Muro di Berlino: oggi servirebbe maggiore equilibrio!

max_cdtQuesto anno ricorre sia il 60° anniversario della nascita della DDR, avvenuta il 7 ottobre 1949, sia il 20° della caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989. Il Muro ha assunto nella nostra società il significato del simbolo della violenza e del limite delle libertà imposto dai paesi socialisti ai loro cittadini: uno strumento di propaganda da parte dei paesi capitalistici per demonizzare una società che promuoveva un differente sistema di valori, fondato sulla giustizia sociale, l’uguaglianza delle opportunità, il diritto alla casa, alla sanità e alla scuola (gratuita fino all’università), nonché un sistema in cui la disoccupazione era praticamente inesistente e la partecipazione operaia nelle gestione delle fabbriche un diritto.

Pochi lo ammettono ma la DDR aveva una legislazione ecologista all’avanguardia rispetto ai paesi occidentali e una politica estera volta alla pace e all’amicizia fra i popoli: Berlino Est sosteneva gli esuli cileni che fuggivano da Pinochet dando loro ospitalità, lavoro e formazione. In Cile, ancora oggi, vi sono donne e uomini che vivono grazie all’integrazione della pensione che giunge loro da quanto ricevuto dopo 15 anni di lavoro in DDR. Per non parlare del caffé del Nicaragua, dello zucchero di Cuba e di una rete di scambi economici fondata sul giusto prezzo, ben prima della nascita in Occidente del commercio equo e solidale. Oggi, addirittura, il ministero dell’educazione della Finlandia sta copiando i programmi didattici in uso nella DDR per implementarli nel proprio paese. Senza dimenticare l’educazione sessuale, discussa e presentata in televisione nei primi anni sessanta, e il pieno riconoscimento della sessualità prematrimoniale tra i ragazzi, concetti del tutto inimmaginabili nell’Occidente di quell’epoca. Eppure, al di là del Muro, sembrerebbe fosse tutto grigio e buio come una grande prigione.
A vent’anni dalla fine di quegli avvenimenti, occorrerebbe riflettere con più precisione su quanto accaduto, con maggiore equilibrio, senza demonizzazioni, ma capendo la complessità del contesto storico nel quale si viveva. Valutare lo sviluppo di quei paesi estraniandoli dal quadro di una violentissima guerra fredda che divideva il mondo in buoni e cattivi in qualsiasi ambito, significa continuare una battaglia ideologica (e non una seria ricerca storica) anche a due decenni dalla fine di quell’esperienza, come se continuasse a far paura! Il dato odierno, secondo cui a Berlino il 47% della popolazione ha votato per la LINKE, erede diretta della SED (il partito socialista che reggeva la DDR), e che in tutta la Germania 2 milioni di elettori in più rispetto all’ultima consultazione abbiano sostenuto questa formazione è un dato da non sottovalutare; così come non va banalizzato il fenomeno della “Ostalgie”, che riguarda ormai quasi la metà dei cittadini dei Länder orientali. E ciò, nonostante in questi vent’anni dall’annessione della DDR da parte della Repubblica Federale Tedesca, il governo germanico abbia investito milioni per distruggere ogni riferimento al passato socialista: dall’abbattimento di palazzi storici, alla riforma dei programmi scolastici per uniformare vergognosamente Hitler a Honecker, ecc.
Sia chiaro che come comunisti ticinesi siamo contro tutti i muri, ma non possiamo non ricordare che la costruzione di quello di Berlino, nel 1961, è stato anche il risultato di una necessità per lo Stato operaio di difendersi da attacchi e attentati terroristici promossi da gruppi estremisti (spesso neo-fascisti) e servizi segreti che agivano partendo dall’Ovest contro il nemico della guerra fredda. Una guerra che non fu combattuta, ma che agiva ampiamente nei comportamenti e nel modo di pensare delle persone e dei politici e dove ogni pretesto era buono, dall’una e dall’altra parte, per favorire il manicheismo.
Il socialismo reale della DDR non esiste più e non tornerà più in quelle forme: le epoche cambiano e i metodi della politica pure. Oggi è quanto mai necessario sviluppare un “socialismo del XXI secolo” che non rinunci però alle conquiste positive delle esperienze del ‘900 e che sappia interpretare creativamente, secondo i bisogni attuali della popolazione, gli insegnamenti del marxismo e del leninismo, affinché si sappia offrire un’alternativa al capitalismo in crisi senza cadere negli errori che ci furono in passato.

Pubblicato il 11 novembre 2009, in Internazionale con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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