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In politichese “spostare” significa “smantellare”: manovre losche sulle Officine FFS

Quando un presidente di un partito importante e di governo come il PLRT parla, non esprime mai suggerimenti innocenti a titolo personale: al contrario le sue parole sono macigni che pesano politicamente. Rocco Cattaneo ha affermato nei giorni scorsi che le Officine FFS di Bellinzona andrebbero spostate altrove. Lo stesso consiglio, qualche giorno dopo, viene lanciato anche dal presidente della Camera di Commercio Franco Ambrosetti. Ma davvero padronato e partiti borghesi ci prendono per fessi? La volontà mai sopita della destra economica e dei manager delle FFS di smantellare il sito industriale bellinzonese torna insomma a farsi sentire dopo la pausa forzata imposta dalla vittoriosa mobilitazione operaia e dell’intera società civile del 2008. Si preparano insomma a tornare all’attacco, questa volta con adeguati trucchi linguistici: non si “chiude” più, si “sposta” solamente, peccato che questo significa quasi sicuramente impedire proprio la realizzazione del centro di competenze sulla logistica per cui è stata anche depositata un’iniziativa popolare con 15’000 firme durante lo sciopero e che è ancora oggi – guarda caso – in fase di studio.

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Crisi del sistema economico occidentale e salario indiretto

economia2Daniel Lampart dell’Unione Sindacale Svizzera (USS) in data 9 settembre 2008 dichiara a “La Repubblica” che il tasso di disoccupazione in Svizzera è stato sempre più basso rispetto agli altri paesi europei. E aggiunge: “nel 2007 a fronte di una crescita del PIL del 3,3% l’aumento dei salari è stato dello 0,9%. Nei tre anni precedenti la crescita costante dell’economia è stata accompagnata da una crescita di poco superiore allo zero dei salari”. Al di là del semplice constatare questa realtà si dovrebbero mettere in atto misure per chiedere almeno (e diciamo: almeno!) che l’aumento dei salari fosse il triplo di quello effettivamente registrato, ovvero il 2,7% rispetto alla crescita del PIL del 3,3%. Ma se da un lato si resta colpiti dall’atteggiamento passivo del sindacalismo tradizionale, non possiamo credere che i vertici dell’USS siano mossi da semplice compiacenza con i datori di lavoro contro i lavoratori. Si può ritenere che, probabilmente, nella volontà, non solo svizzera, di contenere i salari ci fosse la consapevolezza che la recessione e la crisi irreversibile del sistema economico occidentale fossero alle porte. Solo in questo modo e cioè contenendo i salari e impedendo una spirale inflazionistica che avrebbe peggiorato la futura recessione (quella che stiamo vivendo attualmente) si potevano garantire sul lungo periodo condizioni non peggiori per i lavoratori.

Va detto anche, però, che non è la quantità di franchi che determina il valore di uno stipendio, ma sono le possibilità economiche che quella cifra garantisce, ovvero come i cittadini possano investire e utilizzare quei soldi per garantirsi il tenore di vita precedente o migliorarlo. Poiché la possibilità di acquistare beni e servizi determinata dal salario è comunque strettamente legata alla ricchezza reale prodotta da un paese, è evidente che in un quadro di declino della produzione e recessione europea, che coinvolge anche la Svizzera, siamo tutti destinati ad essere più poveri. Proprio per cercare di salvare il più possibile i cittadini da situazioni disperate di marginalizzazione, è utile valorizzare al massimo il salario indiretto. Infatti costa meno allo Stato garantire – anche gratuitamente – alcuni servizi (trasporti pubblici, educazione, sanità, casa) piuttosto che dover gestire una situazione sociale nella quale, come in città come Los Angeles o San Francisco oggi, percentuali rilevanti della classe media finiscono a vivere in tendopoli nelle periferie. In questo quadro la richiesta avanzata lo scorso anno dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) per ottenere trasporti pubblici gratuiti è assolutamente in linea con la costruzione di un salario indiretto più forte. Gli stessi tagli ai bilanci della scuola pubblica sono profondamente miopi e, a ragione, studenti e docenti di tutto il continente si stanno mobilitando, dalla Grecia all’Italia, arrivando – come il 15 ottobre scorso – a Bellinzona.
La vera e grave responsabilità del sistema economico, politico e sindacale svizzero è l’essersi adeguato alla logica imposta dai governi del G8 e dalle organizzazioni economiche internazionali che hanno del tutto erroneamente immaginato di poter ancora controllare le materie prime del pianeta (alimentari ed energetiche, che i paesi in via di sviluppo preferiscono vendere alle potenze emergenti come Cina e India piuttosto che a noi Occidentali) e i flussi di mercato attraverso operazioni speculative internazionali. Bisogna avere il coraggio di ammettere che se il ’29 è stata una crisi congiunturale del sistema capitalistico euro-statunitense, questa è una crisi strutturale non facilmente reversibile. In un mondo in cui la responsabilità è un valore, i responsabili di scelte avventate e sbagliate dovrebbero avere la decenza di ritirarsi a vita privata, perché qui si sta giocando con il futuro di milioni di lavoratori e di cittadini.

