Accordi internazionali? Sì alla sovranità popolare!

A sinistra, l’iniziativa «Accordi internazionali: decida il popolo» che voteremo il prossimo 17 giugno proprio non piace. Il PS e i Verdi (assieme al padronato, alla destra liberista e ai manager europeisti) la rifiutano. Naturalmente il fatto che l’iniziativa provenga dalle file dell’Azione per una Svizzera Neutrale e Indipendente (ASNI) di chiara impostazione “blocheriana” non suscita in me e nel Partito Comunista alcun entusiasmo, ma è pur vero che – al di là delle etichette – occorre analizzare la proposta per quello che è e valutare se essa può in qualche modo essere positiva per la collettività.

Non penso che estendere i diritti popolari sia un male, soprattutto su temi importanti e strategici per lo sviluppo del Paese. Proprio il chiamare i cittadini alle urne per votare sugli accordi internazionali è anzi un segnale di ritrovata sovranità popolare (ben prima che nazionale) in un contesto di tutt’altro tipo: sto pensando all’Unione Europea! Gli Stati membri hanno delegato importanti spazi di sovranità politica e monetaria a Bruxelles, con i risultati che sono tutti qui da vedere: francamente non mi sento di considerare ciò un modello da seguire per il nostro Paese. Anzi: l’autodeterminazione di un Paese affinché possa legiferare in maniera indipendente e decidere da solo sui propri soldi è un concetto incontestabilmente progressista. Come comunisti, come partito fieramente ancorato a sinistra, non ce la sentiamo di lasciare alla destra nazionalista questo discorso.

Ci troviamo infatti in una situazione in cui non solo il Consiglio federale, ma l’ampia maggioranza della classe politica borghese e la stessa socialdemocrazia (che ha guidato la diplomazia svizzera per anni!), continua la collaborazione con la Troika, composta da Fondo Monetario Internazionale (FMI), Banca Centrale Europea (BCE) e Commissione europea, senza alcun riguardo per gli interessi collettivi della popolazione. Il governo elvetico agisce di fatto per far recepire passivamente alla Svizzera le normative dell’UE (che qualcuno si ostina a credere riformabile e addirittura progressista), le quali – in questo periodo di crisi soprattutto – sono paragonabili a un suicidio sociale ed economico.

Ancora prossimamente, ad esempio, la Svizzera verserà un contributo finanziario all’FMI, un organismo di strozzinaggio legalizzato il cui unico scopo e quello di aprire i mercati delle economie subalterne alle multinazionali occidentali atte a saccheggiarne le risorse (e a creare guerre!). Senza parlare dell’ancoraggio Franco-Euro, che ha di fatto reso la Svizzera un specie di fondo salva-Stati europeo e che, pur di mantenere fisso il cambio, potrebbe portare la nostra Banca Nazionale, se l’Euro dovesse ancora peggiorare, a comprare ingenti quantità della moneta unica già oggi allo sbando, con conseguenti perdite e quindi nuovi tagli nel sociale. E su questo punto anche i sindacati hanno perso la bussola!

Allo stesso modo è da quasi dieci anni che l’esercito svizzero si sta riformando nell’ottica della collaborazione con le alleanze guerrafondaie ben lontane dal concetto di neutralità cui saremmo vincolati. Rendere l’esercito svizzero compatibile alle esigenze delle grandi potenze e integrato nel sistema della NATO (come ancora di recente è successo in Kosovo dove i soldati svizzeri stanno di fatto difendendo una situazione di separatismo etnico, illegale dal punto di vista del diritto internazionale!) è semplicemente una follia, anche per nostra stessa sicurezza! Abbiamo inoltre svenduto la stabilità sociale del nostro Paese accogliendo gli accordi bilaterali che non solo favoriscono il dumping salariale nel mondo del lavoro, la liberalizzazione dei mercati agricoli, la privatizzazione dei servizi pubblici, ecc.

E proprio per tutte queste situazioni che voterò a favore dell’iniziativa dell’ASNI: essa è uno strumento con cui esprimere sfiducia totale nei confronti della politica estera del governo svizzero, sostanzialmente subalterna all’imperialismo euro-americano.

