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Il pio volontariato caritatevole o la solidarietà internazionalista?

Con la progressiva omologazione ideologica dei partiti di tradizione operaia (ma anche con il venire meno del socialismo esteuropeo) si è assistito all’esplosione del volontariato, una volta istituzione marginale e di interesse quasi esclusivo dei cattolici. Oggi il volontariato è un fenomeno di massa che coinvolge soprattutto il “ceto medio” e che riguarda ampi settori della sinistra “alternativa” non di classe e non interessata a una concreta trasformazione strutturale della società. Vi partecipano migliaia di giovani occidentali perché trovano in esso un mezzo per esprimere il loro altruismo. Propositi encomiabili, ideali generosi, ma che troppo spesso possono finire con l’essere strumentalizzati per giochi internazionali che sfruttano il pietismo un po’ buonista per scopi affatto etici.

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Le lezioni che giungono dall’Iran

UN-FOOD-SUMMIT-FAODa tempo si assiste a una campagna mediatica e politica contro Mahmud Ahmadinejad, presidente della Repubblica Islamica dell’Iran. Pur non ritenendo l’Iran un modello di società e non considerando la teocrazia una forma di governo compatibile coi valori a me più cari, non posso non tacere di fronte alle menzogne che Washington e i suoi lacchè europei stanno diffondendo all’opinione pubblica, demonizzando l’Iran, la sua Rivoluzione e il suo presidente; di fatto preparando psicologicamente le masse a una possibile nuova guerra, una nuova crociata. E come sempre sono i “democratici” europei e statunitensi a continuare la propria politica aggressiva (o come si sarebbe detto una volta: imperialista). Non era l’Iraq prima, e non è l’Iran e neanche la Corea Popolare oggi a minacciarci. Come fare quindi per giustificare una guerra? Creando un nemico e dipingerlo come un mostro di fronte a un popolo che riceve informazione omologata da un oligopolio di network.

Anti-semitismo o anti-sionismo?
Ahmadinejad sarebbe così un anti-semita, quasi un potenziale Hitler! Si dimentica però come il termine “semita” non sia un’esclusiva ebraica: esso infatti indica un complesso etnico che va dalla catena del Tauro all’altopiano iranico, alla costa atlantica del Nord Africa, al mar Rosso e all’Oceano indiano. Iraniani ed ebrei sono dunque iran_rabbinientrambi popoli semitici! Nessun telegiornale occidentale ha mostrato le immagini del leader persiano quasi abbracciato da un gruppo di rabbini recatisi dagli USA a Teheran per congratularsi per la politica anti-sionista (evidentemente non anti-semita) del suo governo.
Ahmadinejad sarebbe poi anche un guerrafondaio che vorrebbe distruggere lo Stato d’Israele. Eppure così non è: il dirigente musulmano ritiene di non dover riconoscere Israele nei suoi confini attuali, conseguenza dell’espansionismo di Tel Aviv. Il Capo dello Stato iraniano sottolinea poi che sarà il sionismo stesso a disintegrarsi, per le mille contraddizioni che ne compongono l’ideologia razzista. E non ha forse ragione, il presidente dell’Iran, di fronte alle accuse di chi ha fatto dei diritti umani un’arma unilaterale da usare contro i paesi che non accettano di piegarsi al diktat dello zio Sam, ad affermare: “Perché, se in un’altra parte del mondo, basta che qualcuno viene arrestato e i mass-media di alcuni paesi alzano un polverone e fanno campagna contro? Mentre ogni giorno vengono uccisi centinaia di persone in Palestina e non si vede nessuna sensibilità dalla parte di quegli stessi paesi”? Continua Ahmadinejad: “la nostra presa di posizione contro il regime sionista è a favore di tutti i popoli. (…) I crimini commessi in terra di Palestina sono un disonore per l’umanità. (…) Deve finire l’uccisione delle donne e dei bambini e il far crollare le case sulla testa della gente. (…) C’è qualcuno che è d’accordo con l’assedio perenne e l’isolamento economico della gente, con il non far arrivare i medicinali e il cibo ai civili tra i quali le donne e i bambini? C’è qualcuno che appoggia l’occupazione illegittima delle terre altrui? Qual è il regime che compie tutto questo? Qual è il regime che ha reso senza terra 5 milioni di palestinesi? Chi è che uccide donne e bambini palestinesi? Non è forse il regime sionista? Quale tra i vicini del regime sionista può sentirsi sicuro? Sono 60 anni che la nostra regione vive in un’atmosfera di minaccia”.

