Sciopero alla TEKEL: la Turchia operaia si alza!

tekeOltre diecimila lavoratori turchi si trovano nella loro quarta settimana di sciopero. Una protesta fra le più importanti per il paese eurasiatico. Sono i dipendenti della Tekel, l’ex-monopolio di Stato per il tabacco, che protestano non solo per evitare di essere licenziati ma anche per ottenere aumenti salariali. L’azienda, che è restata in mani pubbliche fino al 2008 sopravvivendo a stento all’ondata di privatizzazioni che ha colpito la Turchia negli ultimi anni, è ora stata presa di mira dal premier Erdogan. Il mercato del tabacco era già stato liberalizzato e la Tekel, pur restando sotto il controllo del governo, operava già in un regime di concorrenza pur godendo ancora di elementi monopolistici, ora però il governo vuole sbarazzarsene per la fine di gennaio mandando a casa tutti gli operai e chiudendo i siti industriali.

La protesta è iniziata lo scorso mese di dicembre quando cento autobus organizzati dai sindacati portarono i lavoratori direttamente ad Ankara, davanti alla sede centrale del Partito Giustizia e Sviluppo (AKP), il partito del primo ministro Erdogan e del presidente della Repubblica Gül. Dipinto come un partito islamico-democratico, aperto all’Occidente, sostenuto in parte pure dai movimenti curdi come alternativa alla tanto vituperata “intellighenzia” kemalista rappresentata dall’esercito e dai laici del Partito Repubblicano del Popolo (sezione turca dell’Internazionale socialista), il governo dell’AKP dimostra nuovamente la sua vera faccia anti-sociale. L’azione dimostrativa di dicembre ad Ankara era stata duramente repressa dalla Polizia con numerosi ricoveri in ospedale. In quell’occasione erano stati posti in stato di fermo persino il presidente del sindacato di categoria Tekgida-Is, Mustafa Türkel, unitamente al segretario generale della maggiore confederazione sindacale del paese, la moderata Türk-Is. Da allora la sede della protesta si è spostata – sempre nella capitale – proprio davanti alla sede della Türk-Is, dove si svolgono manifestazioni giornaliere nonostante le basse temperature. Un picchetto di operai è però rimasta davanti al palazzo dell’AKP e sta portando avanti un pericoloso sciopero della fame. Per la prima volta da tempo anche i vertici sindacali sembrano rendersi conto della posta in gioco e di fronte alla carneficina sociale promossa da Erdogan, non solo alla Tekel, si sta apertamente discutendo di dichiarare lo sciopero generale nel paese. Si tratterebbe di una misura molto rara e non priva di rischi in un paese in cui la Costituzione e il codice penale risalgono ancora ai tempi della dittatura fascista del generale Evren. I sindacati stanno però iniziando ad avere problemi di liquidità per mantenere gli operai a cui è stato bloccato lo stipendio e una campagna internazionale di raccolta fondi è stata lanciata tramite la IUF/UITA (Unione internazionale dei lavoratori nei settori dell’alimentazione, dell’agricoltura, del turismo, del tabacco e affini) che si può contattare per promesse di versamento all’e-mail iuf@iuf.org.

Intanto anche alcuni settori dell’esercito, potente lobby della politica turca, hanno fatto intendere un possibile sostegno alle rivendicazioni sindacali. Emblematico lo scontro fra polizia e militari a Izmir: mentre la prima, fedele a Erdogan, stava impedendo ai bus di portare gli operai in manifestazione, i “Jandarma”, reparti dell’esercito con compiti di polizia, sono intervenuti e hanno dato via libera ai lavoratori. L’esercito è soprattutto sensibile al fatto che la ditta (ormai ceduta alla “British American Tobacco”) è un simbolo della Rivoluzione Kemalista: nel processo di indipendenza nazionale il neonato governo repubblicano, infatti, espropriò (siamo nel 1925), la ditta coloniale francese “Regie Compagnie interessée des tabacs de l’empire Ottoman” che divenne la Tekel. Gli ufficiali – che non vedono di buon occhio il premier, considerato islamista e poco nazionalista – potrebbero quindi favorire un’estensione della lotta operaia al resto della società civile, unendola con le proteste per la laicità e contro l’UE che avevano portato in piazza lo scorso anno migliaia di persone.

Pubblicato il 10 gennaio 2010, in Internazionale, Movimento operaio con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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