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Relazione politica al XXI Congresso del Partito Comunista del Ticino

Amiche e amici ospiti, compagni dei partiti esteri, del KKE esempio di mobilitazione; del PdCI attraverso cui saluto il compagno Oliviero Diliberto che ho recentemente incontrato al vostro Congresso di Rimini; compagni delle rappresentanze diplomatiche, dei partiti della sinistra ticinese e cari compagni dalla Mesolcina; compagna Tamara Magrini, rappresentante dell’Autorità comunale di Locarno;  compagno Cyrille Baumann del Partito del Lavoro di Berna e della Gioventù Comunista nazionale: grazie a tutti voi per onorarci della vostra presenza.

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Bill Arigoni, un compagno che … non le mandava a dire!

Non ho avuto il privilegio di conoscere molto Bill Arigoni o di lavorarci assieme: la mia giovane età non mi aiuta certo a scrivere un articolo in suo ricordo. Tuttavia ho imparato a conoscere, da chi ha potuto militare per lunghi anni con Bill, la sua tenacia e il suo essere in prima linea per tutte quelle lotte sociali, civili, sindacali e ambientali che stanno a cuore alla sinistra. Un compagno a cui va riconosciuta la determinazione e la coerenza politica, ma anche l’originalità con cui portava avanti i valori della comune causa del socialismo.

Vorrei evitare la retorica, perché so che quando si è chiamati a scrivere questo genere di articoli, è alto il rischio di finirvici. Per tale ragione sono andato a riprendere tre giornali di tre epoche diverse per ricordare altrettanti momenti della vita di Bill Arigoni, tre momenti di presenza attiva, ma sempre umile, di un grande esponente del movimento operaio ticinese. E’ in questo modo, partendo dalle sue lotte concrete, che voglio ricordare un compagno che manca a tutti i progressisti del nostro Cantone.

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Una risposta a Donatello Poggi (Lega): la sinistra vuole essere popolare, non populista!

Non c’è dubbio, caro Poggi, la sinistra ha fatto anch’essa degli errori, come tutte le correnti politiche. C’è gente, come i comunisti, che lavora per migliorarla perché crede ancora nei valori di solidarietà, di giustizia, di amicizia fra i popoli e in ultima analisi nell’ideale socialista; e c’è gente invece che cambia casacca in base a chi porta più voti seguendo di pancia la faciloneria del momento, cavalcando le paure della gente, offrendo loro la solita demagogia patriottarda. La sinistra a volte ha scordato di rivendicare, spesso si limita a stare sulla difensiva. La sinistra – che ha un patrimonio culturale umanista – a volte cade nel buonismo, ma francamente lo trovo sempre meglio del becero e volgare sbraitare di certi individui che fomentano la guerra fra poveri e cercano capri espiatori per dividere i popoli e i lavoratori.

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La RDP di Corea abbandona il comunismo?

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“Kim ha abbandonato il comunismo”. Su tutti i giornali e i media on-line occidentali il 28 settembre scorso si poteva leggere questa notizia: la nuova costituzione della Corea del Nord abbandona ogni riferimento al comunismo perché “raggiungerlo è difficile”, queste le parole di giustificazione pronunciate da un funzionario del governo di Pyongyang. Andiamo a vedere le fonti: LaRegione, l’Unità, Yahoo, Ticinonline, ecc. Lo dicono tutti, da destra a sinistra. Ma si tratta realmente di fonti diverse? No, perché tutte si basano su una fonte primaria unica, l’articolo di Jon Herskovitz e Christine Kim scritto per l’Agenzia di stampa Reuters, che fa parte di un oligopolio di agenzie di informazione. Tutti hanno ripreso la Reuters, a volte facendo un semplice copia-incolla delle frasi. Naturalmente questo si chiama “pluralismo di informazione”! La Reuters a sua volta si basa su testimonianze della Corea del Sud che sostengono che la notizia sia trapelata solo oggi. Niente di più falso: basterebbe fare un giro sul web per leggere il comunicato diramato dalla KCNA, l’agenzia stampa ufficiale nordcoreana che già in aprile ne parlava. In pratica ci raccontano le cose con quasi sei mesi di ritardo e forse dovremmo chiedercene il perché!

