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Relazione politica al XXI Congresso del Partito Comunista del Ticino

Amiche e amici ospiti, compagni dei partiti esteri, del KKE esempio di mobilitazione; del PdCI attraverso cui saluto il compagno Oliviero Diliberto che ho recentemente incontrato al vostro Congresso di Rimini; compagni delle rappresentanze diplomatiche, dei partiti della sinistra ticinese e cari compagni dalla Mesolcina; compagna Tamara Magrini, rappresentante dell’Autorità comunale di Locarno;  compagno Cyrille Baumann del Partito del Lavoro di Berna e della Gioventù Comunista nazionale: grazie a tutti voi per onorarci della vostra presenza.

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Militari svizzeri all’estero e fascistizzazione della società

Fucile d'Assalto SvizzeroLa decisione della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati adottata con 9 sì, nessun contrario e 2 astenuti di autorizzare le autorità militari a obbligare i soldati svizzeri sia professionisti sia di milizia a compiere dei periodi di servizio all’estero è grave, tuttavia non stupisce se inserita nel contesto occidentale, di cui parleremo più avanti. Certo, lo sia sa, è solo il parere di una commissione, manca quindi ancora tutto l’iter procedurale parlamentare e, con l’opposizione della Sinistra, dei Nazionalisti e di qualche Borghese illuminato, l’ipotesi in discussione potrebbe ancora essere scongiurata. Tuttavia si tratta di una situazione già di per sé sintomatica del momento che l’Occidente sta attraversando: se si riuscirà a bloccare la riforma di legge adesso, qualora però non cambiassero le condizioni di sviluppo sociale, quanto uscirà dalla finestra dovrà (drammaticamente) per forze di cose rientrare dalla porta.
La decisione del gruppo di senatori va contro l’indicazione della relativa commissione del Consiglio Nazionale ma dà respiro sia al Consiglio Federale (che guarda a Bruxelles e Washington) ai vertici militari (chissà, forse, loro guardano invece a Tel Aviv vista l’amicizia fra l’esercito neutrale svizzero e l’esercito invasore sionista!). Già da tempo l’esercito svizzero, infatti, non ha più per unica missione la difesa dei confini nazionali e della neutralità (missione che in ogni caso presentava vari aspetti discutibili), ma si sta evolvendo, o meglio, sta degenerando in un tipo di esercito in stile NATO, ossia pronto ad essere utilizzato in maniera offensiva sia per gli interessi economici esteri (cioè euro-americani) sia della nostra borghesia che ha occhi solo per nuovi mercati e profitti.
Se ora il tutto è coperto dal “mantenimento della pace”, in realtà queste modifiche di legge hanno un respiro molto più ampio, benché nascosto, ossia ridefinire la politica securitaria dell’Europa. La Svizzera come sappiamo, anche se sulla carta rimane sovrana, recepisce in tutto e per tutto le decisioni peggiori prese a Bruxelles contro i popoli e contro i lavoratori. L’Europa è cosciente, anche se non lo ammette, della crisi strutturale in cui si trova, dovuta all’impossibilità del sistema consumistico neoliberista di competere con le nascenti economie asiatiche e di continuare in eterno lo sfruttamento neocoloniale delle materie prime dei paesi poveri. L’Europa è cosciente altresì dell’aumento delle disparità sociali persino nei paesi in cui solitamente il benessere era meglio distribuito. Per tutto questo i paesi a noi vicini stanno seguendo, ognuno col suo ritmo, una politica che unisce securitarismo portato all’eccesso con una corsa al culto del nazionalismo e del militarismo (i discorsi del Presidente Napolitano in Italia sono sintomatici nella loro aggressività patriottarda). Proprio nella vicina penisola, d’altronde, i fascisti di Alleanza Nazionale oggi al governo vogliono reintrodurre nientemeno che i campi estivi di salubrità fisica per i giovanissimi in cui “addestrarsi militarmente ma soprattutto moralmente, per l’amore della Patria, per il rispetto della gerarchia, per tutti quei sentimenti che vengono dalle Forze armate” (parole del ministro Ignazio La Russa, non di Benito Mussolini!). Sarkozy in Francia non è da meno con le politiche repressive contro ogni dissenso espresso fuori dall’iter meramente istituzionale (cioè controllato e moderato), e l’elenco potrebbe purtroppo continuare a lungo. La Svizzera si adeguerà sacrificando la sua cultura liberal-democratica e garantista, ma lo farà con moderazione, con equilibrio, con un metodo tutto svizzero per cui passo dopo passo non ci accorgeremo di vivere in un paese diverso da quello che conosciamo. Siamo ancora in tempo a cambiare la situazione? Sì scegliendo altre priorità di sviluppo economico e decidendo di salvaguardare gli aspetti sociali e solidali che ancora resistono.

Da quando i mezzi giustificano i fini?

CIAMi rivolgo ai lettori di “Obiezione” con queste brevi riflessioni dopo aver letto l’ultimo numero del bollettino “Il mund civilist”, organo dell’Associazione Svizzera del Servizio Civile, l’associazione di categoria dei civilisti. Mentre scrivo non so ancora se rassegnerò le dimissioni dalla stessa, ma la tentazione è forte. Ho aderito all’associazione appena fondata, ho collaborato al giornale traducendo dei testi e l’anno scorso ho fatto pure parte della giuria per il concorso letterario. Mai avrei immaginato, però, di dover leggere sul suo organo ufficiale affermazioni tanto gravi e politicamente schierate. Sono obiettore non perché affetto da un pacifismo utopista, ma perché a fianco di ragioni personali caratteriali e di coscienza, non intendo collaborare con una struttura classista e filo-atlantica come l’esercito svizzero, che propaganda la violenza tanto per non rendere evidente la sua inutilità. Come posso quindi tollerare che l’associazione di cui sono parte si faccia portavoce, in ben tre articoli, del sostegno implicito ai metodo sporchi degli USA e dei suoi burattini, quinte colonne in vari paesi? Come si fa a non dire che il Kosovo è stato uno strumento per spaccare la forza geopolitica di un paese, la Serbia di Milosevic, che si ostinava – nel bene e nel male – a difendere la propria indipendenza dall’imperialismo? Come si fa a dire che è un bene la “resistenza” (organizzata dalla CIA) contro la Bielorussia non allineata, unico paese dell’ex-URSS dove la gente non sia nella povertà assoluta. Come si fa a sostenere la “rivoluzione di velluto” in Ukraina solo perché il popolo “arancione” è sceso in piazza “pacificamente” in favore di … Yushenko, che dalle ultime dichiarazioni a me pare sempre più un fascista? Ma in che mondo vive il caporedattore de “Il mund civilist”? Essere obiettore di coscienza non significa sostenere le azioni dell’imperialismo, mascherate di democrazia, solo perché “non-violente” o “pacifiche”. Per me usare anche solo i soldi di CIA e NATO per abbattere governi che vogliono impedire il monopolio della forza di Unione Europea e USA è comunque qualcosa di violento e anti-umanitario. Credo che essere pacifisti significhi essere anzitutto anti-imperialisti, perché la pace senza giustizia sociale e sotto un dominio straniero (cioè americano nel contesto attuale) è solo una formula vuota.