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Una risposta a Donatello Poggi (Lega): la sinistra vuole essere popolare, non populista!

Non c’è dubbio, caro Poggi, la sinistra ha fatto anch’essa degli errori, come tutte le correnti politiche. C’è gente, come i comunisti, che lavora per migliorarla perché crede ancora nei valori di solidarietà, di giustizia, di amicizia fra i popoli e in ultima analisi nell’ideale socialista; e c’è gente invece che cambia casacca in base a chi porta più voti seguendo di pancia la faciloneria del momento, cavalcando le paure della gente, offrendo loro la solita demagogia patriottarda. La sinistra a volte ha scordato di rivendicare, spesso si limita a stare sulla difensiva. La sinistra – che ha un patrimonio culturale umanista – a volte cade nel buonismo, ma francamente lo trovo sempre meglio del becero e volgare sbraitare di certi individui che fomentano la guerra fra poveri e cercano capri espiatori per dividere i popoli e i lavoratori.

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Sciopero alla TEKEL: la Turchia operaia si alza!

tekeOltre diecimila lavoratori turchi si trovano nella loro quarta settimana di sciopero. Una protesta fra le più importanti per il paese eurasiatico. Sono i dipendenti della Tekel, l’ex-monopolio di Stato per il tabacco, che protestano non solo per evitare di essere licenziati ma anche per ottenere aumenti salariali. L’azienda, che è restata in mani pubbliche fino al 2008 sopravvivendo a stento all’ondata di privatizzazioni che ha colpito la Turchia negli ultimi anni, è ora stata presa di mira dal premier Erdogan. Il mercato del tabacco era già stato liberalizzato e la Tekel, pur restando sotto il controllo del governo, operava già in un regime di concorrenza pur godendo ancora di elementi monopolistici, ora però il governo vuole sbarazzarsene per la fine di gennaio mandando a casa tutti gli operai e chiudendo i siti industriali.

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Militari svizzeri all’estero e fascistizzazione della società

Fucile d'Assalto SvizzeroLa decisione della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati adottata con 9 sì, nessun contrario e 2 astenuti di autorizzare le autorità militari a obbligare i soldati svizzeri sia professionisti sia di milizia a compiere dei periodi di servizio all’estero è grave, tuttavia non stupisce se inserita nel contesto occidentale, di cui parleremo più avanti. Certo, lo sia sa, è solo il parere di una commissione, manca quindi ancora tutto l’iter procedurale parlamentare e, con l’opposizione della Sinistra, dei Nazionalisti e di qualche Borghese illuminato, l’ipotesi in discussione potrebbe ancora essere scongiurata. Tuttavia si tratta di una situazione già di per sé sintomatica del momento che l’Occidente sta attraversando: se si riuscirà a bloccare la riforma di legge adesso, qualora però non cambiassero le condizioni di sviluppo sociale, quanto uscirà dalla finestra dovrà (drammaticamente) per forze di cose rientrare dalla porta.
La decisione del gruppo di senatori va contro l’indicazione della relativa commissione del Consiglio Nazionale ma dà respiro sia al Consiglio Federale (che guarda a Bruxelles e Washington) ai vertici militari (chissà, forse, loro guardano invece a Tel Aviv vista l’amicizia fra l’esercito neutrale svizzero e l’esercito invasore sionista!). Già da tempo l’esercito svizzero, infatti, non ha più per unica missione la difesa dei confini nazionali e della neutralità (missione che in ogni caso presentava vari aspetti discutibili), ma si sta evolvendo, o meglio, sta degenerando in un tipo di esercito in stile NATO, ossia pronto ad essere utilizzato in maniera offensiva sia per gli interessi economici esteri (cioè euro-americani) sia della nostra borghesia che ha occhi solo per nuovi mercati e profitti.
Se ora il tutto è coperto dal “mantenimento della pace”, in realtà queste modifiche di legge hanno un respiro molto più ampio, benché nascosto, ossia ridefinire la politica securitaria dell’Europa. La Svizzera come sappiamo, anche se sulla carta rimane sovrana, recepisce in tutto e per tutto le decisioni peggiori prese a Bruxelles contro i popoli e contro i lavoratori. L’Europa è cosciente, anche se non lo ammette, della crisi strutturale in cui si trova, dovuta all’impossibilità del sistema consumistico neoliberista di competere con le nascenti economie asiatiche e di continuare in eterno lo sfruttamento neocoloniale delle materie prime dei paesi poveri. L’Europa è cosciente altresì dell’aumento delle disparità sociali persino nei paesi in cui solitamente il benessere era meglio distribuito. Per tutto questo i paesi a noi vicini stanno seguendo, ognuno col suo ritmo, una politica che unisce securitarismo portato all’eccesso con una corsa al culto del nazionalismo e del militarismo (i discorsi del Presidente Napolitano in Italia sono sintomatici nella loro aggressività patriottarda). Proprio nella vicina penisola, d’altronde, i fascisti di Alleanza Nazionale oggi al governo vogliono reintrodurre nientemeno che i campi estivi di salubrità fisica per i giovanissimi in cui “addestrarsi militarmente ma soprattutto moralmente, per l’amore della Patria, per il rispetto della gerarchia, per tutti quei sentimenti che vengono dalle Forze armate” (parole del ministro Ignazio La Russa, non di Benito Mussolini!). Sarkozy in Francia non è da meno con le politiche repressive contro ogni dissenso espresso fuori dall’iter meramente istituzionale (cioè controllato e moderato), e l’elenco potrebbe purtroppo continuare a lungo. La Svizzera si adeguerà sacrificando la sua cultura liberal-democratica e garantista, ma lo farà con moderazione, con equilibrio, con un metodo tutto svizzero per cui passo dopo passo non ci accorgeremo di vivere in un paese diverso da quello che conosciamo. Siamo ancora in tempo a cambiare la situazione? Sì scegliendo altre priorità di sviluppo economico e decidendo di salvaguardare gli aspetti sociali e solidali che ancora resistono.