In realtà la Corea Popolare non ha rinunciato proprio a niente. Ad esempio anche il Partito Svizzero del Lavoro parla di socialismo e non di comunismo nei suoi statuti. Ogni marxista sa infatti che l’obiettivo di un comunista è la costruzione della società socialista e non direttamente comunista. Il comunismo è infatti uno stadio superiore dello sviluppo socialista, o meglio: sarà l’evolversi di una società socialista avanzata in cui deperirà il conflitto di classe e dunque l’apparato repressivo di una classe su un altro, cioè lo Stato.La nuova costituzione coreana ha semplicemente codificato la politica del Songun, e cioè la priorità della difesa di fronte all’aumento delle provocazioni degli USA e ha di nuovo sottolineato che l’ideologia dello Stato è il Juché teorizzato dal fondatore della Repubblica Kim Il Sung. La Corea continua a perseguire un “socialismo con caratteristiche coreane” e nei suoi documenti politici rimane un paese di ispirazione “socialista”, ribadisce il legame alla sua rivoluzione, le gigantografie di Marx e Lenin restano in bella mostra nella piazza Kim Il Sung di Pyongyang. Solo che al posto di creare un “uomo nuovo comunista” come si diceva nel vecchio testo, ora si parla di forgiare un “uomo nuovo legato al pensiero del Juché”. Il Juché è un adattamento dialettico del marxismo-leninismo alla realtà coreana, in alcune sue parti differisce dal materialismo marxista e per questo non si può definire un’evoluzione diretta del marxismo-leninismo come potrebbe essere visto il maoismo. Da sempre in Corea del Nord la rivoluzione socialista si è basata sullo Juché e non solo sul marxismo-leninismo che continua ad essere studiato nelle università. Il riferimento esplicito al comunismo è stato rimosso dalla Costituzione – ha spiegato Alejandro Cao de Benos, presidente della Korean Friendship Association – perché “non può essere realizzato da una nazione singola e sotto la pressione dell’imperialismo: la cosa più importante da raggiungere con pragmatismo è adesso il socialismo reale!”.

Dare la notizia adesso con tale risalto ha una ragione precisa: ci stiamo avvicinando al 20° anniversario del crollo del Muro di Berlino e far credere che un altro paese “rinuncia” al comunismo è utile per scoraggiare gli “Ost”-algici e per dare un senso di impotenza generale: “il comunismo è impossibile da applicare” giocando anche sulla confusione fra socialismo e comunismo.

La lottizzazione mina la fiducia nelle istituzioni democratiche

compra_de_votosIl segretario dell’UDC è intervenuto di recente per protestare contro una prassi nell’elezione di un giudice del Tribunale d’appello. L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio presenta 5 candidati, fra questi un’apposita commissione d’esperti ne sceglie 3. Di questi 3, pochi giorni prima dell’elezione, 2 rinunciano (dopo aver ascoltato le disposizioni del proprio Partito), così che per un posto di giudice si presenta solo un candidato, il quale non viene eletto ma nominato tacitamente.

In realtà i rappresentanti del popolo non votano, non si esprimono e non godono di alcuna libertà di scelta: hanno vinto i soliti accordi sotto banco dei soliti grandi partiti istituzionali che si scambiano sedie e favori a dipendenza del momento. L’UDC oggi se ne lamenta, ma non si può certo dire che la sua politica reazionaria possa rappresentare una seria alternativa a questa situazione iniqua.

