Le lezioni che giungono dall’Iran

UN-FOOD-SUMMIT-FAODa tempo si assiste a una campagna mediatica e politica contro Mahmud Ahmadinejad, presidente della Repubblica Islamica dell’Iran. Pur non ritenendo l’Iran un modello di società e non considerando la teocrazia una forma di governo compatibile coi valori a me più cari, non posso non tacere di fronte alle menzogne che Washington e i suoi lacchè europei stanno diffondendo all’opinione pubblica, demonizzando l’Iran, la sua Rivoluzione e il suo presidente; di fatto preparando psicologicamente le masse a una possibile nuova guerra, una nuova crociata. E come sempre sono i “democratici” europei e statunitensi a continuare la propria politica aggressiva (o come si sarebbe detto una volta: imperialista). Non era l’Iraq prima, e non è l’Iran e neanche la Corea Popolare oggi a minacciarci. Come fare quindi per giustificare una guerra? Creando un nemico e dipingerlo come un mostro di fronte a un popolo che riceve informazione omologata da un oligopolio di network.

Anti-semitismo o anti-sionismo?
Ahmadinejad sarebbe così un anti-semita, quasi un potenziale Hitler! Si dimentica però come il termine “semita” non sia un’esclusiva ebraica: esso infatti indica un complesso etnico che va dalla catena del Tauro all’altopiano iranico, alla costa atlantica del Nord Africa, al mar Rosso e all’Oceano indiano. Iraniani ed ebrei sono dunque iran_rabbinientrambi popoli semitici! Nessun telegiornale occidentale ha mostrato le immagini del leader persiano quasi abbracciato da un gruppo di rabbini recatisi dagli USA a Teheran per congratularsi per la politica anti-sionista (evidentemente non anti-semita) del suo governo.
Ahmadinejad sarebbe poi anche un guerrafondaio che vorrebbe distruggere lo Stato d’Israele. Eppure così non è: il dirigente musulmano ritiene di non dover riconoscere Israele nei suoi confini attuali, conseguenza dell’espansionismo di Tel Aviv. Il Capo dello Stato iraniano sottolinea poi che sarà il sionismo stesso a disintegrarsi, per le mille contraddizioni che ne compongono l’ideologia razzista. E non ha forse ragione, il presidente dell’Iran, di fronte alle accuse di chi ha fatto dei diritti umani un’arma unilaterale da usare contro i paesi che non accettano di piegarsi al diktat dello zio Sam, ad affermare: “Perché, se in un’altra parte del mondo, basta che qualcuno viene arrestato e i mass-media di alcuni paesi alzano un polverone e fanno campagna contro? Mentre ogni giorno vengono uccisi centinaia di persone in Palestina e non si vede nessuna sensibilità dalla parte di quegli stessi paesi”? Continua Ahmadinejad: “la nostra presa di posizione contro il regime sionista è a favore di tutti i popoli. (…) I crimini commessi in terra di Palestina sono un disonore per l’umanità. (…) Deve finire l’uccisione delle donne e dei bambini e il far crollare le case sulla testa della gente. (…) C’è qualcuno che è d’accordo con l’assedio perenne e l’isolamento economico della gente, con il non far arrivare i medicinali e il cibo ai civili tra i quali le donne e i bambini? C’è qualcuno che appoggia l’occupazione illegittima delle terre altrui? Qual è il regime che compie tutto questo? Qual è il regime che ha reso senza terra 5 milioni di palestinesi? Chi è che uccide donne e bambini palestinesi? Non è forse il regime sionista? Quale tra i vicini del regime sionista può sentirsi sicuro? Sono 60 anni che la nostra regione vive in un’atmosfera di minaccia”.

