione internazionale, ragionando sull’entrata nel mercato mondiale della Cina e dell’India, sulla crisi dello Stato come concetto di “stato di diritto” alternativo al disastro del “non stato” della mercificazione liberista, al problema della trasformazione della società occidentale in un soggetto che consuma prodotti socialmente inutili, è intervenuto Oreste Scalzone, dirigente di Potere Operaio negli anni ’70 e per lunghi anni esule in Francia.
Scalzone ha ricordato la stagione in cui molti militanti italiani cercavano nella Svizzera solidarietà e assistenza, trovata grazie a molti compagni ticinesi. L’ex esponente della sinistra extra parlamentare italiana, che ha tracciato un ampio quadro della realtà attuale e del problema della definizione e del rispetto fra le diverse correnti di pensiero nella sinistra, mi ha successivamente ceduto la parola nella mia funzione di coordinatore del Sindacato studentesco SISA. Ho avuto così modo di tracciare una veloce panoramica della difficile situazione elvetica in quanto a diritti e lotte sindacali e ho auspicato una collaborazione con la Federazione Sindacale Mondiale. Fra me e Scalzone le analisi non solo storiche sul movimento operaio sono diverse. Io sono un membro del PdL (comunista), Oreste proviene da un’esperienza operaista. Fra noi due può però esistere una convergenza su temi attuali e concreti, come la possibilità di convergenze tra aree
diverse verso il riconoscimento dell’importanza del ruolo del sindacalismo. Scalzone, inoltre, accogliendo in questo una totale approvazione da parte mia ha brevemente fatto cenno a quello che lui ha definito il “masochismo dei trotzkisti”, ovvero la volontà perversa di farsi del male da soli, danneggiando però così tutto il movimento progressista.

Resoconto di Vinko Bilusic e Massimiliano Ay apparso sulla loro esperienza sull’isola di Cuba socialista in occasione del XV Congresso Sindacale Mondiale agli inizi del mese di dicembre 2005.

Max e Vinko a Cuba“Grazie compagno”. Dire questo a un poliziotto che ti aiuta fa uno strano effetto. Solitamente siamo abituati a tenerci alla larga da loro, ma a Cuba è diverso: poliziotti, militari, funzionari e popolazione sono tutti compagni e amici. Il loro calore umano è percettibile ovunque. Come primo impatto è stato davvero forte: non ci aspettavamo tale collaborazione dalle autorità. Abbiamo invece scoperto che il popolo cubano è molto più disponibile di quanto si creda nei paesi occidentali. Ci dispiace che i grandi mass-media trasmettano soltanto scene di guerra e terrorismo (quasi vogliano giustificare l’imperialismo americano) e invece non vogliano mai trasmettere informazioni proveniente da Cuba (o perché no dalla Corea del Nord), dove per fortuna di eventi belli ne avvengono ancora.

La Federazione Sindacale Mondiale

La Federazione Sindacale Mondiale (FSM) – World Federation of Trade Union (WFTU) viene fondata nel 1945 su iniziativa dell’Unione Sovietica (e dello stesso Stalin), la quale vedeva in essa la possibilità di unire il movimento operaio internazionale per la causa del miglioramento delle condizioni di vita della classe lavoratrice sul corto periodo, e per il cambiamento della società in senso socialista sul lungo periodo. Finita la seconda guerra mondiale gli USA si prendono i meriti, a dire il vero relativi, di “liberatori” dell’Europa, rubandolo ai sovietici che più di tutti hanno pagato per sconfiggere il nazifascismo. Con la ecessità di tenere sotto controllo l’Europa occidentale il governo di Washington dà vita al piano Marshall. Per fare in maniera tale che questo progetto fosse portato a termine senza intoppi si cerca l’alleanza dei sindacati: gli USA decidono così di favorire la nascita di una nuova Internazionale sindacale che si allontani dalla FSM, dominata dai rivoluzionari: nasce la confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi (CISL) – International Confederation of Free Trade Union (ICFTU): è il 1949. Tanto liberi in realtà questi sindacati non erano, perché finanziati coi soldi americani per tenere a bada le masse operaie e per
consolidare il sistema capitalista dandogli una arvenza “sociale”. La CISL con il tempo si è rinforzata, assumendo posizioni social-liberali a scapito della FSM, nella quale sono rimasti quei sindacati che ancora
oggi con coraggio e coerenza credono nella lotta di classe. Negli anni ’70 il sindacato comunista italiano CGIL abbandona la FSM e si allea ai socialdemocratici e nel 1995 anche il sindacato francese CGT legato al
forte Partito Comunista Francese si adagia su posizioni di un tragico riformismo di destra e aderisce alla CISL. In Svizzera nessun sindacato fa parte della FSM: da UNIA alla VPOD sono tutti membri dell’Unione Sindacale Svizzera, che aderisce alla Confederazione Europea dei Sindacati (CES) e a sua volta è affiliata alla CISL. Gli unici svizzeri accreditati quali osservatori al 15° Congresso della FSM sono stati infatti il SISA ticinese e il SUD ginevrino.