Questo sistema è una forma di “mafia”, oppure, detto più gentilmente, di “clientelismo”. In Svizzera il termine giusto però è “consociativismo” strettamente legato al concetto di “concordanza” che rende la società stabile (nel senso che stabilizza i soliti noti), ma anche immobilista. E’ una situazione che mina le basi della fiducia popolare verso la democrazia stessa e favorisce il deleterio sentimento dell’anti-politica, del qualunquismo e dell’individualismo che alimenta la “cultura” fascistoide in crescita in tutta Europa. Bisogna quindi finirla con il consociativismo che lega i maggiori partiti e che controlla il Paese, occorre abolire la lottizzazione partitica dei posti pubblici e di potere e rifondare dal basso una democrazia partecipativa e slegata da gruppi di pressione affinché sparisca il divario fra la gente e quella che nella vicina Italia viene ormai definita la “casta” dei politici.

Questo è ciò che l’ultimo congresso del Partito Comunista ha affermato con forza e su tale linea intendiamo trovare la fiducia dei ceti popolari di questo Paese che, privo di progettualità politica, si trova oggi allo sbando (cosa che vediamo chiaramente se pensiamo alla sola politica estera!).

Congresso del Partito Comunista: elezione del nuovo Segretario

logo_PartitocomunistaSu invito di alcuni giovani compagni ho deciso di mettermi a disposizione per la carica di segretario politico del Partito comunista di fronte al prossimo Congresso del 7 giugno 2009. La mia candidatura si basa sulla constatazione del fatto che il Partito comunista non sa ancora in questo momento dialogare con la società civile ma solo con una parte del ceto politico della sinistra tradizionale, spesso anche autoreferenziale che non sa rivolgersi ai cittadini.
Il progetto che il Partito comunista deve far suo consiste nello smarcarsi da una logica ed una azione minoritaria e marginale e nel lanciare una propria proposta politica non subalterna ad altri. Altrimenti saremo solo il “pungolo a sinistra” del PS e, quel che è peggio, anche un po’ folkloristico! Avremmo al contrario la possibilità di essere un’alternativa credibile a sinistra, e questo anche valorizzando l’ampio contributo – di azione e di riflessione – che la Gioventù comunista ha prodotto in questi pochi anni di vita.
Il Partito comunista ha una storia importante e il metodo marxista è quanto mai attuale, ma esso deve servirci per ragionare sul presente e sul futuro, non per ripetere schemi del passato, di quel periodo difficile che sono stati gli anni ‘90. Altrimenti resteremo eternamente piccoli, non propositivi e dunque incapaci di incidere nella realtà. La cultura personale e politica di ciascun militante del Partito comunista deve essere un patrimonio importante per la migliore determinazione della linea d’azione del partito.
Mi candido perché da una parte ho la convinzione che sia possibile costruire dentro la società ticinese una alternativa all’attuale costante peggioramento delle condizioni di vita, che ciascuno di noi, lavoratore, studente, pensionato, vive quotidianamente con crescente preoccupazione. E dall’altra perché ho accettato la proposta che viene dalla Gioventù comunista, che chiede un partito giovane, nuovo e rinnovato, un partito capace di costruire insieme a quanti vi si riconoscono e a quanti riconosceranno la qualità delle nostre battaglie una società migliore.

Da PdL a Partito Comunista

Max Congresso PdL“Il cambiamento del nome da Partito del Lavoro a Partito Comunista è un elemento che presuppone un cambiamento di politica. Noi ci siamo sempre detti comunisti, ma negli ultimi anni non abbiamo agito sempre da comunisti. Siamo spesso stati a ridosso delle posizioni politiche e dell’agenda politica altrui. Noi dobbiamo imparare ad essere un partito fiero, indipendente, che guarda agli interessi dei lavoratori. Il cambiamento del nome è dunque legatissimo al cambiamento di politica, una politica basata sul marxismo.” (RTSI, 16 sett. 2007)

