Pene giuste, non pene esemplari!

Il segretario dell’UDC ticinese durante un dibattito elettorale a cui ho preso parte perorava la causa della reintroduzione della “pena di morte”. Ma – bontà sua! – “solo per i rei confessi”, come se uno confessasse un reato, sapendo di finire sulla forca?! In queste sue proposte l’UDC non stupisce più di tanto: è ormai un partito che di “centro” non ha assolutamente niente e che francamente pure di “democratico” ha ben poco, visto che favorisce nientemeno che le “leggi speciali” (tipiche nei regimi autoritari) valide solo per alcune categorie di persone, ovvero coloro che non hanno il “privilegio” di avere il passaporto svizzero. Facile fare politica dettando l’agenda del Paese e ricattando le altre forze politiche a suon di denari con pubblicità estese piene di faziosità e di strumentalizzazioni.

L’inasprimento delle sanzioni, chiesto a gran voce dall’estrema destra patriottarda, non diminuisce affatto – come testimoniano gli studi – il numero di delitti, ma soddisfa soltanto il senso di vendetta da parte dei cittadini a cui viene offerto un “capro espiatorio” togliendo l’attenzione in realtà dai reali problemi sociali. Se c’è il dumping salariale non sono gli italiani la causa, ma è la mancanza di un salario minimo che proprio l’UDC rifiuta; se c’è un certo dato di microcriminalità fra i cittadini stranieri è perché più facilmente questi ultimi vivono in situazioni di emarginazione sociale anche da noi, ecc.

Tutte riflessioni un po’ più approfondite che non si riesce più a fare perché i contenuti sono diventati secondi rispetto al personalismo, i partiti come comunità di ideali e di proposte vengono svuotati per far prevaler il personalismo di leader presuntamente carismatici. In questo la scuola deve tornare ad essere non solo protagonista dell’impegno civico e anche politico (inteso come dibattito non come partitismo), ma anche formatrice prima che di “tecnici”, di persone che si sappiano porre criticamente nei confronti della realtà sociale che li circonda.

L’eventuale inasprimento delle pene – che già non sono proprio all’acqua di rose – crea solo un aumento dei carcerati e come ha scritto il criminologo Venturelli: “secondo il codice penale il carcere deve dar modo al condannato di redimersi …ma qualcosa non funzionava. Lì erano quasi tutti recidivi. Al parlatorio incrociavo bambini a cui un tribunale aveva scippato il papà. In sezione vedevo tossici curati in cella d’isolamento. Ancora una volta il sistema mi mostrava i suoi limiti e la sua ipocrisia”.
L’unica soluzione sarebbe investire tanti soldi (ad esempio quelli che si buttano via a sostenere il neo-colonialismo UE mandando i nostri militari all’estero) nella prevenzione, ma anche nella scuola pubblica che deve affrontare disagi sociali ampi, oppure nel contrastare la dispersione scolastica (ancora forte in Ticino!), la disoccupazione giovanile, ecc. Purtroppo tutto questo, per quanto efficace, non dà risultati immediati, per cui non porta nessun voto in più. Per meri fini elettoralistici il populismo leghistoide sta mettendo in discussione i principi democratici del nostro stato di diritto, anche questo un valore svizzero, che però proprio i nazionalisti stanno umiliando.

Concluderei con l’attualità: un 17enne di origine serba ha (presumibilmente) ucciso il patrigno a Bellinzona. I media non mancano di sottolineare la sua provenienza tanto per gettare benzina sul fuoco, eppure la peculiarità dell’origine etnica è totalmente ininfluente: il ragazzo ha frequentato tutte le scuole qui da noi, il grado di integrazione è quindi totale. La tragicità dell’evento merita analisi ponderate e pene giuste, non sparate razziste da bettola e richieste di pene esemplari che non esistono.

Pubblicato il 26 luglio 2011 su Politica cantonale, Politica federale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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