Archivi categoria: Politica federale

No all’UE ma no anche all’iniziativa UDC!

ue_suisseI Verdi affermano che sosterranno l’iniziativa dell’UDC contro gli immigrati. Non sono gli unici: anche alcuni socialisti si sono avviati su questa strada pericolosa. La scelta di votare con la destra nazionalista è quella di lanciare un segnale a Berna e frenare il dumping salariale determinato dall’accordo sulla libera circolazione. Così dicono, ma forse non ci credono nemmeno loro: qualche voto in più facendo sparate torna però sempre comodo.

In effetti l’iniziativa UDC chiede ben altro: sottomissione dei lavoratori stranieri alle esigenze del padronato (che infatti preferisce sottopagare i frontalieri), restrizioni ai ricongiungimenti familiari (il caso del giovane Arlind di Giubiasco non dice già più niente?), tetti massimi di stranieri così da poter bloccare (andando contro il diritto internazionale!) i rifugiati che scappano da guerre spesso fomentate dai governi occidentali (come in Siria, a cui Berna ha partecipato indirettamente finanziando una riunione dei ribelli islamisti), ecc.

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Vietare il ricongiungimento famigliare ai minorenni stranieri?

L’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa non va confusa con il legittimo No agli accordi bilaterali e all’estensione della libera circolazione. Il Partito Comunista ha una impostazione critica all’odierna libera circolazione poiché, in realtà, essa non favorisce la libertà di movimento degli esseri umani ma solo la libertà di circolazione dei capitali e la libertà di sfruttamento della manodopera da parte del padronato locale. Tutto ciò non c’entra però assolutamente niente con l’ennesima iniziativa xenofoba avanzata dall’UDC e che andremo a votare prossimamente. L’iniziativa UDC è, infatti, contro l’immigrazione in sé e dunque contro tutti i lavoratori e contro i rifugiati che scappano da situazioni di guerra o di instabilità (spesso causate anche dalla complicità dei nostri governi occidentali).

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Servizio militare: ricordiamoci la storia!

truppa32Il signor Ivo Bonacina di Chiasso nel suo articolo apparso su LaRegione del 13 settembre scorso difende l’obbligatorietà del servizio militare, dichiarandosi …socialista (incredibile!). Desidero intervenire per segnalare degli errori grossolani che non favoriscono una buona informazione.

Secondo l’autore una milizia di volontari costituirebbe un “pericolo di colpo di stato come è successo e succede in tutte le parti del mondo”. Vorrei ricordare che tutti i putsch militari del ‘900 di cui ho memoria (Cile 1973, Turchia 1980, ecc.) sono stati effettuati semmai proprio da eserciti organizzati secondo il principio della coscrizione forzata.

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I cattolici e il servizio militare obbligatorio

cappellaniSui vecchi manuali di civica delle scuole ticinesi si legge che l’obbligo del servizio militare è un dovere e un onore di cui andare fieri. Oggi, osservando le statistiche, vediamo che meno della metà dei giovani accetta di prestare servizio: la situazione è insomma mutata. Peraltro una semplice ricerca permetterebbe di capire che la decisione di imporre la leva obbligatoria maschile già nel corso del XIX secolo non fu per nulla accolta con entusiasmo dalla popolazione. Fra i primi a protestare furono i sacerdoti cattolici: essi si rifacevano alle indicazioni contrarie alle riforme liberali contenute nell’enciclica Mirari Vos del 1832 firmata da papa Gregorio XVI, nonché alle critiche espresse nel diritto canonico e in numerosi altri documenti ecclesiastici nei confronti del servizio militare obbligatorio, non solo in quanto diseducativo e eticamente problematico, ma anche dannoso per le economiche domestiche del tempo (e oggi potremo dire per il futuro professionale dei giovani, ma anche per le casse della Confederazione che devono rimborsare miliardi di franchi in perdite di guadagno). 

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“Fai tacere la tua coscienza”

esercitosvizzeroHo personalmente seguito quasi una decina di giovani durante le loro prime settimane della scuola reclute attualmente in corso. Quasi tutti hanno avuto seri problemi nel vedersi garantiti i propri diritti. E’ da circa 12 anni che svolgo questo genere di consulenze, ritengo quindi di conoscere non solo la legge, ma anche la “consuetudine” delle nostre caserme, eppure da qualche tempo denoto un netto peggioramento della situazione, tanto da sentirmi impotente di fronte a certi veri e propri soprusi. Spesso mi sono chiesto dove ci troviamo e se lo stato di diritto, così come la logica, finisca davvero dove iniziano le piazze d’armi.

