Per il popolo? Ma quale popolo? Una replica alla Lega!

In un recente articolo di Donatello Poggi leggo: “siamo un povero Cantone di ricattati, dove quasi tutti devono qualcosa a qualcuno e dove i media selezionano i propri eroi politici e non si accorgono, volutamente, che la gente guarda altrove”. Credo che Poggi sollevi un tema interessante, che va affrontato seriamente da chiunque abbia a cuore la democrazia. Ma avere a cuore il sistema democratico – per quanto quello svizzero sia inficiato di lobbysmo e sia “corrotto” dalle cifre da capogiro di cui i partiti degli affaristi possono godere per le loro campagne elettorali – non significa banalizzare con frasi fatte i reali problemi della popolazione: lo voglio mettere bene in chiaro perché è proprio quello che piace solitamente fare alla Lega, poco importa se quella dei Ticinesi o dei Mesolcinesi. Ed è invece quello che non piace a me e al Partito Comunista. Sarà forse per questo che non creiamo “audience”…

E’ vero: “la gente guarda altrove” rispetto agli “eroi politici” che godono dell’attenzione dei mass-media, i quali favoriscono spesso i soliti volti della politica di palazzo (quella che spesso si parla addosso). Di certo non è però la Lega – con il suo populismo ostentato, la sua retorica sprezzante e i suoi attacchi contro i più emarginati della società (dagli asilanti che scappano dalle  guerre ai frontalieri che svolgono lavori umili e lontani) – a rappresentare né un’opposizione sociale, né tantomeno un’alternativa costruttiva.

L’articolo di Poggi, che nel miglior stile leghista non propone soluzioni, riporta però alla nostra attenzione alcuni temi importanti: il distacco della popolazione dalla politica istituzionale e dai suoi attori, la disoccupazione giovanile e il servizio pubblico. Lo fa però con la retorica un po’ saccente di chi si reputa “per il popolo”. Peccato che non si specifichi mai quale popolo: il popolo di chi non riesce a tirare la fine del mese o il popolo dei manager e degli industriali (che non mancano certo nella Lega)?

Leggiamo che “il problema di chi, dopo anni di studi non trova un posto di lavoro in Ticino, non è né di destra né di sinistra”. E invece eccome se lo è! Non è forse la politica economica priva di lungimiranza della destra economica che ha in mano i gangli vitali di questo cantone che ha creato la situazione di precariato diffuso che i giovani risentono? Non sono le ridicole misure anticrisi varate dal Consiglio di Stato in corpore a non aver sortito alcun effetto serio per gli operai di questo cantone? E’ la destra con la sua teoria del laissez-faire liberista che ha deteriorato il tessuto socio-economico ticinese ed è la medesima direzione politica che di fronte all’aumentare dei casi sociali ragiona semplicemente attraverso la repressione e il “securitarismo”. E la Lega dei Ticinesi, come partito di governo, assolutamente collegiale con le decisioni della casta politica, si deve anch’essa assumere le proprie responsabilità!

Poggi continua e si domanda: “salvare i posti di lavoro o battersi contro la chiusura delle Officine di Bellinzona deve essere per forza una prerogativa di sinistra”? Lo è certamente, mi viene da rispondere, visto che dalla questione sociale nasce il movimento operaio e in seguito il Partito Comunista, che non a caso in Svizzera si chiama Partito del Lavoro. Per me, però, difendere le Officine dalla chiusura non significa certo mettere i ferrovieri ticinesi in concorrenza coi ferrovieri di altri cantoni, come invece certi presunti “sostenitori” di quella lotta (di classe!) volevano far intendere. E quando la Lega scende in piazza a difendere le Officine di Bellinzona ma poi un anno dopo vota per smantellare un altro servizio pubblico, sempre nella Capitale, come la clinica dentaria comunale o, qualche anno prima, per trasformare le aziende municipalizzate in società anonima? Senza parlare poi delle AIL luganesi, trasformate in società anonima con l’assenso della Lega. Beh, sì, ha ragione l’ex-muncipale di Biasca a rivendicare per il suo partito “l’incoerenza politica”. Ma non è di questo che la nostra democrazia (sempre più formale e sempre meno sostanziale) ha bisogno.

 

Pubblicato il 28 febbraio 2011 su Politica cantonale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: