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Relazione politica al XXI Congresso del Partito Comunista del Ticino

Amiche e amici ospiti, compagni dei partiti esteri, del KKE esempio di mobilitazione; del PdCI attraverso cui saluto il compagno Oliviero Diliberto che ho recentemente incontrato al vostro Congresso di Rimini; compagni delle rappresentanze diplomatiche, dei partiti della sinistra ticinese e cari compagni dalla Mesolcina; compagna Tamara Magrini, rappresentante dell’Autorità comunale di Locarno;  compagno Cyrille Baumann del Partito del Lavoro di Berna e della Gioventù Comunista nazionale: grazie a tutti voi per onorarci della vostra presenza.

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La “decrescita” non va esclusa a priori

ecosocialismoPCDa qualche anno il modello di sviluppo dell’Occidente capitalista ha raggiunto i suoi limiti: il livello di sovrapproduzione e di consumismo esasperati da un lato e l’emegere di nuovi soggetti a livello geoplitico dall’altro, stanno dimostrando che ci troviamo nel contesto di un declino del modello economico occidentale.

Le regole del capitalismo nel suo stadio egemonico impongono a questi di espandersi su altri mercati: prima con gli eserciti coloniali, poi con le multinazionali strumenti del neo-colonialismo economico, ora di nuovo con gli eserciti. E’ l’unico modo per accaparrasi le materie prime di cui l’Occidente è povero ma di cui necessita assolutamente per poter mantenere il suo attuale standard di vita e di consumo. Dalla guerra per il petrolio in Irak, alla guerra per il petrolio in Libia, passando dalla lotta ai pescatori (definiti “pirati”) della Somalia depredati della fauna ittica, l’Occidente in declino sta fomentando una politica guerrafondaia pur di non cedere i propri privilegi.

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Bill Arigoni, un compagno che … non le mandava a dire!

Non ho avuto il privilegio di conoscere molto Bill Arigoni o di lavorarci assieme: la mia giovane età non mi aiuta certo a scrivere un articolo in suo ricordo. Tuttavia ho imparato a conoscere, da chi ha potuto militare per lunghi anni con Bill, la sua tenacia e il suo essere in prima linea per tutte quelle lotte sociali, civili, sindacali e ambientali che stanno a cuore alla sinistra. Un compagno a cui va riconosciuta la determinazione e la coerenza politica, ma anche l’originalità con cui portava avanti i valori della comune causa del socialismo.

Vorrei evitare la retorica, perché so che quando si è chiamati a scrivere questo genere di articoli, è alto il rischio di finirvici. Per tale ragione sono andato a riprendere tre giornali di tre epoche diverse per ricordare altrettanti momenti della vita di Bill Arigoni, tre momenti di presenza attiva, ma sempre umile, di un grande esponente del movimento operaio ticinese. E’ in questo modo, partendo dalle sue lotte concrete, che voglio ricordare un compagno che manca a tutti i progressisti del nostro Cantone.

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La legittimazione democratica dei comunisti

Ernesto Galli della Loggia – citato nell’articolo “Le tante anomalie politiche dell’Italia di oggi (e di ieri)” firmato da Giuseppe Laperchia (CdT, 16 ottobre 2010) – scrive, riferendosi alla vicina penisola: è “patologico che in una democrazia il partito d’opposizione fosse un partito di fatto fuori dalla legittimazione democratica come era il PCI”. E’ un’affermazione grave e falsa!

Il Partito Comunista Italiano (PCI) di Gramsci e Togliatti fu infatti più che un’avanguardia, una realtà di massa e di popolo (démos), implicata in modo organico non solo nella lotta partigiana contro la dittatura, ma pure nell’elaborazione della Costituzione democratica (che ancora oggi è alquanto avanzata nel raffronto internazionale).

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Una risposta a Donatello Poggi (Lega): la sinistra vuole essere popolare, non populista!

Non c’è dubbio, caro Poggi, la sinistra ha fatto anch’essa degli errori, come tutte le correnti politiche. C’è gente, come i comunisti, che lavora per migliorarla perché crede ancora nei valori di solidarietà, di giustizia, di amicizia fra i popoli e in ultima analisi nell’ideale socialista; e c’è gente invece che cambia casacca in base a chi porta più voti seguendo di pancia la faciloneria del momento, cavalcando le paure della gente, offrendo loro la solita demagogia patriottarda. La sinistra a volte ha scordato di rivendicare, spesso si limita a stare sulla difensiva. La sinistra – che ha un patrimonio culturale umanista – a volte cade nel buonismo, ma francamente lo trovo sempre meglio del becero e volgare sbraitare di certi individui che fomentano la guerra fra poveri e cercano capri espiatori per dividere i popoli e i lavoratori.

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Nobel: premiata l’estrema destra cinese!

Il premio Nobel non è quasi mai insignito a una persona per i suoi effettivi meriti di pace o letterari, esso rientra al contrario – come qualsiasi cosa pretesa neutrale – in un subdolo gioco politico ben orchestrato. Il nuovo nemico dell’Occidente è la Repubblica Popolare Cinese che si sta sviluppando enormemente sopraffacendo il dominio aggressivo euro-americano: occorre quindi demonizzarla, affinché i popoli occidentali detestino quello cinese. Liu Xiaobo, il poeta cinese, neo-premiato è una pedina di questo sporco gioco dell’ennesima “guerra di civiltà”.

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L’incontro (democratico) fra socialisti e radicali

La fondazione dell’associazione “Incontro Democratico” fra alcuni membri del PS e dell’ala radicale del PLR, al di là delle riflessioni intellettuali potenzialmente interessanti a cui sicuramente potrà dare adito, indica – leggendo fra le righe – che gli equilibri nel centro-sinistra stanno mutando.