Contro la fame e la povertà nel mondo
Un’altra lezione di politica ai leader occidentali il presidente iraniano l’ha data nel recente vertice della FAO a Roma, pochi mesi prima dello scoppio della crisi economica. Ahmadinejad è partito da una constatazione: “mentre il 25% delle persone povere al mondo spende il 75% del proprio reddito in cibo, il bilanciamento tra produzione e consumo di prodotti alimentari sta diventando preoccupante”. Dopodiché ha sferrato un colpo durissimo al capitalismo: “l’estensione dei principi del mercato al principale bisogno umano per l’esistenza, il cibo, è allarmante. In poco tempo, il prezzo di alcuni prodotti agricoli è più che raddoppiato mentre il potere d’acquisto dei poveri è diminuito. Senza dubbio, la continuazione di questa situazione aumenterà la diffusione della povertà e dei morti che essa provoca, causerà dei veloci cambiamenti politico-sociali in molte regioni e sbilancerà l’equilibrio nel mondo, senza nessuna prospettiva di uscita da questa situazione”. Di chi è allora la responsabilità di quanto sta avvenendo? La risposta del leader iraniano è chiara: “una tale preoccupante situazione è il risultato naturale (naturale!!! Ndr) dello sviluppo economico mondiale e dei meccanismi propri del mercato (meccanismi propri del mercato!!! Ndr)”. E’ insomma il mercato stesso a portare la crisi, dunque politiche turbo-liberiste non possono che aggravarne il corso. E per fortuna che nessuno può accusare il capo del governo iraniano di comunismo!
“Oggi – continua Ahmadinejad,  dimostrando senso della realtà – i politici di alcune potenze mondiali sono costretti a svalutare i dollari per diminuire le conseguenza delle loro attività passate ma anche per imporre le loro volontà sul mercato mondiale. (…) Per coprire le continue spese per guerre ed occupazioni, compensati da forti e immorali consumi, e per rimpinguare le tasche del capitalismo mondiale e svuotare quelle delle altre nazioni, c’è stata una vasta iniezione di dollari senza garanzie e oggi tutto questo si è riflesso nella svalutazione del dollaro; un fenomeno che ha messo in pericolo tutte le relazioni economiche mondiali”.
Perché i capitalisti occidentali – si chiede il presidente iraniano – “da una parte impongono alle altre nazioni di abbassare le tariffe delle importazioni agricole in nome del libero scambio e dall’altra danno sovvenzioni ai loro agricoltori eliminando di fatto un gran numero di piccoli agricoltori negli altri paesi. Perché alcune potenze usano e intendono il cibo come un oggetto per fare profitti, usando finanziamenti illegali per mantenere milioni di persone schiacciate nella povertà? Perché alcune potenze – per acquisire il dominio del mondo – passano tutte le frontiere dell’umanità e dei valori morali? Perché certa gente si comporta così? La domanda che ci si pone è: qual è la soluzione? Con i meccanismi esistenti, si potrà controllare la loro infinita avidità e il loro appetito inarrestabile?”. La soluzione è quella di impedire il continuo affermarsi dell’egemonia di stampo imperialista e neo-colonialista e quella di una reale analisi di classe della situazione internazionale. Questo Ahmadinejad non lo dice fino in fondo, ma neanche me lo aspetto: per non essere marxista ha già detto tanto!
Tolti i riferimenti religiosi tipici per un esponente iraniano, che apre ogni suo discorso con un ringraziamento al Padreterno, il suo messaggio rimane comunque un monito che pochi della classe politica occidentale sarebbero in grado di sostenere. Dice infatti Ahmadinejad: “In questa situazione, l’importanza della diffusione (…) dei valori umani ed etici, e la scelta di dirigenti giusti e probi è maggiore di prima (…). La competizione per il potere e la ricchezza deve trasformarsi in quella per servire la gente e per l’amore”.
Interessanti anche le proposte avanzate dallo statista per risolvere la crisi alimentare: non solo costituire un organo indipendente eletto da tutti i paesi per regolare il mercato, ma destinare una parte delle spese militari (!) di tutti i paesi al miglioramento della produzione. Non solo più equità nella distribuzione e nella produzione, ma l’adesione delle grandi potenze alle convenzioni per preservare l’ambiente e combattere l’inquinamento atmosferico, così da prevenire la desertificazione. Altra richiesta di Ahmadinejad è che “le potenze oppressive siano obbligate ad orientarsi verso la pace e l’amicizia al posto delle guerre e delle occupazioni e devolvere le spese militari per migliorare la situazione dell’agricoltura nel mondo e aiutare le genti povere dei propri e degli altri paesi”. L’esponente del governo di Teheran chiede poi il divieto del traffico di energia e di “creare un sistema efficace per produrre e distribuire diversi tipi di energia”. E mentre i vertici dell’imperialismo rimanevano offesi e sconvolti dalla presenza dell’indesiderato capo di stato, lui si è rivolto a loro con: “La pace, la misericordia e le benedizioni di Dio siano su di voi.”

