La “decrescita” non va esclusa a priori

ecosocialismoPCDa qualche anno il modello di sviluppo dell’Occidente capitalista ha raggiunto i suoi limiti: il livello di sovrapproduzione e di consumismo esasperati da un lato e l’emegere di nuovi soggetti a livello geoplitico dall’altro, stanno dimostrando che ci troviamo nel contesto di un declino del modello economico occidentale.

Le regole del capitalismo nel suo stadio egemonico impongono a questi di espandersi su altri mercati: prima con gli eserciti coloniali, poi con le multinazionali strumenti del neo-colonialismo economico, ora di nuovo con gli eserciti. E’ l’unico modo per accaparrasi le materie prime di cui l’Occidente è povero ma di cui necessita assolutamente per poter mantenere il suo attuale standard di vita e di consumo. Dalla guerra per il petrolio in Irak, alla guerra per il petrolio in Libia, passando dalla lotta ai pescatori (definiti “pirati”) della Somalia depredati della fauna ittica, l’Occidente in declino sta fomentando una politica guerrafondaia pur di non cedere i propri privilegi.

La proposta della decrescita assume quindi un valore da non sottovalutare: essa appare come una possibile via da seguire per consentire una nuova geopolitica e una geoeconomia internazionale basata sull’equità e sull’uguaglianza. L’Occidente deve “decrescere” affinché le realtà emergenti possano crescere quel tanto che basta per consentire ai loro popoli, vissuti finora in povertà quasi assoluta, di accedere a quel minimo di benessere che rende dignitosa la vita umana e che finora spettava solo agli abitanti della parte ricca del globo.

Decrescere non significa però far tirare la cinghia a chi già oggi in Occidente fatica ad arrivare alla fine del mese, ma frenare l’accumulazione di profitti ingiustificati delle classi dirigenti occidentali che detengono peraltro forti interessi finanziari, industriali e militari nei paesi poveri in fase di emancipazione. Evidentemente, ciò detto, appare chiaro come la proposta delle decrescita non può essere realizzata in un contesto capitalista. Solo in un progetto di transizione a una economia popolare, pubblica e pianificata almeno nei suoi settori strategici si potrà raggiungere l’obiettivo del controllo delle risorse, della limitazione dell’arricchimento spropositato di una élite e del consumismo che pervade il mercato occidentale. Tale società di transizione che potrà permettere un’applicazione della teoria della decrescita è nei suoi aspetti strutturali di fatto una società di transizione socialista, nei mezzi e nei modi opportuni al XXI secolo.

La decrescita non è quindi confinata all’economia e all’ecologia, ma tocca in modo radicale anche le scelte e le priorità politiche di un sistema sociale come quello del capitalismo occidentale. L’alternativa alla decrescita è quello di restare attaccati al mito della crescita sia produttiva sia consumistica, insostenibile sia per l’ambiente (visto che le risorse non sono infinite) sia per la pace: visto che le risorse vanno “prese”; dunque se i paesi emergenti non vogliono più fornirle a basso prezzo alle multinazionali occidentali, per queste ultime diventa inderogabile chiedere ai rispettivi governi di attuare politiche coercitive per saccheggiare le materie prime con il rischio sempre più marcato di resistenze armate (il terrorismo) o di guerre (visto, ad esempio, la forza cinese impensabile solo 30 anni fa).

Pubblicato il 7 maggio 2011, in Internazionale, Movimento operaio con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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