Il Congresso della FSM

Max a CubaL’assemblea plenaria del 15° Congresso Sindacale Mondiale si è aperto al Palazzo delle convenzioni dell’Avana vicino all’hotel Palco con un coro locale che ha intonato prima una versione vocale de “El pueblo unido” e ha terminato con la tradizionale Internazionale”, cantata da tutti i presenti in piedi e con il pugno chiuso. La parola è in seguito passata rispettivamente ai vertici della FSM: vestito in verde olivo, in ricordo dello sbarco del Granma, Pedro Ross, della Centrale dei Lavoratori di Cuba (CTC), ha salutato i delegati, passando poi la parola al dirigente sindacale siriano che fra le altre cose ha avvertito i presenti che dopo l’Irak potrebbe essere la volta della Siria (governata da un’alleanza baathista e comunista) e venir invasa: negli scorsi giorni ve ne sono state le avvisaglie dopo che dei marines a stelle e strisce sono entrati in territorio siriano innescando un conflitto a fuoco con le guardie locali (notizia che è passatapraticamente inosservata sui nostri mass-media).
Il giorno seguente la plenaria è continuata con interventi liberi: apprezzato è stato il discorso tenuto dal coordinatore del SISA che ha spiegato la necessità di unire le lotte operaie e studentesche per una società più equa e dando maggiore risalto alle aspirazioni della base. Successivamente si sono svolti due work-shop tematici: il primo sul ruolo dei sindacati nei confronti della globalizzazione neoliberista e il secondo sulla lotta per la pace e contro l’imperialismo. La delegazione studentesca del SISA ha scelto il primo incontro e ha ascoltato gli appassionati appelli alla resistenza classista in particolare da parte del sindacato petroliero messicano e da un giovanissimo studente di un’accademia militare latinoamericana affinché globalizzazione non sia sinonimo di imperialismo, come purtroppo è il caso attualmente. Durante il work-shop è intervenuto anche l’amico Pierpaolo Leonardi, della CUB, il quarto sindacato nazionale italiano, che come noi è di base e collabora con il SISA nella Rete Sindacale Europea: il discorso di Leonardi è stato fondamentale per evitare che i compagni asiatici e africani coltivino false speranze: non è vero che l’Europa è la faccia buona della globalizzazione rispetto agli USA, in realtà è un tutt’uno fatto di sfruttamento delle risorse dei paesi più
poveri e di attacco ai diritti sociali dei lavoratori occidentali.Il terzo giorno si sono svolte le sessioni di lavoro sulle questioni regionali, in cui i sindacalisti presenti si sono divisi per continente e hanno esplicitato le proprie posizioni per trovare sinergie su temi concreti. Il 4 dicembre mentre si riuniva il Consiglio generale della FSM per eleggere il nuovo ufficio presidenziale, gli ospiti e gli osservatori venivano invitati a visitare la Piazza della Rivoluzione con il monumento imponente dedicato al patriota José Martì e il ministero dell’interno con la gigantesca immagine di Che Guevara in ferro sulla facciata dell’edificio. Dopodichè si è passati alla Scuola Latinoamericana di Scienze Mediche, dove studenti da tutto il continente vanno a studiare medicina gratuitamente, completamente sussidiati dal governo cubano, che aiuta in questo modo quei giovani che non avrebbero la possibilità di studiare per la distruttiva selezione sociale che caratterizza (anche in Svizzera) il sistema formativo di tipo borghese.
Tornando a parlare dell’assise sindacale, il 15° Congresso ha pure deliberato su una ventina di risoluzioni, alcune contro le aggressioni militari, un’altra per liberazione immediata dei 5 eroi cubani
ingiustamente incarcerati dagli yankee, altre per l’unità della classe operaia, ecc.
Per quanto ci concerne abbiamo avuto modo di conoscere varie organizzazioni sindacali da tutti i paesi del mondo, stabilendo relazioni sia politiche sia umane che ci auguriamo poter rendere
effettive al di là di questi quattro giorni. Momenti di interessante dibattito politico si sono intrecciati con attimi di vera emozione, come quando il SISA è stato insignito del distintivo della Confederazione dei Lavoratori dell’Ecuador, consegnatoci da una compagna che ha sottolineato che il nostro discorso di vitalità e di speranza merita la solidarietà degli anziani. Un incontro anch’esso molto affettuoso è stato suggellato da una pacca sulla spalla di un nostro militante al presidente del sindacato dei docenti della Corea del Nord, paese sconosciuto, diffamato e potenziale obiettivo di invasione militare americana. Momenti più seri ma non meno carichi di amicizia e reciproco rispetto sono avvenuti con la folta delegazione indiana e un compagno del Bangladesh ha voluto a tutti i costi che lo mettessimo in contatto con il Partito del lavoro ticinese. Il SISA ha pure consegnato le proprie credenziali a un membro del neonato
Sindacato alternativo spagnolo, incontrato tramite il fraterno amico Ramon Cardona, segretario generale aggiunto della FSM, che ci aveva incontrato un anno fa nel nostro ufficio a Bellinzona e che durante tutta la durata del Congresso ha dimostrato grande disponibilità e affabilità. Oltre a questi vanno pure citati il dissidente della CGT francese Joseph Lop, il responsabile del Blocco Sindacale di Sinistra dell’Unione Sindacale Austriaca, l’interprete personale per l’italiano di Fidel Castro, un esponente del sindacato nicaraguese vicino al Fronte sandinista, e dei compagni del combattivo PAME greco, e tantissimi altri.

