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Harmos? Un modo per distruggere la scuola pubblica ticinese!

Max su TicinonewsIl concordato Harmos relativo alla scuola dell’obbligo atto alla sua armonizzazione a livello nazionale è ormai una realtà. In febbraio la stampa e le autorità decantavano la vittoria ticinese per quanto riguarda la durata della scolarità elementare e media. Oggi ancora si decantano vittorie per quanto riguarda la progressiva concretizzazione del concordato. Eppure noi non possiamo che stigmatizzare la “politica del salame” adottata dalle autorità scolastiche, occultando il progetto globale che si vuole imporre alla scuola. Fra una deroga e l’altra o fra una discussione sull’italiano come materia opzionale o no, non si è mai parlato di contenuti della formazione, degli standard di formazione e degli standard di qualità, che sono in realtà gli aspetti più importanti (e pericolosi) del concordato.
Il pubblico ha avuto l’impressione che il nocciolo della questione sia quello relativo alla durata della scolarità obbligatoria, ma i reali contenuti di Harmos sono altri e non sono stati toccati: quasi nessuno oltre al SISA ha detto che gli “standard” e il “portfolio delle competenze” vogliono introdurre elementi di competizione fra istituti. Nessuno dice che là dove introdotti gli “standard” hanno creato un aumento della selezione. Nessuno dice che i “portfolio” servono per consolidare scuole e corsi privati.
Ancora pochi giorni fa ci hanno beati con le ultime conquiste ticinesi in fatto di Harmos, esse non possono però soddisfare docenti e studenti realmente addentro al sistema formativo:
1) A livello nazionale e non solo ticinese, pontificare su quelle conquiste comporta che si contribuisca a far dimenticare la vera posta in gioco con HarmoS e cioè l’introduzione nella scuola pubblica di elementi mercantili.
2) A livello ticinese, pontificare su quelle conquiste comporta che ci si allontani dall’osservare lo stato di grave deperimento della scuola ticinese. E in questo senso non pensiamo tanto ai risultati PISA, pensiamo alla stanchezza, al burn out, alla politica salariale, pensiamo al 15% di quindicenni che escono dalle medie pronti per proseguire la strada dell’analfabetismo.
3) S’impone un osservatorio cantonale che sappia definire gli standard di qualità che vanno assolutamente perseguiti: diminuzione del numero di allievi per classe, potenziamento servizi di sostegno, politica degli anni sabbatici e della formazione, ecc.

L’inchiesta PISA è un prodotto dell’OCSE

A piccoli passi verso la privatizzazione della scuola, dimostrando che i nostri quindicenni sono mezzi deficienti.

Si sta parlando abbondantemente in questi ultimi tempi dello studio PISA, patrocinato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico OCSE, la quale altro non è che il club dei 30 paesi più ricchi del mondo e uno dei motori ideologici dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Attraverso PISA si intende definire gli obiettivi dell’insegnamento attraverso una valutazione delle competenze necessarie alla vita adulta. A che cosa serva in realtà PISA lo si può capire leggendo fra le righe del quotidiano “Le Temps” del 13 maggio 2002 (già, perché di PISA si parla fin dal 2000 e non è una invenzione recente), il quale metteva bene in evidenza gli interessi correlati dell’Organizzazione internazionale per lo sviluppo e la libertà d’insegnamento. Questo ente spinge verso la privatizzazione del sistema formativo, nuovo campo di investimento e di iperselezione sociale. Il termine “libertà” assume in questo caso ? come sempre quando si ha a che fare con liberali e liberisti ? una connotazione particolare, lontana dal senso più nobile del termine inteso dalla testata del giornale che state leggendo: libertà, insomma, di aprire questo settore pubblico al capitale privato. Il paragrafo precedente è una libera traduzione dagli articoli del compagno Dario Lopreno, insegnante a Ginevra e membro del sindacato VPOD pubblicato nel 2002 sia sul periodico “A l’encontre” (www.alencontre.org), sia sulla rivista sorella svizzero-tedesca “Debatte” (www.debatte.ch), entrambi di tendenza trotzkista e legati al Movimento per il Socialismo. Una fonte che – pur nella differenza ideologica che mi distanzia da essa – ritengo abbia sempre seguito con analisi interessanti lo sviluppo delle politiche neoliberali a scuola negli ultimi anni. Prossimamente sarà il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ad uscire pubblicamente con una propria posizione, che a grandi linea consisterà nella ripresa degli aspetti che seguono. Da una parte gli ambienti economici che promuovono il “meno Stato” (e quindi anche i tagli alla scuola) sostengono che le misure di risparmio e le riforme volte e a rendere la scuola un’azienda, non danneggiano realmente la qualità dell’educazione pubblica: sono però proprio i risultati delle loro stesse indagini a smentirli. Chiarito una volta per tutte che gli obiettivi di PISA non sono quindi né culturali né benefici, i risultati vanno cosinderati comunque preoccupanti, soprattutto per quanto concerne le materie linguistiche e di espressione. Aspetti fondamentali che fanno i giovani cittadini capaci di porsi criticamente di fronte alla vita. Questi fallimenti non sono, in generale, da attribuire a ‘sori presunti “lassisti” o a ragazzi che non si applicano, ma ad una politica educativa che si è appiattita ai voleri del mercato trattando i docenti come venditori e gli allievi come clienti e quindi imponendo una cultura pedagogica consumistica. E qui mi piace ricordare l’eloquente vignetta del quotidiano “Der Bund” del 3 maggio, dedicata, appunto, ai risultati dell’inchiesta e sulla quale si poteva leggere: “nello sport, si sarebbe cambiato l’allenatore!”. Certe eminenze grigie che dirigono realmente la scuola ticinese (e quindi Gendotti c’entra poco) e che da anni difendono le strutture di un sistema scolastico lacunoso e, anzi, favoriscono il suo smantellamento piegandosi ai dictat neoliberisti europei, dovrebbero cominciare a riflettere. Con buona pace di quel docente che in TV un anno fa affermava: “la scuola ticinese è ottima e costa poco”… una risata lo seppellirà!