Depenalizzare l’erba non è una bestemmia!

legalize_cannabisChe l’abuso di qualsiasi droga sia nocivo per l’organismo non è certo una novità, e questo a prescindere dal fatto che siano vietate dalla legge o meno: l’alcool, ad esempio, è legale, eppure non solo è una delle più serie piaghe sociali delle società occidentali, ma sembrerebbe, stando ad alcuni studi scientifici, addirittura più dannoso, se abusato, del fumarsi qualche spinello! E allora perché questa differenza di trattamento? Il moralismo e i toni apocalittici che si stanno sentendo, soprattutto da parte della destra clericale e reazionaria, sull’iniziativa popolare “Per una politica della canapa che sia ragionevole e che protegga efficacemente i giovani” in votazione il prossimo 30 novembre è decisamente fuori luogo e dimostra ben poco senso della realtà.
Il proibizionismo non ha portato a niente di costruttivo, né nella sua versione storica (quella di Napoleone contro gli oppiacei ancora prima di quella negli USA degli anni ’20), né nella realtà odierna della politica svizzera sulla droga. La Crociata contro i canapai, ad esempio, ha semplicemente rafforzato indirettamente il mercato nero e reso più accessibile la droga pesante come la cocaina. L’illegalità, ma anche il senso di insicurezza, è l’habitat in cui fiorisce la criminalità che si arricchisce con il narco-traffico. La problematica delle droghe non si può dunque risolvere con la repressione e la criminalizzazione dei consumatori, soprattutto quando si ha a che fare con dei ragazzi. Occorre al contrario dare vita a una politica d’informazione, di prevenzione, di ascolto dei giovani e di depenalizzazione per poter avere il fenomeno alla luce del sole e dunque poter esercitare su di esso un controllo serio.
Qualcuno, a sinistra, potrà obiettare come le droghe siano uno strumento del capitale per determinare un controllo sui giovani, soprattutto nei momenti di crisi e di conflitto sociale, togliendoli così dalla militanza politica in quanto spinti all’apatia (e quindi all’inconcludenza e alla mancanza di progettualità) tramite la diffusione di stupefacenti che il mercato globale tollera. Questo discorso ha effettivamente un fondo di verità anche sociologico. Tuttavia si tratta di una visione discutibile, in quanto tende a non riconoscere una contraddizione del sistema sociale nel quale viviamo, e nel quale vivono le masse giovanili: non ci si può estraniare dalla realtà e costruire un modo idealistico in cui la droga non esiste e quando sorge il problema lo si affronta a suon di articoli del codice penale. Non è il giovane che si fa una canna l’avversario dell’ordine costituito, è semmai il mercato sotterraneo e il narco-traffico internazionale a rappresentare il nemico da distruggere!
Per queste ragioni e molte altre, dettate dalla razionalità e dal senso pratico, invito a votare sì all’iniziativa popolare a favore della depenalizzazione della canapa. Concludo con una frase che ho tratto da un supplemento sulle droghe pubblicato il 31 ottobre 2003 dal quotidiano italiano “Il Manifesto”: “fare prevenzione significa dire ai ragazzi di non esagerare. Il gusto della piacevolezza li può proteggere dal malessere dell’abuso”!

