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Aggregazioni comunali e democrazia

Fra i temi che animano attualmente i dibattiti politici vi è quello delle aggregazioni comunali. Dibattiti, questi, affrontati spesso in modo purtroppo poco progettuale: come non ha senso avere sul territorio cantonale delle realtà comunali composte di poche decine di cittadini, così è improponibile l’esempio di Lugano, che si sta ingigantendo quasi a diventare un “semi-cantone”. Ciò che risulta certo, è che il progresso sociale non risiede necessariamente in blocchi di potere politico-economico sempre più ampi, ma – come scriveva Erika Vögeli nel 2009 – “in una meditazione su una convivenza in un regime di autodeterminazione, che corrisponda all’essere umano e alla sua dignità, cosa che viene resa possibile anche dalla democrazia diretta”.

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Relazione politica al XXI Congresso del Partito Comunista del Ticino

Amiche e amici ospiti, compagni dei partiti esteri, del KKE esempio di mobilitazione; del PdCI attraverso cui saluto il compagno Oliviero Diliberto che ho recentemente incontrato al vostro Congresso di Rimini; compagni delle rappresentanze diplomatiche, dei partiti della sinistra ticinese e cari compagni dalla Mesolcina; compagna Tamara Magrini, rappresentante dell’Autorità comunale di Locarno;  compagno Cyrille Baumann del Partito del Lavoro di Berna e della Gioventù Comunista nazionale: grazie a tutti voi per onorarci della vostra presenza.

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La “decrescita” non va esclusa a priori

ecosocialismoPCDa qualche anno il modello di sviluppo dell’Occidente capitalista ha raggiunto i suoi limiti: il livello di sovrapproduzione e di consumismo esasperati da un lato e l’emegere di nuovi soggetti a livello geoplitico dall’altro, stanno dimostrando che ci troviamo nel contesto di un declino del modello economico occidentale.

Le regole del capitalismo nel suo stadio egemonico impongono a questi di espandersi su altri mercati: prima con gli eserciti coloniali, poi con le multinazionali strumenti del neo-colonialismo economico, ora di nuovo con gli eserciti. E’ l’unico modo per accaparrasi le materie prime di cui l’Occidente è povero ma di cui necessita assolutamente per poter mantenere il suo attuale standard di vita e di consumo. Dalla guerra per il petrolio in Irak, alla guerra per il petrolio in Libia, passando dalla lotta ai pescatori (definiti “pirati”) della Somalia depredati della fauna ittica, l’Occidente in declino sta fomentando una politica guerrafondaia pur di non cedere i propri privilegi.

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Centro storico di Bellinzona: pedonalizzazione da sacrificare?

Il pregiato centro medioevale della Città di Bellinzona non può sopportare il transito di mezzi ingombranti e inquinanti quali sono quelli utilizzati finora. Su questo punto non si può tornare indietro. I pedoni si sono ormai riappropriati delle vie e delle piazze del centro: la Città è tornata a vivere in una dimensione più umana.
Non mi si accusi di plagio! Lo ammetto: non sono l’autore di queste frasi iniziali. Esse sono tratte dal programma elettorale del Partito socialista (sostenuto anche dall’allora Partito del Lavoro), ma che evidentemente, sul finire della legislatura, ha deciso di cambiare.
La questione della pedonalizzazione del centro storico di Bellinzona va affrontata attraverso quattro questioni che nessuno dei contrari ha ancora chiarito: il passaggio nelle ore di punta dei bus, con le dimensioni che conosciamo e con l’impatto ambientale conseguente,non pregiudicherà la vivibilità del borgo? La ventina di mezzi che passeranno per il centro storico non comprometteranno la pavimentazione, l’organizzazione del traffico e la sicurezza per i cittadini (e i bambini)? la corsia preferenziale che, come dicono gli iniziativisti, inizierà su una rotonda e finirà in un incrocio, che senso ha?

Siamo tutti ecologisti: ma sarà poi vero?

Sole rosso che rideIn occasione delle incombenti elezioni nazionali, o forse già da qualche tempo a questa parte, tutti si impegnano ad apparire ecologisti. Non so se si tratti solo di moda o di una subdola tattica elettoralista: certamente non si tratta di una reale sensibilità ambientale.
Il Partito del Lavoro, per contro, non ha bisogno di ostentare la propria “verdite” dell’ultimo minuto. Già nel “Capitale”, infatti, il buon vecchio Carlo Marx riconosceva il problema di fondo: “ogni progresso compiuto dall’agricoltura capitalista – diceva – equivale a un progresso non solo nell’arte di derubare l’operaio, ma anche in quella di spogliare la terra”. E’ anche vero, d’altrocanto, che non sempre il movimento operaio ha saputo affrontare la problematica in modo adeguato, cadendo spesso in una sorta di corporativismo pseudo-sindacale in cui il progresso equivarrebbe (?) a posti di lavoro (dimenticando però di vedere l’altra faccia della medaglia).
Nell’attuale modo di concepire il problema della tutela della natura non si dà alla lotta ecologista la sua dimensione globale, la quale non può essere disgiunta dalla lotta per migliori condizioni sociali per l’essere umano, cioè da quello che è un discorso di trasformazione della società. Una società dove i bisogni umani e la produzione dovranno essere strettamente e razionalmente legati l’uno con l’altro, senza subire influenze mercantili.
La problematica ambientale non ha infatti nulla a che vedere con una sorta di degenerazione della società in cui viviamo: al contrario essa è diretta conseguenza di quelli che sono i metodi di produzione capitalistici volti alla massimizzazione del profitto a scapito di esseri umani e risorse naturali.
Occorre quindi, parlando di clima, di natura, di inquinamento, ecc. mettere nella propria agenda politica dei primi passi verso cambiamenti strutturali della società attuale, consistenti in un superamento delle modalità produttive incontrollate che fomentano il consumismo: fintanto, insomma, che la lotta ecologista non assumerà fino in fondo il proprio carattere anti-capitalista e anti-imperialista (cioè di contrarietà allo sfruttamento delle risorse dei paesi poveri), non si affronterà la causa del problema, ma si applicheranno unicamente dei cerotti sugli effetti prodotti da una cultura che chi osanna il libero mercato evita di vedere. In questo senso essere “eco” e anche “liberali” ha un che di ossimorico.