Archivi categoria: Politica cantonale

Trasporti pubblici gratuiti. Il PS si ricorderà di votare a sinistra?

Consegna delle firme per dei trasporti pubblici gratuiti per studenti e apprendisti, 2007

Consegna delle firme per dei trasporti pubblici gratuiti per studenti e apprendisti, 2007

Il Granconsiglio ticinese tornerà a chinarsi sul tema dei trasporti pubblici gratuiti per i giovani in formazione. Si tratta di una rivendicazione storica del movimento studentesco del nostro Cantone: fu infatti alla base della piattaforma con cui i liceali nel 2003 scesero in sciopero. Negli anni successivi, regolarmente, il tema è poi tornato alla ribalta sia in Granconsiglio, sia sul territorio con numerose petizioni della Gioventù Comunista.

L’ultima volta che se ne discusse a livello istituzionale fu nel 2012. E in mancanza dei voti “socialisti” la proposta andò a farsi benedire! Il 15 marzo di quell’anno sul sito del Partito Socialista, nella rubrica (mica tanto satirica) del “Folletto rosso”, infatti, si affermava che i trasporti pubblici gratuiti per i giovani in formazione (allora fino a 25 anni) proposti dalla Lega dei Ticinesi (su un’idea che era in realtà dei comunisti) sarebbero nientemeno che un “privilegio” di tipo giovanilista. L’allora presidente del PS, Manuele Bertoli, ne fu addirittura relatore per la Commissione della Gestione incaricata di analizzare il dossier. Il PS andava così esplicitamente contro non tanto alla Lega, quanto piuttosto al Partito Comunista e agli ecologisti (e agli stessi giovani socialisti).

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La (Beltra)pianificazione ospedaliera? Togliere al pubblico per dare al privato

ay_beltraIl Dipartimento Sanità e Socialità (DSS) avverte, in merito al settore sanitario stazionario, che fin “dall’entrata in vigore della LAMal nel 1994 sappiamo che occorre ridimensionarlo. Il primo tentativo di pianificazione, nel 1997, è stato giudicato troppo timido dal Consiglio federale ed è stato rinviato al mittente. L’attuale pianificazione è più incisiva”. Infatti incide sui pazienti.

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Russofobia al Festival di Locarno?

pardo2014Vengo a sapere che Marco Solari è sul piede di guerra. Lo è – a dire il vero – da qualche anno: i suoi discorsi alla cerimonia di apertura del Festival del Film di Locarno, infatti, sembrano più che altro degli appelli alla mobilitazione generale in difesa della Patria. Ma tant’è, oggi il presidente della rassegna cinematografica ce l’ha con Mosca: non vuole infatti accettare che i russi del Gosfilmofond – la più grande cineteca (pubblica) al mondo – possano disporre di uno spazio artistico all’interno della manifestazione locarnese. Verrebbe da chiedersi se altrettanta fermezza fosse all’ordine del giorno nel caso di un coinvolgimento degli USA… ma tant’è: il “revival” della guerra fredda pare proprio essere in pieno svolgimento.

Il Gosfilmofond ha firmato due settimane fa – grazie anche al lavoro svolto dal Centro culturale “Il Rivellino” – un accordo con la Città di Locarno per contribuire al finanziamento del (controverso) Palacinema. Una disponibilità, questa, che il direttore dell’istituto moscovita, Nikolaj Borodachev, aveva già espresso l’estate scorsa alle autorità cittadine (con lettera datata 9 agosto 2013). Oggi, forse anche a seguito dello scetticismo (più che giustificato) di alcuni comuni limitrofi nel finanziare l’opera, la collaborazione con i russi si concretizza.

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Il Palacinema e i paesi emergenti

borodachev-cEro (e lo sarò finché non vedrò dei fatti concreti) personalmente molto scettico sulla Casa del Cinema, tanto che la sezione del Locarnese del Partito Comunista si è impegnata pure in due referendum sul tema (uno a Locarno e l’altro nel Gambarogno, con gli esiti che conosciamo). Non certo per avversione nei confronti del cinema o per indebolire il Festival, come irresponsabilmente alcuni nostri detrattori amano ribadire, ma perché a mancare erano i contenuti. Il “contenitore” (Casa del Cinema) risultava infatti vuoto in fatto di aspetti culturali e didattici di un certo spessore e, soprattutto, sicuri e non soltanto declamati. Prima di investire denaro pubblico è per me buona regola sapere come e dove questi soldi finiscano. Resto pertanto convinto che si poteva trovare altre soluzioni per favorire la cultura cinematografica nel Locarnese, investendo in progetti che tenessero maggiormente conto del tessuto economico e sociale della regione. Tuttavia la scelta democratica è ora chiara: il Palacinema arriverà e si tratta a questo punto di agire costruttivamente affinché non si trasformi in un buco nell’acqua.