Vietato criticare la vacca sacra!

Giornata militaristeIl presidio in Piazza Cioccaro a Lugano, critico nei confronti delle giornate di propaganda dell’esercito è stato colorato, originale e simpatico senza rinunciare al lato più serio ed informativo (con stand che proponevano libri sull’obiezione di coscienza, la cultura libertaria, ecc.). Ad un certo punto ci siamo spostati con la Clown Army sul lungolago dove si sarebbe snodata la parata militare. I clown ancora prima che la parata stessa iniziasse realmente sono entrati fra le due ali di folla a inscenare sketch ironici. In poco tempo è intervenuta la truppa e poi la polizia che al posto di semplicemente allontanarli per fare in modo che la parata potesse iniziare, non ha trovato meglio da fare che metterne una decina in stato di fermo trascinandoli via brutalmente di fronte alla gente che incitava i bambini ad applaudire i salvatori della patria.

Dopo essere tornati in Piazza Cioccaro ci siamo recati in modo del tutto pacifico al Pretorio dove erano stati rinchiusi i clown. Immediatamente si sono formati cordoni di antisommossa con cui non era possibile neppure trattare e sapere cosa succedesse ai compagni. Poliziotti mummie che non parlano con nessuno, pronti a scattare solo sotto comando: loro sono i garanti dello stato di diritto!

Qualche ora di attesa e i clown vengono liberati. Gli agenti si allontanano in marcia. La Clown Army li segue marciando a sua volta. La Clown Army continua la sua scenetta e torna di fronte al Pretorio dove inscena l’ultimo sketch con il quale i pagliacci ironicamente salutano a modo loro le autorità. In quel momento, proprio mentre la manifestazione iniziava a sciogliersi, improvvisamente un rumore: parte la carica alle spalle dei manifestanti, una carica di una violenza impressionante, senza motivazione, gli agenti travolgono alcuni clown che vengono trascinati nuovamente in centrale, compaiono agenti in borghese con il manganello e iniziano a distruggere videocamere e picchiare i manifestanti, alcuni inseguono i clown e i dimostranti in fuga fra la gente. Intanto bambini e gente anziana che non c’entravano niente, scioccati, cercano rifugio scappando. I robocop e i poliziotti comunali hanno infatti attaccato senza prima bloccare le strade al pubblico, una bella strategia per coinvolgere e chissà magari anche ferire civili e quindi addossare la colpa ai manifestanti.

Oggi la Polizia Cantonale ha diramato un comunicato stampa che sostiene che loro sono intervenuti solo dopo essere stati attaccati con sassi, biciclette e bottiglie. E’ tutto falso, e sono certo che i filmati lo potranno testimoniare: certo ricordo anche io una bicicletta che volava, ma unicamente dopo l’attacco della Polizia, come estremo gesto di difesa. Il Consigliere di Stato Luigi Pedrazzini ha affermato in radio che anche gli agenti sono esseri umani i cui nervi possono “cedere”: al di là del fatto che se il livello di sopportazione di un poliziotto fosse tanto basso da incazzarsi per un gruppo di clown che gli danza davanti, ci sarebbe da preoccuparsi, ieri a Lugano, da come ha avuto luogo la scena, è stato con buona probabilità diramato un ordine di carica ben preciso. Chi lo ha fatto se ne dovrà prendere le sue responsabilità politica e professionale.