Pubblicato il 15 giugno 2012 su Internazionale, Movimento operaio, Politica federale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Come purtroppo ben sappiamo la sovranità popolare negli ultimi decenni è facilmente influenzabile da campagne populiste e demagogiche (in Svizzera come in Europa). Le ultime iniziative popolari svizzere lo hanno ben dimostrato. Sottoporre al voto popolare gli accordi internazionali vorrebbe dire lasciare la politica estera del Paese a chi ha più fondi per campagne mediatiche e a chi ha l’argomento più convincente. Questo porterebbe a scelte poco lungimiranti e magari dettate dal nazionalismo o la xenofobia.
    Poi l’europeismo è questo grande male? Non credo. Ci ha dato oltre mezzo secolo di Europa in pace e senza guerra, sviluppo economico, cooperazione rafforzata, libertà di movimento..
    Anche la Svizzera ci ha guadagnato tanto in termini di esportazioni, turismo, accordi di promozione culturale, mobilità studentesca.
    Poi un controsenso, è possibile dichiararsi antirazzisti e aver preso più volte le difese dei frontalieri e votare una linea politica che porterebbe alla loro espulsione? Se la Svizzera lascia Schengen il frontalierato diventa impossibile..

    • 1. Ti faccio notare che tutti gli accordi internazionali che prevedono una modifica della Costituzione in Svizzera prevedono già il voto popolare! E’ con il voto popolare che la Svizzera non ha iniziato le trattative per aderire all’UE ma è con il voto popolare che la Svizzera ha aderito all’ONU.

      2. Tutte le votazioni popolari sono influenzate non tanto dal populismo o dalla demagogia, ma dai soldi che si investono nella campagna stessa affinché sia penetrante, purtroppo, ma questo è un altro discorso! Non vedo perché il voto su un tema di politica interna possa andare bene nonostante campagne impari o demagogiche, mentre su temi di politica estera non vada bene.

      4. Essendo di sinistra credo che stipulare accordi internazionali fra potenze capitaliste e imperialiste non siano esattamente il mio obiettivo. Le scelte poco lungimiranti inoltre possono esistere sempre e comunque in democrazia, il discorso è semmai mettere a disposizione i mezzi per limitare al massimo questo rischio. Inoltre in Svizzera si può anche impedire di chiamare il popolo alle urne nonostante vi sia un’iniziativa depositata. Il Partito Comunista nel dicembre 2010 ricordava in un comunicato stampa che “In passato sono state censurate diverse iniziative popolari della sinistra: nel 1955 il governo impedì di votare su un’iniziativa popolare di stampo pacifista; nel 1977 fu la volta dell’iniziativa comunista contro il rincaro, nel 1995 toccò all’iniziativa sulle spese militari; l’anno scorso toccò all’iniziativa per un salario minimo. E invece quando si propongono leggi fasciste, la classe politica “democratica” accetta tutto!”. Insomma il problema è tutto politico e non c’entra niente con questa iniziativa popolare.

      5. Sul fatto che l’europeismo sia un male, te lo lascio chiedere ai greci… o ad altri popoli che sono stati bombardati grazie alla politica “umanitaria” dell’UE. Naturalmente il mezzo secolo di pace in Europa o il relativo benessere sono determinati da elementi strutturali del sistema economico deciso dalla borghesia occidentale nell’ottica anche della guerra fredda, non c’entra invece assolutamente niente le baggianate sovrastrutturali inerenti l’UE come istituzione o l’europeismo come ideologia. Non è la sovrastruttura a determinare la struttura diceva il buon vecchio Marx!

      6. Schengen c’è da poco tempo, il frontalierato è cosa ben più vecchia! Non si tratta per i comunisti però di difendere il sistema del frontalierato in sé come invece sembra fai tu, in quanto esso resta uno strumento di sfruttamento dei lavoratori (mettendone in concorrenza le condizioni di lavoro). Si tratta invece di difendere i lavoratori, tutti, dalle discriminazioni (anzitutto quelle di classe). Noi proponiamo il salario minimo e regole contrattuali vincolanti proprio per far in modo che la scelta si effettui sulle competenze e non sulla possibilità di esercitare dumping salariale. Lega e UDC fanno ben altro discorso! Fra l’altro non è che l’UE sia anti-razzista, ben al contrario!

      7. Dall’europeismo “Anche la Svizzera ci ha guadagnato tanto in termini di esportazioni, turismo, accordi di promozione culturale, mobilità studentesca.” Tutto questo (anche se con forti dubbi… ad esempio la fantomatica mobilità studentesca è solo propaganda!) non c’entra niente con l’ideologia dell’europeismo, semmai riguarda i profitti di una parte della borghesia svizzera. Andrebbe poi distinta la nostra borghesia industriale svizzera e la nostra borghesia finanziaria, anche perché diversi sono gli interessi capitalistici in gioco e diversa la politica europea di tali settori sociali.

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