Bilancio soggettivo del Congresso

La Federazione Sindacale Mondiale è un luogo aperto di fratellanza. E’ questo il sentimento generale che si respira nell’ambiente congressuale. Ciononostante esistono vari aspetti che per degli Europei e per dei militanti come noi non sono sempre comprensibili. Qualcuno – forse solo per ignoranza politica, forse per settarismo dogmatico – ritiene che un sindacato di base e alternativo come il SISA dovrebbe
boicottare momenti “burocratici” come questi, che hanno un passato legato al blocco socialista. Ma come è vero che lo stalinismo propriamente detto è finito nel 1956 e che il Muro è caduto nel 1989 deve esserci, in sindacalisti a cui sta veramente a cuore l’emancipazione degli ultimi (e non i soliti estremistucoli-parolai), la capacità di lavorare all’interno di quelle strutture che non hanno
abbandonato – pur con sensibilità e metodi sicuramente diversi – la combattività e soprattutto l’analisi classista dei fenomeni sociali. In
questo senso non si può lavorare nella CISL perché dipendente dalle lobby economiche, non si può lavorare nella CMT perché dipendente dalla
Chiesa, non si può lavorare nell’AIT perché il settarismo anarcoide è contro l’unità! Il discorso del SISA al Congresso chiedeva di favorire
l’azione diretta dei lavoratori e quindi di evitare il burocratismo e il verticismo del sindacalismo rimasto a una concezione un po’ sovietica dell’organizzazione. E’ stato applaudito anche dai cinesi e dai coreani che effettivamente sono lontanissimi da queste idee. Non
bisogna mai dimenticare però due cose fondamentali: anzitutto ogni popolo ha la sua cultura e le tradizioni (che si ripercuotono anche nel modo di lavorare in un partito o in un sindacato) che non si possono
cambiare imponendo il nostro metodo; in secondo luogo in paesi dove vige un sistema socialista o comunque centralizzato e più o meno
statalista il ruolo del sindacato è profondamente diverso rispetto a quello che si concepisce in una società ad economia di mercato in un regime di cosiddetta democrazia liberale. Ma se da parte nostra c’è la volontà di lavorare nella FSM, è anche
perché i documenti congressuali ci hanno dimostrato che la volontà di “aprire” la federazione ai movimenti e alle associazioni plurali esiste e va aiutato. A piccoli passi forse, ma un processo rivoluzionario (ma
davvero ben fatto e serio) è sempre molto concreto, molto pragmatico.

Quale futuro fra SISA e FSM?

Il SISA studierà una propria linea da adottare per stabilire eventuali future collaborazioni con la FSM. Sul corto periodo si è però già deciso di aprire un dialogo con l’ufficio della FSM presso le Nazioni Unite (ONU) a Ginevra e di richiedere formalmente l’apertura di una
scuola sindacale per formare i futuri militanti, aspetto che evidentemente come sindacato studentesco ci interessa in maniera particolare.

Il contatto con il popolo cubano: povertà o ricchezza?

La società socialista rimane una società in cui esistono le classi sociali: la “dittatura del proletariato” secondo Marx serve proprio a livellare la società sull’uguaglianza sostanziale e quindi procedere
verso il comunismo. La cosa che più dispiace non è quindi quello di vedere la società cubana non ancora del tutto pronta al comunismo: questo è un processo lungo e tortuoso. Il problema è semmai quello di
vedere determinati passi indietro compiuti nell’ultimo decennio con la dollirificazione e la creazione di una economia a due velocità. Che nel periodo speciale sorto con la sparizione improvvisa del Comecon
fosse necessario l’apertura moderata al mercato è comprensibile (lo ha fatto anche Lenin e Tito a suo tempo), ma che ancora oggi si sia ancorati a un modello che sta lentamente minando le basi
dell’uguaglianza lascia perplessi. La presenza di gente che si prostituisce e che tenta in ogni modo di arrivare ai soldi dei turisti NON per bisogno (e questo è importante sottolinearlo) ma per raggiungere livelli di vita più agiata è anche comprensibile (dato che
il sistema socialista non permette forme di arricchimento sproporzionale in breve tempo come quello capitalista, il che ci sembra anche giusto, poiché è vero che non ci si arricchisce materialmente, ma
sicuramente, attraverso il processo socialista, ci si arricchisce umanamente e socialmente), ma queste piccole basi di consumismo sono un danno per la Rivoluzione perché il denaro diventa Dio e l’eventuale
passaggio al capitalismo non verrebbe neppure visto come tragico. E’ possibile che in centro città fra i quartieri popolari si costruiscano hotel di lusso o ristoranti dai prezzi molto europei che un cittadino
cubano medio non potrà mai permettersi? Se era necessario nel periodo speciale scendere a questi compromessi non era possibile forse
limitarli a determinate zone della città? Inseriti in un contesto sociale nettamente meno ricco potrebbe infatti creare situazioni di invidia e di perdita dei valori fondamentali del socialismo fra la
popolazione. E’ pure preoccupante che esistano tuttora, anche se qui si sta migliorando, lavoratori pagati in pesos e altri che ricevono
salario in valuta, ciò che crea un potere d’acquisto diverso. In un momento di incertezza sarebbe disposta la gente a resistere agli Americani o cederebbe spinta dalla propaganda capitalista e consumista a cambiare il sistema (per poi fare la fine dei russi che impiangono nientemeno che Stalin)? Sarebbero pronti a resistere perché ora hanno scuola e sanità gratuita? Sono domande legittime, critiche, che abbiamo posto in modo molto diretto ai cubani, perché a Cuba si può parlare di tutto e la presunta “dittatura” non la si vede neanche di striscio. La cosa che nonostante tutte le perplessità di cui sopra fa ben sperare è che a livello di autorità si è ben consci di questi rischi ma pure
dell’alto livello dell’educazione (pure etica) del popolo che dovrebbe essere in grado di evitare che le tentazioni consumistiche possano prendere il sopravvento. Inoltre c’è molta speranza che un giorno
abbastanza vicino si riesca a eliminare la doppia economia attuale, fonte di molti problemi, ma necessaria per mantenere in piedi le conquiste sociali della Rivoluzione anche durante la gravissima crisi
economica del dopo ’89. Va detto che poco prima che partissimo, Fidel ha annunciato che l’economia cubana è ancora cresciuta (circa del 9%, e non è poco se pensiamo che l’economia svizzera cresce, quando va bene, del 1.5%) e ciò permetterà di aumentare i salari, i sussidi sociali e le rendite pensionistiche. Si torna a casa con un’immagine di Cuba meno