  • Filmato completo della giornata anti-militarista di domenica 25.11.2007: guardalo

Come valutare la lotta anti-UDC di Berna?

Manifestazione antifascista a BernaSul quindicinale “Solidarietà” edito dal Movimento per il Socialismo (Mps) del 18 ottobre 2007 il compagno che si firma “Luca Sabatini” affronta la tematica della manifestazione bernese che ha visto gruppi autonomi scontrarsi con le forze dell’ordine chiamate a difendere l’Unione Democratica di Centro (UDC) nella sua “Marcia su Berna”. Un corteo dal titolo provocatorio accompagnato da un’operazione mediatica rivoltante basata su pecore nere e culto della personalità.

Media svizzeri ed esteri
Se Sabatini nota correttamente come la stampa svizzera si sia unita nel condannare gli autonomi per aver leso la “libertà” di manifestare dell’UDC, dimentica di vedere come, invece, gli stessi fatti siano stati trattati a livello internazionale: non pochi giornali europei parlavano infatti di tafferugli nati per bloccare il partito “xenofobo”, scontri che quindi assumono – giustamente – una valenza se non positiva, perlomeno comprensibile e legittima.

Antifascisti allarmisti?
Il Nostro continua poi sostenendo che “non funziona denunciare un’UDC di estrema destra o addirittura neofascista, contrapporsi dunque di conseguenza in maniera allarmistica e violenta”. Sabatini può sempre rifugiarsi nel dogmatismo di qualche manuale di trotzkismo e forte di ciò affermare che chi vede nell’UDC una forza “neofascista” e di “estrema destra” sia soltanto un “allarmista” (e magari anche un “casseur”), sbaglia però l’analisi dello stato di cose reale, tipicamente marxista: che l’UDC si possa definire di estrema destra è difficilmente dubitabile; che l’UDC sia fascista in senso stretto o meno, se ne potrà discutere dal lato teorico in una facoltà di scienze politiche, ma nella pratica e in senso generale è alquanto temerario affermare che non lo sia!

Propaganda gratuita?
Nell’articolo di Sabatini, che ha il difetto di avere un tono molto “intellettuale”, si sostiene che la strategia adottata per contrastare l’UDC abbia in realtà rinforzato la stessa. In questo discorso è sottintesa una critica a quella parte della Sinistra (Partito comunista, anarchici e autonomi vari) che ha attivamente partecipato alla contromanifestazione. L’UDC a seguito degli scontri avrebbe avuto un risalto maggiorato: questa la tesi di Sabatini, che in fondo poco di distingue da quella della Socialdemocrazia. Il risalto l’UDC lo avrebbe avuto con o senza gli scontri di Berna: i massa-media che determinano nei fatti non solo i modi ma spesso anche i contenuti della politica hanno favorito tutto questo, di certo la colpa non sta solo nella strutturale incapacità di comunicare in cui versa il PS.

Che fare?
A Berna si trattava di decidere se lasciare via libera a un manipolo di teste rasate, avanguardia dei patriottardi blocheriani, oppure se rendere evidente il limite oltre il quale razzisti e neofascisti non possono arrivare. Com’è vero che il fascismo non è un’opinione ma un crimine, non dovrebbe esserci dubbio a Sinistra sul fatto che ad esso debba essere impedito di esprimersi. L’uso della violenza? Se la Polizia difende i fascisti e provoca gli antifascisti fino a spingerli allo scontro possiamo come comunisti fare del moralismo nonviolento? Per capire la dinamica in cui si inserisce il ricorso alla violenza bisogna essere immersi nella situazione concreta e Sabatini non credo lo fosse.