  • Il servizio su Ticinonline.ch: leggi
  • Il servizio sul Quotidiano TSI: guarda
  • Il servizio sulle Cronache della Svizzera Italiana: ascolta
  • La posizione del Centro Studi Marxisti: leggi

Comunismo e nazismo sulla bilancia

Nazi_divietoL’idea del Partito del Lavoro (PdL) di modificare la propria denominazione per riprendersi il nome originario di Partito Comunista ha suscitato l’ira dell’UDC che, sparando a zero come suo solito, ha sostenuto che nazismo e comunismo siano due facce della stessa medaglia. Ciò non è però vero come intendo dimostrare.
Anzitutto in Marx, in Lenin, ecc. troviamo analisi e metodi ancora oggi preziosi per analizzare le contraddizioni della società; non altrettanto si può dire del “Mein Kampf” di Hitler. A ciò aggiungiamo che il nazismo è una forma di capitalismo: il comunismo per contro è un sistema sociale ed economico completamente nuovo.
Le battaglie per i diritti dei lavoratori, per l’uguaglianza sociale, per la parità, per il diritto allo studio e alla sanità gratuiti, ecc. sono presenti sia nel socialismo teorico, sia in quello “reale”. La discriminazione razziale legalizzata non c’era in URSS, quanto piuttosto nei paesi fascisti e, fino agli anni ’60, pure nei democratici USA!
Il termine “comunista” indica inoltre coloro che hanno lottato non per il proprio egoismo, ma per degli ideali di giustizia e solidarietà, coloro che volevano fare “come in Russia”: hanno scritto la Costituzione in Italia, hanno ricoperto eroici ruoli nella difesa della libertà in tanti paesi, sono partiti, come non pochi giovani ticinesi, in Spagna a combattere il franchismo. Anche i comunisti svizzeri possono dire di avere contribuito, per oltre 60 anni, alla democrazia del nostro paese: non altrettanto possono fare i nazisti. Del nazismo rifiutiamo tutto: la cultura militarista e il culto della guerra, la teoria della razza, dello spazio vitale, del darwinismo sociale, la discriminazione come base fondamentale della società. E’ evidente insomma come il fatto di voler mettere sullo stesso piano nazismo e comunismo sia solo una mossa propagandista che non favorisce certo il dibattito civile.

Cambiare nome per cambiare politica

Marx e LeninQuesto è il titolo di una mozione congressuale di cui sarò relatore, con la quale si chiede al Partito del Lavoro (PdL) di modificare la propria denominazione e di riprendersi il nome originario di Partito Comunista. Una proposta che, però, non può limitarsi al mero cambio di etichetta, ma che deve presupporre una modifica sostanziale del modo di fare politica del PdL, finora troppo ligio ad una visione di – come ha scritto Beat Wyss – “cugino birichino del Partito Socialista”: una mozione che chiede, nel solco del 18° Congresso del 28 maggio 2006 (Osogna), un rinnovato spirito di indipendenza di classe e di identità marxista al partito storico dei comunisti ticinese.

La vera faccia dell’UDC

Ho letto su “Ticinonline” di mercoledì 18 luglio 2007 le affermazioni di Eros Mellini, segretario dell’UDC in merito all’intenzione del Partito del Lavoro (PdL) di cambiare nome in Partito Comunista.
Mellini riferendosi ai comunisti (cioè ai membri del PdL) parla di “estremisti di sinistra” che lui apostrofa come “criminali” che dovrebbero essere “presi a legnate”. Ma che razza di linguaggio è? Questo per me si chiama fomentare l’odio e la violenza squadrista!
Ricordo al signor Mellini che quando parla del PdL si riferisce a un partito che ha due esponenti in consiglio nazionale e che ha dato un contributo fondamentale alla lotta anti-fascista in Svizzera e soprattutto in Ticino. Un partito che ha sempre lavorato all’interno dell’ordinamento costituzionale e democratico svizzero e che è sempre stato vicino a coloro che questa società basata sul profitto ha emarginato.