Visite mediche (necessarie per essere licenziati anzitempo) rifiutate oppure continuamente posticipate nonostante validissimi motivi per richiederle; psicologi che si fanno negare per giorni interi a coscritti al limite del crollo nervoso e con il rischio che non controllino più le loro azioni; reclute in conflitto di coscienza costrette a fare la guardia; ufficiali sbraitanti che umiliano gli obiettori davanti alla truppa invitandoli a “far tacere la propria coscienza” e obbedire agli ordini; ragazzi febbricitanti costretti a marciare; ecc. A ciò aggiungiamo gli incidenti militari di cui la cronaca è sempre più zeppa e molti dei quali evitabili.

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La nuova stazione di Bellinzona e le Officine FFS

stazionenuovaIl progetto per la nuova stazione di Bellinzona si è arenato: le ragioni non dipendono dalle FFS, ci tengono però a precisare! Sarà… ma la parola del CEO Andreas Meyer per noi non vale più molto, perlomeno dal 2008. Nella sua ultima seduta il legislativo comunale di Bellinzona si è chinato sul problema, ma ha escluso forse una chiave interpretativa che andava perlomeno tenuta in considerazione e che è alla base delle nostre preoccupazioni di consiglieri comunali di due comuni molto legati alle Officine FFS.

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I giovani hanno la libertà di …farsi male!

cascoI lavori considerati pericolosi dal Dipartimento Federale dell’Economia (DFE), ossia quelli che comportano rischi di incendio, esplosione, malattie, cadute mortali, mobbing e molestie sessuali o contatto con agenti chimici tossici, potranno presto diventare accessibili anche ai ragazzi di 14 anni e non più solamente a partire dai 16 anni, come è il caso attualmente. E’ questa la proposta che avanza la Segreteria di Stato per l’Economia (SECO) alla Commissione Federale del Lavoro. Questo perché, secondo Pascal Richoz della SECO, “sempre più ragazzi smettono di studiare prima dei 16 anni” e conseguentemente arrivano più presto sul mercato del lavoro.

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In politichese “spostare” significa “smantellare”: manovre losche sulle Officine FFS

Quando un presidente di un partito importante e di governo come il PLRT parla, non esprime mai suggerimenti innocenti a titolo personale: al contrario le sue parole sono macigni che pesano politicamente. Rocco Cattaneo ha affermato nei giorni scorsi che le Officine FFS di Bellinzona andrebbero spostate altrove. Lo stesso consiglio, qualche giorno dopo, viene lanciato anche dal presidente della Camera di Commercio Franco Ambrosetti. Ma davvero padronato e partiti borghesi ci prendono per fessi? La volontà mai sopita della destra economica e dei manager delle FFS di smantellare il sito industriale bellinzonese torna insomma a farsi sentire dopo la pausa forzata imposta dalla vittoriosa mobilitazione operaia e dell’intera società civile del 2008. Si preparano insomma a tornare all’attacco, questa volta con adeguati trucchi linguistici: non si “chiude” più, si “sposta” solamente, peccato che questo significa quasi sicuramente impedire proprio la realizzazione del centro di competenze sulla logistica per cui è stata anche depositata un’iniziativa popolare con 15’000 firme durante lo sciopero e che è ancora oggi – guarda caso – in fase di studio.

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Accordi internazionali? Sì alla sovranità popolare!

A sinistra, l’iniziativa «Accordi internazionali: decida il popolo» che voteremo il prossimo 17 giugno proprio non piace. Il PS e i Verdi (assieme al padronato, alla destra liberista e ai manager europeisti) la rifiutano. Naturalmente il fatto che l’iniziativa provenga dalle file dell’Azione per una Svizzera Neutrale e Indipendente (ASNI) di chiara impostazione “blocheriana” non suscita in me e nel Partito Comunista alcun entusiasmo, ma è pur vero che – al di là delle etichette – occorre analizzare la proposta per quello che è e valutare se essa può in qualche modo essere positiva per la collettività.

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Il general Guisan e l’obbligo militare

Ho seguito di recente alcune reclute che hanno chiesto una mano al sindacato degli studenti con cui collaboro al fine di uscire anzitempo dal servizio militare per un’obiezione di ragione o di coscienza. E’ da ormai dieci anni che mi occupo di queste pratiche e finora sempre con successo, benché negli ultimi tempi l’esercito sembra faccia di tutto per farsi odiare e costringere tutti ad assoggettarsi al suo “patriottico” (?) volere.

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