stereotipata, e con chiari ed evidenti tutti i problemi del paese che non sono nascosti e vengono ammessi senza problemi, ma con la sicurezza che quell’esperienza non è morta, al contrario ha ancora oggi molti aspetti che meritano di essere conosciuti e apprezzati, e altri che andrebbero cambiati (ma la Rivoluzione cubana non è mai stata
immobilista, anzi ha sempre saputo far buon uso delle critiche costruttive dei compagni). Si torna a casa con la fiducia che il popolo cubano, nonostante tutto, è forte e dovrebbe riuscire a resistere: per
questo la nostra solidarietà per quella Rivoluzione deve essere ancora più forte, ancora più impegnata. A volte quando cammini per l’Avana vedi cose che ti rallegrano; in altri casi ti prende l’angoscia per
situazioni poco comprensibili, ma Cuba è un paese reale che tenta (e quasi sempre ce la fa) di applicare l’ideale più umano che esista, non è un manuale di teoria marxista. Per questo le nostre critiche che,
certamente, devono esistere, non devono essere però quelle dei soliti comunisti da salotto che sempre cadono nel purismo ideologico e settario di unici detentori della verità rivoluzionaria. L’esperienza vissuta all’Avana ci ha permesso di toccare con mano la realtà del popolo cubano. Abbiamo constatato che molti dei luoghi comuni che vigono nelle menti degli occidentali non sono, di fatto, reali: ci siamo resi conto che il popolo cubano può essere invece un
ottimo modello anche per noi, che tanto abbiamo perso dal lato umano e sociale. Possiamo poi smentire con fermezza ciò che si dice sulle istituzioni cubane: innanzitutto non esiste nessun tipo di censura
mediatica; d’altra parte non si riscontra nemmeno nessuna pressione “dittatoriale”. Ciò che i capitalisti odierni vogliono farci credere, e cioè che uno stato socialista come Cuba ha tendenze repressive,
impositive o quant’altro, è del tutto fuori luogo se confrontato con la realtà cubana. Abbiamo scoperto (come già enunciato) che il sistema socialista dell’Isola permette a tutto il suo popolo un’istruzione gratuita: ciò significa che la popolazione vive nella più totale
libertà di pensiero e – grazie all’istruzione adeguata – è arricchita di “strumenti” indispensabili per compiere le proprie scelte. Bisogna capire che i problemi finanziari ai quali è confrontata Cuba non sono
dovuti al suo modello economico, bensì sono gli USA a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo economico dell’isola: infatti è a causa dell’embargo degli yankee che Cuba ha difficoltà a progredire.
Non dobbiamo quindi correre a capofitto a denunciare un modello socialista senza conoscerne i retroscena. Tante volte invece sarebbe il caso di concederci una bella vacanza in paesi come quello caraibico,
evitando forse di alloggiare in hotel a 5 stelle con confort occidentali e andando invece ad alloggiare in una casa cubana, per comprendere meglio la realtà di questo interessantissimo popolo. Girando per le strade dell’Avana abbiamo notato che i bambini si
ritrovano per strada, giocano, ridono, corrono, si divertono, fanno scuola, sono felici. Scene quotidiane che oggi non vediamo più in paesi industrializzati come il nostro. Sarà la cultura cubana, sarà il fatto
che i cubani non hanno i confort che invece gli occidentali hanno… noi crediamo piuttosto che sia la coscienza del popolo a rendere possibile
tutto questo. Coscienza che gli occidentali hanno man mano perso, a causa delle leggi di mercato e del consumismo spietato. Il contatto col popolo ci ha fondamentalmente insegnato quanto i cubani credano nel socialismo e nel processo rivoluzionario (processo rallentato – ed è giusto dirlo – a causa della arroganza occidentale) che lentamente li sta portando ad un benessere sempre maggiore. Credere in questo popolo è già un passo per aiutarlo.Per concludere possiamo dire d’aver vissuto una sostanziosa mole di
situazione ed esperienze. Da queste abbiamo tratto sicuramente un insegnamento valido: il socialismo è la sola via che ci permetterà di risolvere i problemi non solo europei, ma anche del mondo!

