Cadere dalla padella alla brace, la crisi va affrontata diversamente!

crisiCome si poteva prevedere l’Occidente non sa reagire alla crisi economica. Le crisi sono qualcosa di insito nel sistema liberale e anche se questa è particolarmente dura, i governi europei (compreso quello elvetico) dovrebbero essere in grado di gestirla senza venir meno ai diritti civili e alla democrazia, di cui si fanno spesso ipocritamente portavoce in giro per il mondo. Se non lo fanno significa che non hanno capacità di governare. Punto e basta!
L’Occidente, invece, non riesce ad accettare che il proprio sistema di sviluppo sia arrivato a un capolinea e a modificare di conseguenza le proprie regole arrugginite basate su concetti esclusivamente meritocratici ed egoistici. Se lo sapesse fare tenterebbe di uscire dalla crisi favorendo i diritti sociali, dando fiducia ai cittadini, mettendoli nelle condizioni di poter fare una vita tranquilla anche se magari meno consumistica. Appare invece sempre più concreta una “uscita” dalla crisi da destra, reazionaria, con tendenze militariste e repressive, in cui quando necessario si ricorre al nazionalismo esasperato, vedendo nello straniero il capro espiatorio e nei giovani dei violenti dediti all’alcolismo o alla cannabis, quindi da “intruppare” e rendere conformisti.
Il governo della vicina Italia è in tutto ciò assolutamente all’avanguardia: per i giovani sono stati reintrodotti campi estivi di salubrietà fisica di stampo para-militare, il diritto di sciopero sta per essere drasticamente ridimensionato, per controllare le manifestazioni di protesta si useranno dei droni utilizzati normalmente nella guerra in Afghanistan contro i talebani; per gestire i flussi migratori si è approvato un decreto al limite del razzismo dove poveracci che fuggono dalla miseria e dalla guerra (spesso causate dai paesi occidentali!) sono parificati nientemeno che a criminali; per far sentire “sicuri” i cittadini si sono legalizzate le ronde civiche per farsi giustizia da sé (anche se – bontà loro – non potranno essere armate) che tanto ricordano le squadracce nere di Mussolini. E dulcis in fundo il ministro della difesa italiano, Ignazio La Russa (che – è bene ricordarlo – proviene dall’ex-MSI erede del Partito Nazionale Fascista!), intende inviare un altro mezzo migliaio di soldati in Afghanistan su ordine del pacifico Obama.
Dobbiamo però anche imparare a guardare nel nostro orticello: in Svizzera si parla di obbligare i nostri soldati di leva a prestare servizio militare all’estero come carne da macello delle grandi potenze; un commando militare rossocrociato andrà poi in Somalia a difendere i nostri industriali da “pirati” che stanno solo difendendo le risorse della loro terra saccheggiata dalle multinazionali (ma anche questo nessuno lo dice!); a livello economico regaliamo a fondo perso miliardi di franchi a banche private che hanno ormai accumulato debiti paurosi e forse irreversibili; le misure anti-crisi vanno a proporre sgravi fiscali non ai lavoratori o ai piccoli commerci ma alle grandi ditte che nonostante la crisi continuano a fare utili; il diritto del lavoro svizzero resta uno dei più scarni d’Europa; ecc.
Dalla padella del capitalismo in crisi, alla brace di un sistema neo-corporativo con tendenze autoritarie, il quale con politiche “securitarie” crea consenso all’interno e con politiche militari (imperialiste) tenta di portare a casa le materie prime che i paesi poveri non vogliono più regalarci. Insomma, di fronte alla crisi i governi europei mantengono basso il potenziale di conflittualità sociale e di malcontento delle classi subalterne bombardandole con informazioni atte a indirizzare la protesta contro un nemico costruito: all’interno sono i “mantenuti”, cioè immigrati e invalidi; all’esterno sono i paesi che vengono dipinti come attentatori della pace mondiale, come per esempio la Corea del Nord con i suoi missili. (Nessuno però dice che i coreani si stanno solo difendendo dagli USA che da 50 anni, anche con armi atomiche, sono nel sud della penisola coreana).
Un comunista del passato che oggi appare sulle magliette di molti giovani, Ernesto Che Guevara, diceva: “la democrazia liberale è il sistema di governo della borghesia quando non ha paura; il fascismo quando invece ha paura!”. Una frase forte, severa, ma che oggi, pur in un contesto storico diverso, assume un significato profondamente veritiero. A far paura a coloro che tengono il coltello dalla parte del manico in queste nostre società occidentali non sono certamente i Partiti Comunisti – che pure in alcuni paesi come Cechia (14%), Portogallo (10%) e Grecia (8%) restano forti – nemmeno i socialisti (che propongono sempre più politiche identiche alla destra), né le grandi centrali sindacali (spesso trasformate in organizzazioni che offrono servizi, prive però della capacità di stabilire veri rapporti di forza col padronato), ma hanno una paura immensa di questa crisi economica strutturale, un terremoto che non sembra arrestarsi, che sta massacrando il liberalismo occidentale, ma che solo marginalmente riguarda ad esempio paesi come la Cina, che tutti davano, forse a torto, per completamente omologata al capitalismo mondiale.

Pubblicato il 8 luglio 2009, in Internazionale, Politica cantonale con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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