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Bocciato il programma d’armamento 2008!

Il ministro della difesa Samuel Schmid ha perso la battaglia in Consiglio nazionale: con 104 voti contro 83 e 6 astenuti i deputati hanno infatti bocciato il programma d’armamento 2008, che prevede una spesa di 917 milioni di franchi. Dai ranghi borghesi (PPD e PLR) si sono alzati appelli alla “sicurezza” (dei padroni dell’industria bellica, evidentemente!), ma l’alleanza fra i nazionalisti dell’UDC, i socialdemocratici del PS, l’unico seggio comunista (che figura come indipendente del gruppo ecologista) e i Verdi sono riusciti a bocciare il piano militarista del governo.

Ecologisti e comunisti
L’esponente verde Ueli Leuenberger ha giustamente ricordato come ormai l’esercito in Svizzera abbia perso di qualsiasi senso (langue in una “Sinnkrise” dalla fine della Guerra Fredda) e la sua unica utilità è l’aiuto in caso di catastrofe. Fino a prova contraria, però, gli aerei da combattimento F/A 18 e i panzer difficilmente sono necessari per pulire i boschi. Molto chiari anche i comunisti del Partito Svizzero del Lavoro, coerenti con la loro richiesta di abolire l’esercito e a favore del servizio civile al posto del servizio militare.

I veri uregiatt? I socialdemocratici!
Come al solito discutibile la posizione del Partito Socialista esplicitata dalla sua deputata Evi Allemann. Il PS per dirla terra terra stava preparandosi a voltare le spalle alla sinistra: se il governo avesse accettato di non spendere 404 milioni di franchi per rinnovare gli F/A 18, i socialdemocratici avrebbero accettato il programma d’armamento, compreso l’acquisto di carri blindati NBC, di due centinaia di veicoli Duro e altro ancora. Per “fortuna” il governo ha tirato sulla propria linea costringendo i socialisti ad opporvisi.

Alleanze particolari
L’UDC si è dimostra coerente coi suoi principi di un esercito strettamente di difesa, di milizia ma non folkloristico e neppure subalterno alle logiche imperialiste della NATO. Se si può condividere il discorso sulla sovranità del paese, appare improponibile quello di esaltazione dell’esercito come fanno i nazionalisti. Tatticamente però, stare con l’UDC per raggiungere un obiettivo puntuale che di fatto mina i progetti di un governo che rappresenta gli interessi di classe, a una persona di sinistra che il metodo marxista lo conosce non crea troppi problemi. Lo crea invece alla Sinistra perbenista con la puzza sotto il naso, infatti la compagna Allemann è scontenta: “ritrovarci in una strana alleanza con l’UDC non ci può far piacere!”. Peggio per lei. E peggio anche per il governo!

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Da quando i mezzi giustificano i fini?

CIAMi rivolgo ai lettori di “Obiezione” con queste brevi riflessioni dopo aver letto l’ultimo numero del bollettino “Il mund civilist”, organo dell’Associazione Svizzera del Servizio Civile, l’associazione di categoria dei civilisti. Mentre scrivo non so ancora se rassegnerò le dimissioni dalla stessa, ma la tentazione è forte. Ho aderito all’associazione appena fondata, ho collaborato al giornale traducendo dei testi e l’anno scorso ho fatto pure parte della giuria per il concorso letterario. Mai avrei immaginato, però, di dover leggere sul suo organo ufficiale affermazioni tanto gravi e politicamente schierate. Sono obiettore non perché affetto da un pacifismo utopista, ma perché a fianco di ragioni personali caratteriali e di coscienza, non intendo collaborare con una struttura classista e filo-atlantica come l’esercito svizzero, che propaganda la violenza tanto per non rendere evidente la sua inutilità. Come posso quindi tollerare che l’associazione di cui sono parte si faccia portavoce, in ben tre articoli, del sostegno implicito ai metodo sporchi degli USA e dei suoi burattini, quinte colonne in vari paesi? Come si fa a non dire che il Kosovo è stato uno strumento per spaccare la forza geopolitica di un paese, la Serbia di Milosevic, che si ostinava – nel bene e nel male – a difendere la propria indipendenza dall’imperialismo? Come si fa a dire che è un bene la “resistenza” (organizzata dalla CIA) contro la Bielorussia non allineata, unico paese dell’ex-URSS dove la gente non sia nella povertà assoluta. Come si fa a sostenere la “rivoluzione di velluto” in Ukraina solo perché il popolo “arancione” è sceso in piazza “pacificamente” in favore di … Yushenko, che dalle ultime dichiarazioni a me pare sempre più un fascista? Ma in che mondo vive il caporedattore de “Il mund civilist”? Essere obiettore di coscienza non significa sostenere le azioni dell’imperialismo, mascherate di democrazia, solo perché “non-violente” o “pacifiche”. Per me usare anche solo i soldi di CIA e NATO per abbattere governi che vogliono impedire il monopolio della forza di Unione Europea e USA è comunque qualcosa di violento e anti-umanitario. Credo che essere pacifisti significhi essere anzitutto anti-imperialisti, perché la pace senza giustizia sociale e sotto un dominio straniero (cioè americano nel contesto attuale) è solo una formula vuota.