Per salvaguardare quel poco di laicità che rimane…

Benedetto il giorno…L’Italia ha dato una dimostrazione, oggi, di “libertà” di stampa: praticamente tutti i quotidiani (compresa “L’Unità” che fu del povero e tradito Antonio Gramsci) hanno aperto con il medesimo titolo e gli stessi contenuti, quasi si fosse tornati ai tempi del Ventennio nero: “Attentato alla libertà d’espressione!” urlano tutti. “La Padania” addirittura parla di “nazisti rossi” che avrebbero impedito al papa (che in fatto di nazismo ne sa qualcosa…) di esprimersi liberamente all’Università La Sapienza di Roma.

Lo si sa. Un po’ ovunque sta venendo meno quel valore che era tipico dell’Università di un tempo: la libertà accademica! Un tempio del sapere in cui valgono due sole condizioni: la scienza e la razionalità di illuministica memoria. Un monarca che mette la fede prima della scienza anche quando esula dai suoi compiti di “capo religioso”, che chiama gli avvocati cattolici a non celebrare divorzi, e i medici a preferire la morte della madre piuttosto che praticare un aborto, un papa che celebra messa secondo il rito pre-conciliare (un insulto ai settori più progressisti del clero stesso), che attacca il relativismo e che cavalca il conflitto di civilità, che vede nella fede cattolica romana l’unica verità (quando in una formazione accademica dovrebbe vigere un discorso dialettico), un papa che da capo di Stato dell’ultima monarchia assolutista d’Europa si permette di fare politica attiva in uno stato estero, libero e sovrano come dovrebbe essere la Repubblica Italiana sorta dalla Resistenza, ecc. è semplicemente indegno di entrare in una istituzione del sapere laico.
Nel caso concreto de La Sapienza non si tratta di un pubblico dibattito su un tema filosofico o etico, scelto autonomamente dalla comunità accademica, a cui il papa avrebbe potuto anche prendere parte come semplice cittadino difendendo le sue convinzioni di fronte a una controparte. Al contrario, qui si trattava nientemeno che permettere al pastore tedesco di aprire l’anno accademico con una “lectio magistralis” non in una università cattolica, ma in una libera università repubblicana! Dice bene Marcello Cini, professore emerito, sarebbe stato un affronto se Ratzinger avesse proferito verbo: “soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l’Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più”.

Lezione di religione obbligatoria a scuola?

Max su TicinonewsIl Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso parte alla consultazione promossa dal DECS sulla lezione di religione a scuola sulla base di due iniziative parlamentari del 2002. Iniziative che vennero proposte dai deputati Dedini e Sadis, i quali proponevano la modifica dell’offerta didattica (e per di più in forma obbligatoria), senza consultare gli studenti che avrebbero dovuto affrontare la nuova materia. Una pratica irrispettosa degli studenti!

In generale il SISA considera la diserzione dalle attuali lezioni facoltative di religione confessionale qualcosa di positivo, in quanto sinonimo di incremento del pensiero razionale. Il SISA ritiene anacronistica e ingiustificata la presenza delle Chiese a scuola per questo chiede lo stralcio pure e netto dell’art. 23 della Legge della scuola che istituisce l’insegnamento religioso.