Contro la fame e la povertà nel mondo
Un’altra lezione di politica ai leader occidentali il presidente iraniano l’ha data nel recente vertice della FAO a Roma, pochi mesi prima dello scoppio della crisi economica. Ahmadinejad è partito da una constatazione: “mentre il 25% delle persone povere al mondo spende il 75% del proprio reddito in cibo, il bilanciamento tra produzione e consumo di prodotti alimentari sta diventando preoccupante”. Dopodiché ha sferrato un colpo durissimo al capitalismo: “l’estensione dei principi del mercato al principale bisogno umano per l’esistenza, il cibo, è allarmante. In poco tempo, il prezzo di alcuni prodotti agricoli è più che raddoppiato mentre il potere d’acquisto dei poveri è diminuito. Senza dubbio, la continuazione di questa situazione aumenterà la diffusione della povertà e dei morti che essa provoca, causerà dei veloci cambiamenti politico-sociali in molte regioni e sbilancerà l’equilibrio nel mondo, senza nessuna prospettiva di uscita da questa situazione”. Di chi è allora la responsabilità di quanto sta avvenendo? La risposta del leader iraniano è chiara: “una tale preoccupante situazione è il risultato naturale (naturale!!! Ndr) dello sviluppo economico mondiale e dei meccanismi propri del mercato (meccanismi propri del mercato!!! Ndr)”. E’ insomma il mercato stesso a portare la crisi, dunque politiche turbo-liberiste non possono che aggravarne il corso. E per fortuna che nessuno può accusare il capo del governo iraniano di comunismo!
“Oggi – continua Ahmadinejad,  dimostrando senso della realtà – i politici di alcune potenze mondiali sono costretti a svalutare i dollari per diminuire le conseguenza delle loro attività passate ma anche per imporre le loro volontà sul mercato mondiale. (…) Per coprire le continue spese per guerre ed occupazioni, compensati da forti e immorali consumi, e per rimpinguare le tasche del capitalismo mondiale e svuotare quelle delle altre nazioni, c’è stata una vasta iniezione di dollari senza garanzie e oggi tutto questo si è riflesso nella svalutazione del dollaro; un fenomeno che ha messo in pericolo tutte le relazioni economiche mondiali”.
Perché i capitalisti occidentali – si chiede il presidente iraniano – “da una parte impongono alle altre nazioni di abbassare le tariffe delle importazioni agricole in nome del libero scambio e dall’altra danno sovvenzioni ai loro agricoltori eliminando di fatto un gran numero di piccoli agricoltori negli altri paesi. Perché alcune potenze usano e intendono il cibo come un oggetto per fare profitti, usando finanziamenti illegali per mantenere milioni di persone schiacciate nella povertà? Perché alcune potenze – per acquisire il dominio del mondo – passano tutte le frontiere dell’umanità e dei valori morali? Perché certa gente si comporta così? La domanda che ci si pone è: qual è la soluzione? Con i meccanismi esistenti, si potrà controllare la loro infinita avidità e il loro appetito inarrestabile?”. La soluzione è quella di impedire il continuo affermarsi dell’egemonia di stampo imperialista e neo-colonialista e quella di una reale analisi di classe della situazione internazionale. Questo Ahmadinejad non lo dice fino in fondo, ma neanche me lo aspetto: per non essere marxista ha già detto tanto!
Tolti i riferimenti religiosi tipici per un esponente iraniano, che apre ogni suo discorso con un ringraziamento al Padreterno, il suo messaggio rimane comunque un monito che pochi della classe politica occidentale sarebbero in grado di sostenere. Dice infatti Ahmadinejad: “In questa situazione, l’importanza della diffusione (…) dei valori umani ed etici, e la scelta di dirigenti giusti e probi è maggiore di prima (…). La competizione per il potere e la ricchezza deve trasformarsi in quella per servire la gente e per l’amore”.
Interessanti anche le proposte avanzate dallo statista per risolvere la crisi alimentare: non solo costituire un organo indipendente eletto da tutti i paesi per regolare il mercato, ma destinare una parte delle spese militari (!) di tutti i paesi al miglioramento della produzione. Non solo più equità nella distribuzione e nella produzione, ma l’adesione delle grandi potenze alle convenzioni per preservare l’ambiente e combattere l’inquinamento atmosferico, così da prevenire la desertificazione. Altra richiesta di Ahmadinejad è che “le potenze oppressive siano obbligate ad orientarsi verso la pace e l’amicizia al posto delle guerre e delle occupazioni e devolvere le spese militari per migliorare la situazione dell’agricoltura nel mondo e aiutare le genti povere dei propri e degli altri paesi”. L’esponente del governo di Teheran chiede poi il divieto del traffico di energia e di “creare un sistema efficace per produrre e distribuire diversi tipi di energia”. E mentre i vertici dell’imperialismo rimanevano offesi e sconvolti dalla presenza dell’indesiderato capo di stato, lui si è rivolto a loro con: “La pace, la misericordia e le benedizioni di Dio siano su di voi.”