Discorso al XV Congresso Sindacale Mondiale

Discorso pronunciato in lingua francese da Massimiliano Ay, coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) all’Assemblea plenaria del XV Congresso della Federazione Sindacale Mondiale il 3 dicembre 2005 presso il Palazzo delle Convenzioni dell’Avana (Cuba).

 

Discorso a CubaCari compagni della Presidenza,
Care e cari compagni,

vi porto i saluti solidali dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti della Svizzera e della nostra Federazione Europea del Sindacalismo Alternativo dell’Educazione (FESAL).
Il nostro campo d’azione è l’educazione pubblica e il diritto allo studio, in quanto anche nei paesi ricchi non riusciamo a raggiungere i risultati in questo ambito della gloriosa Rivoluzione cubana.
La scuola e l’università sono dei luoghi di cultura e non possono essere ridotti a delle mere fabbriche di futura manodopera in una società consumista e capitalista sottomessa agli interessi del mercato.
In tutta Europa siamo uniti con studenti, docenti, giovani lavoratori e genitori d’allievi, al fine di recuperare il significato perso di una scuola che deve essere una comunità umana dove deve esistere la libertà d’insegnamento per i professori e la libertà d’apprendimento per gli studenti.
Noi lottiamo per il rispetto dei diritti sindacali, elemento fondamentale di democrazia e di pluralismo in una società sottomessa al pensiero unico neo-liberale.
Noi lottiamo per l’azione diretta dei lavoratori e degli studenti per conquistare quello che il popolo lavoratore cubano è riuscito a fare.
Con la parola d’ordine della Prima Internazionale noi diciamo: “L’emancipazione dei lavoratori è opera di essi stessi!”.
Ci auguriamo di vedere nella FSM un partner internazionale di classe e combattivo, così come l’abbiamo potuto leggere sulla carta del Congresso, e speriamo di portare in Europa e in Svizzera la sua voce. La sua voce che condanna il neo-liberalismo e l’imperialismo.
Diceva il Comandante Che Guevara: “I giovani sono per natura dei rivoluzionari, visto che si aprono ogni giorno a nuove conoscenze!”. Speriamo di saper seguire il suo esempio.
Laggiù c’è il mio collega. Lui frequenta il liceo in Svizzera. Un liceo che non dispone più di lezioni di recupero per chi ha problemi a scuola, un liceo che non dispone quasi più di borse di studio, un liceo che privatizza il ristorante scolastico, un sistema formativo basato sulla selezione sociale. Ciò lo si definisce l’offerta di possibilità della democrazia borghese; questa è la tendenza americana nel settore dell’educazione.

Viva, allora, il movimento degli studenti! Viva l’azione diretta dei lavoratori! Viva la rivoluzione! L’indipendenza o la morte! Vinceremo!

Autogestione alla faccia della Direzione

Ho avuto uno scambio di e-mail con un vecchio membro del Comitato Studentesco del nostro liceo, che mi ha raccontato un po‘ la storia delle Giornate Autogestite, mi ha fornito i vecchi rapporti di gestione e i vecchi verbali d‘assemblea.

Tutto inizia nel 1996, la Direzione è scettica (soprattuto il direttor Fossati – mi dice) ma alla fine accetta di affidare agli studenti due giorni da gestire autonomamente.

Passano gli anni e le giornate ritornano senza problemi. Arriva il 1998/99 e alla direzione l‘idea dell‘autogestione non è più tanto gradita. Iniziano a censurare a man bassa attività, così che non si riesca a coprire tre giorni: si inventano la storia della controparte nelle varie attività perché ritengono che siamo studenti rimbecilliti che si lasciano indottrinare dai relatori; e tante altre assurdità…

L‘anno scorso al comitato viene imposto un nuovo sistema organizzativo: non più la libertà del sistema „minestrone”, ma la rigidità di un solo argomento per giornata. E il risultato? il numero delle proposte era talmente esiguo che non si sarebbe potuta organizzare neppure una mezza giornata.

