In Svizzera i disoccupati piangono e i militari gongolano

E’ una decisione semplicemente fuori di testa! Il parlamento svizzero nella sua maggioranza di destra (ma spesso aiutata anche da una sinistra all’acqua di rose) dimostra tutta il suo essere lontano dal paese reale, dai problemi veri sentiti dalle persone che lavorano o studiano e che sentono le proprie condizioni di vita precarizzarsi di anno in anno. E in parlamento invece, loro pensano ad aumentare i soldi da destinare ai militari.
Viviamo in un contesto di crisi economica per nulla congiunturale, bensì sistemica: è dal 2008 che ci raccontano che tutto migliorerà, e invece le difficoltà continuano imperterrite. E se prima era colpita solo la finanza, ora sono colpiti un po’ tutti i settori. Abbiamo i disoccupati in aumento (e abbiamo da poco peggiorato l’assicurazione contro la disoccupazione, spostando così i problemi all’assistenza sociale!); abbiamo aziende in difficoltà che impongono ore di lavoro non pagate ai propri dipendenti in barba ai diritti sindacali o alla più banale “responsabilità sociale” tanto ipocritamente sbandierata; abbiamo imprese che, pur continuando a fare profitti, abusano della situazione per lasciare a casa lavoratori magari in là con gli anni o per assumere frontalieri a basso costo, facendo poi credere che la colpa risieda nell’operaio non residente che legittimamente anche lui cerca di migliorare la sua condizione di vita. Lo Stato in tutto questo non interviene, anzi lascia fare per amore del cosiddetto “libero” mercato. Quando interviene lo fa solo per regalare una trentina di miliardi di soldi della popolazione alla multinazionale UBS, la quale comunque, poi, continua a licenziare.
In tutta questa situazione la casta politica di questo Paese decide di aumentare da 4,1 a 5 i miliardi di franchi da destinare all’esercito elvetico e dà il via libero all’acquisto di ulteriori 22 nuovi caccia: neanche fossimo sotto minaccia d’invasione! E questo mentre il 60% dei giovani riesce ad evitare di prestare il proprio servizio militare, a dimostrazione del crollo di credibilità di questa istituzione. E mentre in tutta Europa si cerca di diminuire gli effettivi, il nostro Paese tiene in attivo un numero di soldati pari quasi a quelli a disposizione della Germania! Alla faccia del risparmio, anche qui!

E mentre gli ufficiali gioiscono e le industrie belliche (di cui questi ufficiali magari sono pure azionisti) gongolano, il nostro governo, mesto, con la ben nota “faccia di tolla” e con la solita scusa  ripetuta fino alla nausea del “tipico compromesso elvetico”, annuncia che mancano i soldi per tanti altri progetti di rilancio economico vero nonché di “scudo sociale” a favore delle fasce più deboli della popolazione, il cui potere d’acquisto non tende certo verso l’alto.

L’unica lista presente alle prossime elezioni federali a cui questi “tipici compromessi elvetici” non vanno a genio e non li firmerà mai è la numero 2, quella del Partito Comunista. Chi vuole ridurre le spese militari e dirottare le risorse, che evidentemente non mancano, su altri obiettivi davvero vicini alle necessità della maggioranza dei salariati (e dei giovani a cui si sta rubando il futuro) il 23 ottobre potrà votare il Partito Comunista, una lista ben salda a sinistra, avversaria di questo esercito ingordo e che, con un’età media dei candidati di soli 30 anni, vuole ringiovanire drasticamente la politica e portare l’essere umano e i suoi ideali di giustizia e solidarietà prima della ricerca sfrenata al massimo profitto.

Pubblicato il 15 settembre 2011 su Politica federale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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