Il general Guisan e l’obbligo militare

Ho seguito di recente alcune reclute che hanno chiesto una mano al sindacato degli studenti con cui collaboro al fine di uscire anzitempo dal servizio militare per un’obiezione di ragione o di coscienza. E’ da ormai dieci anni che mi occupo di queste pratiche e finora sempre con successo, benché negli ultimi tempi l’esercito sembra faccia di tutto per farsi odiare e costringere tutti ad assoggettarsi al suo “patriottico” (?) volere.

Tutte le ormai ex-reclute di quest’anno erano disponibili a prestare un servizio civile sostitutivo a favore della collettività (in case anziani, nel settore agricolo, in istituiti pedagogici per ragazzi portatori di handicap, ecc.), eppure a ciascuna di esse i solerti ufficiali hanno tentato in ogni modo di impedirlo, arrivando addirittura alle minacce, nonostante il servizio civile sia previsto dalla Costituzione federale. A questi ufficiali vorrei ricordare l’ordine diramato durante l’ultima guerra mondiale da un loro predecessore, un tale chiamato Henri Guisan. Il generale considerava infatti efficace la difesa del paese solo se il corpo militare era animato dalla “coesione morale, dall’entusiasmo”, in quanto “colui che non ha fede, né entusiasmo per la sua causa, è come una foglia morta”.

E allora perché chi non ha entusiasmo per il grigioverde non può prestare liberamente e senza discriminazioni un servizio utile alla collettività in civile, al di fuori della caserma e senza pagare la tassa d’esenzione? E’ questo l’impegno mio e di tutti i candidati della lista del Partito Comunista alle prossime elezioni federali: lavorare e organizzarsi innanzitutto per raggiungere una vera libera scelta fra la scuola reclute e il servizio civile (che – non va dimenticato – non è la protezione civile!), e successivamente riuscire ad abolire il servizio militare obbligatorio (come chiede anche una iniziativa popolare del GSsE che tanti giovani stanno firmando in questi mesi), al fine di liberare energie oggi sprecate fra marce e “corsi rip” da impegnare in aspetti ben più utili del vivere sociale e civile.

In ogni caso, più che una “foglia morta” come diceva l’anziano generale, chi come me ha rifiutato gli ordini e l’addestramento in grigioverde preferisce un’altra citazione, quella dello scienziato Albert Einstein: “i pionieri di un mondo di pace sono i giovani che rifiutano il servizio militare”.

Pubblicato il 17 settembre 2011 su Politica federale, Politica giovanile. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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