Quest‘anno abbiamo tentato una terza via fra la rigidità estrema dello scorso anno, e il „minestrone” di quelli precedenti. La cosa non ha ingranato subito: a due settimane dal termine i formulari ritornatici erano davvero pochi. Il direttore era felice: gli allievi non sentirebbero – secondo lui – l‘esigenza delle giornate! Noi invece abbiamo perseverato, e alla fine gli studenti ci hanno seguiti: circa 140 proposte! Un successone alla faccia di chi non crede a questo modo di fare scuola. Gli studenti si sono uniti e hanno detto: Siamo in grado di autogestirci! e questo alla faccia di chi vuole un insegnamento rigido, dogmatico e nozionistico.

Le proposte di quest‘anno erano di un livello qualitativo molto alto: troppo difficile trovare una giustificazione per censurarne almeno il 30% come si era soliti fare. Per non darla vinta del tutto agli studenti si sono però impegnati a metterci comunque i bastoni fra le ruote. Per correggere il fascicolo delle proposte l‘amministrazione scolastica ci ha impiegato ben tre settimane, di cui una di vacanza!!! E intanto il ritardo si accumulava. Le correzioni consistevano poi in inezie sull‘impaginazione informatica, sull‘uso di certi termini nelle descrizioni, sulle referenze incomplete (a loro modo di vedere) dei relatori, ecc.

Fin qui la solita direzione che non ama l‘intraprendenza degli studenti, ma si va oltre: ad ogni proiezione di film impongono la presenza di un non meglio specificato „esperto di cinema”. Io e l‘amico Leo, che ci stavamo occupando dell‘”Attimo Fuggente” da dicembre ed eravamo certi di poter gestire minimanente un discorso che reggesse, ci siamo sentiti insultati da questa disposizione, non solo perché si metteva in dubbio le nostre possibilità, ma anche perché uccideva del tutto il senso dell‘autogestione! Com‘è andata a finire? Della volontà dell‘Amministrazione ce ne siamo infischiati e non abbiamo chiamato nessuno presunto esperto: gli esperti di quel film siamo noi!!!

Autogestione significa gestione della scuola da parte degli studenti, e di nessun altro! La capiranno di tenere fuori il naso da queste cose? O bisogna andare più a fondo, e ritenere l‘autogestione un‘occupazione della scuola? In Italia fanno così, il nostro stesso Consiglio di direzione in altri tempi lo faceva, credono che sia tutto finito? Non siamo riusciti noi, ma un giorno la bomba scoppierà alla faccia dei sessantottini che sono convinti di avere assicurato il cadreghino.

Io, internet e il Liceo di Bellinzona

Il mio primo contatto con il Mac, il tradimento per Windows e le esperienze on-line.