L’associazione si pone l’obiettivo di contrastare l’imbarbarimento del dibattito politico, quasi un esercizio di stile – con un vago cenno di buonismo – che rifiuta il conflitto come base di crescita dei diritti, per favorire invece la concertazione, il consociativismo, l’eterno compromesso. La socialdemocrazia, insomma, al posto di spostarsi verso le istanze operaie e di base,  trovando assieme agli altri partiti progressisti una risposta combattiva per uscire da sinistra dalla pesante crisi economica attuale, ha deciso un’altra priorità, quella di trovare sinergie con la borghesia “illuminata” per discutere su …come discutere!

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Muro di Berlino: oggi servirebbe maggiore equilibrio!

max_cdtQuesto anno ricorre sia il 60° anniversario della nascita della DDR, avvenuta il 7 ottobre 1949, sia il 20° della caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989. Il Muro ha assunto nella nostra società il significato del simbolo della violenza e del limite delle libertà imposto dai paesi socialisti ai loro cittadini: uno strumento di propaganda da parte dei paesi capitalistici per demonizzare una società che promuoveva un differente sistema di valori, fondato sulla giustizia sociale, l’uguaglianza delle opportunità, il diritto alla casa, alla sanità e alla scuola (gratuita fino all’università), nonché un sistema in cui la disoccupazione era praticamente inesistente e la partecipazione operaia nelle gestione delle fabbriche un diritto.

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La RDP di Corea abbandona il comunismo?

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“Kim ha abbandonato il comunismo”. Su tutti i giornali e i media on-line occidentali il 28 settembre scorso si poteva leggere questa notizia: la nuova costituzione della Corea del Nord abbandona ogni riferimento al comunismo perché “raggiungerlo è difficile”, queste le parole di giustificazione pronunciate da un funzionario del governo di Pyongyang. Andiamo a vedere le fonti: LaRegione, l’Unità, Yahoo, Ticinonline, ecc. Lo dicono tutti, da destra a sinistra. Ma si tratta realmente di fonti diverse? No, perché tutte si basano su una fonte primaria unica, l’articolo di Jon Herskovitz e Christine Kim scritto per l’Agenzia di stampa Reuters, che fa parte di un oligopolio di agenzie di informazione. Tutti hanno ripreso la Reuters, a volte facendo un semplice copia-incolla delle frasi. Naturalmente questo si chiama “pluralismo di informazione”! La Reuters a sua volta si basa su testimonianze della Corea del Sud che sostengono che la notizia sia trapelata solo oggi. Niente di più falso: basterebbe fare un giro sul web per leggere il comunicato diramato dalla KCNA, l’agenzia stampa ufficiale nordcoreana che già in aprile ne parlava. In pratica ci raccontano le cose con quasi sei mesi di ritardo e forse dovremmo chiedercene il perché!

In realtà la Corea Popolare non ha rinunciato proprio a niente. Ad esempio anche il Partito Svizzero del Lavoro parla di socialismo e non di comunismo nei suoi statuti. Ogni marxista sa infatti che l’obiettivo di un comunista è la costruzione della società socialista e non direttamente comunista. Il comunismo è infatti uno stadio superiore dello sviluppo socialista, o meglio: sarà l’evolversi di una società socialista avanzata in cui deperirà il conflitto di classe e dunque l’apparato repressivo di una classe su un altro, cioè lo Stato.La nuova costituzione coreana ha semplicemente codificato la politica del Songun, e cioè la priorità della difesa di fronte all’aumento delle provocazioni degli USA e ha di nuovo sottolineato che l’ideologia dello Stato è il Juché teorizzato dal fondatore della Repubblica Kim Il Sung. La Corea continua a perseguire un “socialismo con caratteristiche coreane” e nei suoi documenti politici rimane un paese di ispirazione “socialista”, ribadisce il legame alla sua rivoluzione, le gigantografie di Marx e Lenin restano in bella mostra nella piazza Kim Il Sung di Pyongyang. Solo che al posto di creare un “uomo nuovo comunista” come si diceva nel vecchio testo, ora si parla di forgiare un “uomo nuovo legato al pensiero del Juché”. Il Juché è un adattamento dialettico del marxismo-leninismo alla realtà coreana, in alcune sue parti differisce dal materialismo marxista e per questo non si può definire un’evoluzione diretta del marxismo-leninismo come potrebbe essere visto il maoismo. Da sempre in Corea del Nord la rivoluzione socialista si è basata sullo Juché e non solo sul marxismo-leninismo che continua ad essere studiato nelle università. Il riferimento esplicito al comunismo è stato rimosso dalla Costituzione – ha spiegato Alejandro Cao de Benos, presidente della Korean Friendship Association – perché “non può essere realizzato da una nazione singola e sotto la pressione dell’imperialismo: la cosa più importante da raggiungere con pragmatismo è adesso il socialismo reale!”.

Dare la notizia adesso con tale risalto ha una ragione precisa: ci stiamo avvicinando al 20° anniversario del crollo del Muro di Berlino e far credere che un altro paese “rinuncia” al comunismo è utile per scoraggiare gli “Ost”-algici e per dare un senso di impotenza generale: “il comunismo è impossibile da applicare” giocando anche sulla confusione fra socialismo e comunismo.

In difesa dell’Ottobre

Il TG di Rai2 diventa organo di propaganda (peraltro di bassissimo livello deontologico e giornallistico) della destra più becera con evidenti elementi clericali tentando di riscrivere la storia della Rivoluzione d’Ottobre, definita “colpo di Stato” e – addirittura – causa del nazifascismo. E’ stato il compagno Fosco Gianini, deputato comunista italiano, a rispondere doverosamente a questo infame attacco in questi giorni di commemorazione dello straordinario evento che cambiò radicalmente la storia dell’umanità e del movimento operaio.