Centro storico di Bellinzona: pedonalizzazione da sacrificare?

Il pregiato centro medioevale della Città di Bellinzona non può sopportare il transito di mezzi ingombranti e inquinanti quali sono quelli utilizzati finora. Su questo punto non si può tornare indietro. I pedoni si sono ormai riappropriati delle vie e delle piazze del centro: la Città è tornata a vivere in una dimensione più umana.
Non mi si accusi di plagio! Lo ammetto: non sono l’autore di queste frasi iniziali. Esse sono tratte dal programma elettorale del Partito socialista (sostenuto anche dall’allora Partito del Lavoro), ma che evidentemente, sul finire della legislatura, ha deciso di cambiare.
La questione della pedonalizzazione del centro storico di Bellinzona va affrontata attraverso quattro questioni che nessuno dei contrari ha ancora chiarito: il passaggio nelle ore di punta dei bus, con le dimensioni che conosciamo e con l’impatto ambientale conseguente,non pregiudicherà la vivibilità del borgo? La ventina di mezzi che passeranno per il centro storico non comprometteranno la pavimentazione, l’organizzazione del traffico e la sicurezza per i cittadini (e i bambini)? la corsia preferenziale che, come dicono gli iniziativisti, inizierà su una rotonda e finirà in un incrocio, che senso ha?

Gli apprendisti sì, gli studenti no!

Articolo di Massimiliano Ay e Leonardo Schmid, candidati al Granconsiglio per il Partito del Lavoro / Giovani Progressisti

Il sindacato UNIA ha lanciato un’iniziativa per offrire agli apprendisti l’abbonamento “Arcobaleno” gratuito. Questo perché il Cantone per risparmiare sta concentrando per professioni i vari centri di formazione per apprendisti. Ecco quindi che ad esempio un apprendista montatore elettricista di Locarno si trova costretto a frequentare la scuola professionale a Biasca, perché lì si è deciso di riunire tutti coloro che seguono quel dato tirocinio.
Abbiamo preso atto di questa proposta di UNIA e ci chiediamo se non sia una mossa pre-elettorale di qualche segretario sindacale del PS o del MPS. Già, perché il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) unitamente ai Giovani Progressisti e al Partito del Lavoro già nel 2005 (ben lontani dalle elezioni) aveva denunciato il fatto che con il progetto del DECS di concentrare le scuole professionali si creavano situazioni difficili circa la mobilità dei giovani, e il deputato del PdL Fausto Gerri Beretta Piccoli aveva pure presentato un’interrogazione in Granconsiglio. Allora, però, da UNIA e dai partiti ad essa legati, solo un assordante silenzio: si vede che allora non c’era bisogno del voto degli apprendisti maggiorenni!
L’iniziativa di UNIA va certo sostenuta, ci mancherebbe, è pur sempre un miglioramento per gli apprendisti, però la cosa va analizzata bene: si tratta di una proposta moderata. La moderazione della proposta di UNIA sta non solo nel non voler lottare per mantenere le professioni nelle diverse sedi, ma pure nel fatto che UNIA riconosce solo agli apprendisti il problema degli spostamenti. Il Sindacato degli Apprendisti SISA, invece, dal canto suo chiede da diverso tempo – attraverso una petizione (presente sul sito http://www.sisa-info.ch) – di rendere gratuiti tutti i mezzi pubblici per i giovani in formazione in generale, che siano studenti privi di reddito o che siano apprendisti sottopagati! Non è una proposta estremista: a Ginevra si voterà se offrire a tutti i cittadini i mezzi pubblici a gratis, in fin dei conti li si finanzia già con le imposte!
Il SISA, così come i Giovani Progressisti e il PdL, lotta affinché tutti possano accedere al tirocinio della professione desiderata. Da quando nella formazione professionale è avvenuta la riforma (era il 2005) il numero, ad esempio, degli apprendisti falegnami nel Mendrisiotto è drasticamente sceso: sarà un caso che ora devono andare a scuola fino a Biasca?