Mi sono avvicinato al computer nel 1994, quando frequentavo la seconda classe presso le Scuole Medie di Bellinzona 1. Nell’aula 5 si riuniva la redazione dell'”Ora Buca”, il giornalino della scuola, davanti ad una decina di Apple Macintosh che andavano dai Plus (1987) ai Performa 5200 (1993). Un anno più tardi iniziai a frequentare l’opzione di informatica con il prof. Montella, dal quale ho ereditato l’amore per i pc basati sul MacOS. Nel 1997 iniziai gli studi superiori presso il Liceo Cantonale di Bellinzona, che disponeva di una sgangherata rete di workstation Windows NT, il cui unico pregio era quello di essere un buonissimo esempio di instabilità di sistema. Ciononostante fu con 486-dx2-66 MHz che entrai per la prima volta in Internet. E in questo primo passo fu il mio amico Giuliano Morandi ad accompagnarmi insegnandomi a conoscere il browser Netscape Navigator 3 Gold e a farmi capire il funzionamento del motore di ricerca Altavista, che allora ancora esisteva in due versioni: Altavista.telia.com ed Altavista.digital.com. Il mio interesse crebbe man mano finché ebbe il suo massimo nel marzo 1999, allorquando mi iscrissi, con Morandi, presso la comunità Tripod Italia, che offriva allora 12 MegaByte gratis per la costruzione di un proprio sito. Nacque così Morray (http://utenti.tripod.it/morray) con l’intento di essere un sito fuori dal comune, una sorta di ultimo spazio di democrazia e di libertà per gli studenti del già citato liceo, in cui ci sentivamo un po’ rinchiusi. Morray nacque come il “sito web di Max Ay & Giuliano Morandi, liceali controcorrente”. E se agli inizi questa nuova esistenza internettiana era passata inosservata, poco più tardi ci accorgemmo che aveva iniziato ad essere un elemento di disturbo per qualche docente poco abituato a subire critiche dagli studenti. Morray si sviluppava essenzialmente grazie alla pagine prefabbricate messe a disposizione dalla Comunità Tripod Italia (le famose Quick Page), in seguito, acquisendo noi maggiore dimestichezza con certuni software, si utilizzò soprattutto Netscape Composer presente nel pacchetto Communicator 4, così come Microsoft FrontPage Express che veniva allegato al sistema (anch’esso pessimo) Windows 98. Non mancano eppure esperimenti di buon successo con il Claris Works 5 per il MacOS 8.1, che potemmo usare su una macchina Apple iMac 233 MHz del 1998, e altri, invece più stentati, creati per sfida tutto in codice HTML con il blocco note di Windows. Il 14 febbraio 2000 sentii l’impulso di dedicarmi alla gestione di un sito a contenuto più strettamente politico, senza dover per forza concedere par condicio, come invece era il caso in Morray. Con la collaborazione di alcuni amici, Cava, Columbamo, Berti, organizzai il sito del Liceale Socialista (http://utenti.tripod.it/ps_sp), spazio di discussione e di propaganda per il non foltissimo gruppo degli studenti di sinistra del nostro liceo. La gestione del Liceale Socialista e di Morray continuarono parallelamente finché nell’ottobre 2000 i rapporti con la direzione dell’istituto scolastico si incrinarono a tal punto da costringerci a nascondere il sito ribelle per qualche mese. Fummo bombardati dalle richieste di riapertura di nostri utenti. Purtroppo il duro diverbio con il direttore del liceo aveva lasciato le sue tracce, tanto da dividerci, il sottoscritto e l’amico Morandi, per quanto riguardava la poltica da seguire. Il risultato fu che, entrambi consci delle possibili vendette degli insegnanti, decidemmo di sciogliere la nostra alleanza e di dichiarare definitivamente chiusa l’esperienza di ribellione studentesca on-line di Morray. L’Autogestione studentesca del 2001 presso il Liceo cantonale di Bellinzona diede il la per l’inizio di una nuova attività in rete, e cioé la creazione di un sito in cui si raccogliessero tutte le informazioni sul film “L’attimo Fuggente”, che io e l’amico Leo Beeli avremmo presentato ai nostri compagni. Non è un caso se il film di cui parlo riguarda anzitutto la scuola, e rende attenti i suoi spettatori sul rischio del conformismo, così come del nozionismo e della scolasticità, che ancora esistevano nella nostra scuola. Una scuola dominata da quelli che una volta erano i Sessantottini, e che ora invece si sono fatti integrare benissimo nella macchina del sistema che tanto disprezzavano. Su http://www.wsff.com/WSFF/home.asp?vCompID=48195 curai così la prima versione del sito, meramente informativa, che più tardi ebbe la sua espressione migliore in http://utenti.tripod.it/scuola3 . Poco prima avevo dato vita ad un progetto sul server Yahoo/Geocieties riguardante la salvaguardia della scuola pubblica ticinese, in un momento in cui mi trovavo particolarmente attivo nel Collettivo Studentesco Ticinese nella lotta contro l’iniziativa per il finanziamento pubblico delle scuole private. Accontonai l’idea non appena mi resi conto che il sito dell’Associazione Scuola Pubblica (http://www.castalia.ch/asp) e del Collettivo stesso (http://www.geocities.com/collettivostudentesco) rappresentavano già un buon livello informativo. D’altronde contribuii con ampie pagine sul Liceale Socialista.