Il Palacinema e i paesi emergenti

borodachev-cEro (e lo sarò finché non vedrò dei fatti concreti) personalmente molto scettico sulla Casa del Cinema, tanto che la sezione del Locarnese del Partito Comunista si è impegnata pure in due referendum sul tema (uno a Locarno e l’altro nel Gambarogno, con gli esiti che conosciamo). Non certo per avversione nei confronti del cinema o per indebolire il Festival, come irresponsabilmente alcuni nostri detrattori amano ribadire, ma perché a mancare erano i contenuti. Il “contenitore” (Casa del Cinema) risultava infatti vuoto in fatto di aspetti culturali e didattici di un certo spessore e, soprattutto, sicuri e non soltanto declamati. Prima di investire denaro pubblico è per me buona regola sapere come e dove questi soldi finiscano. Resto pertanto convinto che si poteva trovare altre soluzioni per favorire la cultura cinematografica nel Locarnese, investendo in progetti che tenessero maggiormente conto del tessuto economico e sociale della regione. Tuttavia la scelta democratica è ora chiara: il Palacinema arriverà e si tratta a questo punto di agire costruttivamente affinché non si trasformi in un buco nell’acqua.

Il rapporto di Marco Müller su tale progetto aveva certamente un pregio, quello cioè di specificare, in modo esplicito, come la nuova Casa del Cinema fosse destinata a entrare in un’ottica di cooperazione internazionale in ambito culturale con i paesi emergenti, ossia con i BRICS. Si citava addirittura in modo chiaro la possibilità di costruire un “centro della cultura visiva e digitale Svizzera-BRICS” con una serie di altre interessanti osservazioni, quali, ad esempio, il fatto di dover riconoscere che il declino economico dell’Occidente stesse aprendo scenari geo-economici internazionali nuovi, che denotano elementi di “inarrestabile vitalità” in Cina, India, Brasile, Sudafrica e – appunto – Russia. Paesi che stanno surclassando “i ruoli tradizionalmente svolti dagli Stati Uniti e dalla altre potenze economiche occidentali”. Parole, queste, di assoluto buon senso. Il testo continuava poi auspicando il dialogo accademico fra il nostro Paese e le potenze emergenti, una prassi di indipendenza della Confederazione rispetto ai diktat atlantici che oggi più che mai diventano insopportabili e che il Partito Comunista ha ancora di recente ribadito.

Il fatto che poche settimane fa, i russi del Gosfilmofond, la più grande cineteca (pubblica) al mondo, abbiano firmato – grazie al lavoro di intermediazione del Centro culturale “Il Rivellino” – un accordo con la Città di Locarno per contribuire al finanziamento del Palacinema, riapre nuovamente il dibattito. I ragionamenti di Müller, infatti, per quanto allettanti, restavano tuttavia ancora troppo vaghi, dei buoni propositi ancora piuttosto instabili. Cosa peraltro confermata ancora di recente dal “niet” di Marco Solari a ogni cooperazione con il Gosfilmofond. Insomma: i fatti non solo non c’erano, ma nemmeno si percepivano come in arrivo. Ora, invece, proprio l’immensa cineteca moscovita offre una notevole opportunità.

Una forma di cooperazione sul piano culturale e artistico fra il nostro Paese e la Russia è certamente un valore aggiunto di primaria importanza non solo per il Cantone, ma anche per il Festival di Locarno in sé. Avanzare, poi, nei rapporti con Mosca e Pechino nell’ottica di costruire una rete di “antenne” con le quali mantenere un dialogo e una collaborazione costante, potrebbero davvero in questo modo gettare le basi per concretizzare dei contenuti di prim’ordine a livello culturale e, forse, anche a livello di cooperazione win-win su più fronti, contribuendo ad aprire in piena sovranità il nostro Paese a partnership più stabili e socialmente fruttuose.

  • Questo articolo è apparso sul Corriere del Ticino, del 1° luglio 2014

Pubblicato il 1 luglio 2014 su Politica cantonale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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