Le iniziative del 2002 intendono per contro sostituire l’attuale disciplina facoltativa con un corso obbligatorio e dal contenuto impreciso: non solo si parla di una presunta “universalità” del fenomeno religioso ma addirittura si vuole concedere dei privilegi al Cristianesimo, cosa che non ci pare accettabile. Il fenomeno storico-culturale costituito dalle religioni e pure quello costituito dalle correnti di pensiero areligioso (come ad esempio le differenti ideologie politiche) va affrontato nell’ambito dell’insegnamento generale e interdisciplinare già esistente, se necessario sottolineando maggiormente l’aspetto etico, ma non necessita di una trattazione specifica e separata né tanto meno obbligatoria.

In morte di Giovanni Paolo II

Risposta ad uno studente che aveva ricordato la figura del papa polacco.

Caro Andrea,
parlare del papa non è proprio una tematica da lista SISA, ma aprire una discussione fa sempre bene. Premetto che non sono battezzato, sono ateo, filosoficamente parlando sono vicino al materialismo-dialettico, e collaboro con l’Associazione dei Liberi Pensatori. Io penso che la fede sia qualcosa di assolutamente individuale, che non ha bisogno di essere ostentato (in nessun modo: e qui non nascondo la mia radicalità che mi porta a rifiutare la laicità: io sono per il laicismo!). Fra fede e gerarchia ecclesiale c’è però un abisso enorme, ed è sempre bene ricordarlo. Non sono anarchico, ma devo ammettere che la Federazione Anarchica Italiana ha scritto un ottimo comunicato sulla figura del pontefice scomparso, e la puoi leggere su http://www.indymedia.ch/it. In questi giorni siamo stati sommersi da un’orgia mediatica da far paura! E si sta facendo passare un’immagine che personalmente non condivido sulla figura di Giovanni Paolo II, quasi un santo, insomma. Un’apologia unica e un culto della personalità che neanche nell’URSS di Stalin… Rispetto i credenti che sono rimasti sconvolti dalla perdita del papa, ma non ho altrettanto rispetto per gli intellettuali che in questi giorni si stanno appiattendo nella costruzione di un pensiero unico sulla figura del papa polacco. Non vedo neppure nei media alcuno spirito critico, che porti ad analizzare sia il Papa, sia il suo Pontificato, mettendo il più onestamente possibile eventuali pregi e i limiti sulla bilancia. Benedire il sindacato clerico-fascista Solidarnosc in Polonia (appoggiato dal clan neoliberista Thatcher-Reagan), benedire il dittatore cileno Pinochet, mettendo in imbarazzo non pochi sacerdoti che avevano lottato per salvare la democrazia di Allende, beatificare il leader delle squadracce nere della Croazia e non opporsi in modo risoluto alle guerre nei Balani (anche perché il Vaticano aveva enormi interessi a far scannare quei popoli fra di loro, frantumando quel bel paese che era la Federazione Jugoslava). Queste sono state azioni pesantissime e per me imperdonabili che Wojtila ha compiuto! Altro esempio: mentre Giovanni XXIII cercava un dialogo serio in un paese come la Turchia, che conosco abbastanza bene, Giovanni Paolo II ha definito barbari i rivoluzionari kemalisti che hanno combattuto per la liberazione nazionale contro gli invasori imperialisti. Un papa, poi, che non ha ceduto niente sul lato del dogmatismo religioso, operando scelte non solo conservatrici, ma addirittura reazionarie, che si pagheranno caro nei paesi sottosviluppati. Certo mi ha fatto piacere il suo no alla guerra di Bush o i vari mea culpa, ma mi dispiace, ciò non equilibria i lati negativi del suo regno. Mi unisco quindi al cordoglio per la morte di un uomo come un altro. Non un grande uomo, né tantomeno un grande papa. Ti ringrazio di aver aperto la discussione su un tema che merita di essere dibattuto criticamente, e mi farebbe piacere aver le reazioni di altri colleghi e colleghe che leggono.
Un saluto di amicizia.