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Tutela dei lavoratori o marketing politico?

verdi_legaSono diversi i limiti dell’iniziativa popolare “Salviamo il lavoro in Ticino” promossa dai Verdi che hanno spinto noi comunisti e molti sindacalisti a non sottoscriverla. Anzitutto il fatto che la stessa incarica il governo di fissare la percentuale (presumibilmente il 65% stando ad alcuni testi legislativi) del salario mediano nazionale che verrebbe utilizzata per determinare il salario minimo cantonale di ciascun settore. Questo metterà i lavoratori alla mercé di quella stessa compagine governativa che ha tagliato, pochi mesi fa, i salari dei dipendenti pubblici. In secondo luogo vi è il rischio concreto che si venga a creare un effetto di “ancoraggio” negativo: la parte padronale, di fronte a salari minimi tanto bassi potrebbe diminuire le attuali paghe, finendo così per danneggiare gran parte dei salariati e aggravando addirittura l’effetto dumping. Non mi stupisce, quindi, che Franco Ambrosetti, presidente della Camera di commercio, abbia firmato l’iniziativa.

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La lista nera dei bassi salari

bassisalariLe imprese che vengono colte in flagrante “con paghe totalmente inaccettabili moralmente, devono essere denunciate pubblicamente e inserite in una black list di dominio pubblico”. Lo dice il presidente dei Giovani Liberali Radicali, Giovanni Poloni, proponendo una lista nera dei padroni che ai lavoratori versano “salari cinesi” (termine, quest’ultimo, usato anche da ambienti sindacali).

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In politichese “spostare” significa “smantellare”: manovre losche sulle Officine FFS

Quando un presidente di un partito importante e di governo come il PLRT parla, non esprime mai suggerimenti innocenti a titolo personale: al contrario le sue parole sono macigni che pesano politicamente. Rocco Cattaneo ha affermato nei giorni scorsi che le Officine FFS di Bellinzona andrebbero spostate altrove. Lo stesso consiglio, qualche giorno dopo, viene lanciato anche dal presidente della Camera di Commercio Franco Ambrosetti. Ma davvero padronato e partiti borghesi ci prendono per fessi? La volontà mai sopita della destra economica e dei manager delle FFS di smantellare il sito industriale bellinzonese torna insomma a farsi sentire dopo la pausa forzata imposta dalla vittoriosa mobilitazione operaia e dell’intera società civile del 2008. Si preparano insomma a tornare all’attacco, questa volta con adeguati trucchi linguistici: non si “chiude” più, si “sposta” solamente, peccato che questo significa quasi sicuramente impedire proprio la realizzazione del centro di competenze sulla logistica per cui è stata anche depositata un’iniziativa popolare con 15’000 firme durante lo sciopero e che è ancora oggi – guarda caso – in fase di studio.

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Livelli alle Scuole Medie? Anche l’operaio vuole il figlio dottore…

La mia esperienza come sindacalista studentesco mi ha permesso di costatare il ritorno con prepotenza del problema della selezione nella scuola. Una selezione basata sull’origine sociale degli allievi, che mette in discussione tutte le belle parole su diritto allo studio e uguaglianza di possibilità. Ricordo bene come, ad esempio, nel 2003, il ministro dell’educazione del Canton Zurigo si lamentasse del fatto che le università fossero diventate “di massa” e per questo perorava la causa (palesemente classista) non solo dei tagli alle borse di studio, ma anche del raddoppio delle rette d’iscrizione (intenti frenati parzialmente anche grazie allo sciopero e all’occupazione studentesca dell’ateneo).

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Pene giuste, non pene esemplari!

Il segretario dell’UDC ticinese durante un dibattito elettorale a cui ho preso parte perorava la causa della reintroduzione della “pena di morte”. Ma – bontà sua! – “solo per i rei confessi”, come se uno confessasse un reato, sapendo di finire sulla forca?! In queste sue proposte l’UDC non stupisce più di tanto: è ormai un partito che di “centro” non ha assolutamente niente e che francamente pure di “democratico” ha ben poco, visto che favorisce nientemeno che le “leggi speciali” (tipiche nei regimi autoritari) valide solo per alcune categorie di persone, ovvero coloro che non hanno il “privilegio” di avere il passaporto svizzero. Facile fare politica dettando l’agenda del Paese e ricattando le altre forze politiche a suon di denari con pubblicità estese piene di faziosità e di strumentalizzazioni.

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Tentacoli liberisti e ciellini sulla scuola pubblica

Leggo sul sito del candidato liberale al governo Sergio Morisoli come egli sia un sostenitore non solo della “liberalizzazione” nell’ambito del sistema della scuola pubblica ticinese ma pure del rafforzamento della cosiddetta “autonomia” delle sedi scolastiche pubbliche.

Come dice il regista Nanni Moretti in una sua pellicola: “le parole sono importanti”! E queste parole di Morisoli sono macigni da prendere sul serio: si tratta infatti della sintesi quanto mai chiara delle linee guida di Comunione & Liberazione (CL), l’organizzazione confessionale che rappresenta uno dei veri poteri forti del Canton Ticino, una sorta di massoneria di stampo clericale, che ha in mano ampi settori del servizio pubblico, dell’università e delle amministrazioni. Tutto questo lo scriveva già dieci anni fa il giornalista italiano Mario Portanova nel suo articolo “Il canton ciellino” (“Diario”, anno VI, nr. 12 – 23/29 marzo 2001 e che ho avuto il privilegio di aver letto al liceo grazie a un docente che non aveva paura di affrontare certi temi!), dove mostrava i legami che, ad esempio, vigevano fra la detta setta e la Lega dei Ticinesi, l’USI e altre strutture portanti del sistema affaristico e politico ticinese.

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