Pubblicato il 3 gennaio 2009, in Internazionale con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Ahmadinejad è presidente di un governo teocratico che ha schiacciato brutalmente la sinistra. Certo ha fatto qualche cosa di buono e ha criticato il capitalismo, ma anche Hitler lo faceva. Se è critico con Israele e le potenze imperialiste (e questo mi sta bene), mi piace meno la sua aderenza al consiglio degli ayatollah che impongono una politica interna conservatrice/sessista/islamicoortodossa e di perpetuazione del potere della casta religiosa.
    I rabbini citati si sono recati a Theran su invito di Ahmadinejad perchè appartengono a quel ramo di ebrei ultraortodossi che, nell’attesa che il loro Messia assegni loro la terra promessa, espiano la maledizione di Dio standosene dispersi nel mondo. Da questo punto di vista la crazione di uno stato ebraico (Israele) senza l’esplicito consenso del Messia è un errore religioso gravissimo che loro combattono con tutte le loro forze, per esempio appoggiando la lotta dei palestinesi (e di Ahmadinejad) contro Israele. Resta da sapere come si comporterebbero il giorno che il loro Messia indicasse loro la Palestina come terra promessa: probabilmente non in base ai criteri di giustizia e di diritti dell’uomo, ma come gli odierni sionisti in base a un criterio prettamente religioso e razzista.

  2. Il “nè con nè con” è tipico del trozkismo e non mi ha mai convinto: nei “Principi del leninismo” si legge che “La lotta dell’emiro afgano per l’indipendenza dell’Afganistan è oggettivamente una lotta rivoluzionaria, malgrado il carattere monarchico delle concezioni dell’emiro e dei suoi seguaci, poiché essa indebolisce, disgrega e scalza l’imperialismo, mentre la lotta di certi ‘ultrà’ democratici e ‘socialisti’, rivoluzionari e repubblicani… durante la guerra imperialista, era una lotta reazionaria, perché aveva come risultato di abbellire artificialmente, di consolidare, di far trionfare l’imperialismo”. Analizzando concretamente lo stato di cose presenti come ci insegna Marx sostenere l’Iran di Ahmadinejad sul piano geopolitico e anti-imperialista è prioritario anche se non si condividno alcuni aspetti della sua politica interna.

  3. Alessandro Vanossi

    Mi congratulo con lei per le ottime prese di posizione, sia in materia di politica estera sia di politica interna e locale. È un bene che anche nel (purtroppo) borghesissimo Canton Ticino vi sia qualcuno in grado di esprimere opinioni antimperialiste e critiche nei confronti del sionismo. Ho scoperto solo recentemente questo blog ma seguo ogni intervento con estremo interesse. Mi trovo perfettamente concorde anche con i suoi interventi concernenti lo stato in cui versano i partiti di sinistra europei, troppo spesso vittima del protagonismo trotzkista dei loro leader. Non entro nel merito dell’articolo, mi limito a sottoscriverne il contenuto. Complimenti e avanti così!
    Saluti comunisti.

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