Tagli di qui, e regali all’UBS di là… la posizione del SISA

Una grave crisi economica
La situazione economica disastrosa che stiamo vivendo a livello internazionale segna il declino inesorabile del sistema occidentale basato sul liberismo e sul consumismo. Coloro che per anni hanno difeso il “meno Stato”, le privatizzazioni, il capitalismo più sfrenato e privo di sensibilità umana non solo hanno portato il nostro Paese ad una situazione in cui il precariato del lavoro e l’insicurezza nel futuro per molti cittadini, giovani in particolare, è ormai evidente, ma ha saputo drasticamente aumentare il divario fra ricchi e poveri, togliendo o diminuendo a questi ultimi soprattutto servizi pubblici e garanzie sociali con una politica di sgravi fiscali ai ricchi e alle grandi aziende da una parte e di tagli al servizio pubblico dall’altra. Ora, invece, di fronte a questa crisi ben più grave di quella del ’29, questa stessa gente che continua a dirigere il Paese e l’economia, senza la benché minima coerenza cambia atteggiamento e chiede “più Stato”. E questo unicamente per salvare i propri profitti che si stanno sgretolando anche perché dall’altra parte del mondo, emergono paesi che una volta l’Occidente sfruttava (come la Cina socialista e l’India statalista), con i quali il nostro “libero mercato” non riesce a competere.

Rubare ai poveri per dare ai ricchi
Come SISA non possiamo accettare la conversione all’intervento statale in economia di coloro che in questi ultimi anni hanno deciso di smantellare il servizio pubblico, tentando anche in Ticino di far progredire la scuola privata rispetto a quella pubblica (vedi votazione dell’8 febbraio 2001 fortunatamente bocciata dopo una mobilitazione studentesca). Egoistica e assolutamente intollerabile è dunque la logica di privatizzare i guadagni e di socializzare invece le perdite. Gli studenti e i lavoratori sono stati tartassati per anni per favorire l’economia privata e il padronato, e ora dovrebbero anche sacrificarsi per salvare gli imperi economici che stanno crollando? E’ vergognoso e qualificabile come “alto tradimento” degli interessi popolari, che il Consiglio federale regali 60 miliardi di franchi (delle nostre imposte) all’UBS, che non ci risulta essere un’azienda sociale di pubblica utilità. Dopo tagli alle scuole pubbliche, tagli alle assicurazioni sociali e pensionistiche, tagli nel personale e licenziamenti di massa nelle ex-regie federali, ora di colpo si trovano invece i soldi per garantire ai responsabili delle peggiori speculazioni borsistiche e finanziarie un futuro?

Nessuna autocritica
Il governo e i vertici dell’economia non stanno analizzando le cause di questo disastrosa crisi, non stanno facendo autocritica, non stanno progettando soluzioni sostenibili; al contrario continuano da una parte la loro arrogante politica neo-liberista (vedi tagli del preventivo 2009 nel solo Ticino) snobbando gli studenti e i lavoratori e nel contempo stanno mettendo delle pezze per tirare (loro) ancora un po’ avanti, intaccando però le risorse dello Stato stesso, e ciò senza alcuna lungimiranza e senso civico.

Necessità di riforme strutturali
Il SISA rivendica non solo investimenti nella formazione, nei servizi pubblici e nello stato sociale; ma pure il ritiro di ogni aiuto ai responsabili del crollo di un sistema economico basato sulla speculazione, sul saccheggio delle risorse naturali e sullo sfruttamento dei lavoratori e dei giovani precari. Riteniamo inoltre che sia necessario una maggiore sorveglianza democratica delle attività finanziarie nonché prendere in considerazione la possibilità di nazionalizzazione delle banche, rendendole un servizio pubblico atto unicamente ad una crescita economica sostenibile del paese (e non solo delle multinazionali!).

Facciamoci sentire
Invitiamo tutti i sindacati, i movimenti sociali e i partiti operai a promuovere una manifestazione unitaria contro i regali all’UBS e per le rivendicazioni suddette. Da parte nostra lavoreremo nelle scuole per sensibilizzare studenti e apprendisti.

Pubblicato il 13 novembre 2008, in Politica federale con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Questa crisi ben più grave di quella del ’29?! Ma vatti a studiare un pò la storia, non siamo neanche lontanamente vicini alla “grande depressione”…
    Guarda solo gli effetti che ha avuto il “giovedì nero” negli Stati Uniti in quegli anni e confrontali con la situazione odierna. Pure un profano in economia lo capirebbe…

  2. La differenza di fondo fra la crisi del ’29 e quella attuale è che la prima era un normale fenomeno congiunturale del capitalismo. Quella di oggi probabilmente è strutturale e proprio per questa distruttiva di un certo ordinamento economico dell’Occidente rispetto all’espansione economica delle potenze emergenti orientali.

  3. Dici bene “probabilmente”! Non é il capitalismo in crisi bensì la finanza, e non é la stessa cosa! Inoltre é proprio questa nuova modalità nel gestire fondi e capitali, nata la negli anno ’90, che ha creato questo baratro, non di certo il sistema di base. Inoltre parli di crisi occidentale e di espansione orientale senza neanche guardare i fatti. Cina, India, Brasile, ecc. sono in piena crisi come noi, chiusura delle fabbriche, maxi-licenziamenti, caduta libera degli indici borsistici e chi più ne ha più ne metta. E i risultati 2009 del PIL di questi paesi mi daranno ragione.
    Indi per cui ribadisco: non siamo neanche lontanamente vicini alla crisi del 1929… Il tuo é un giudizio dettato da una semplice contrarietà al sistema capitalistico! E ti dico, retta preferisco questo sistema a quello che tu vorresti tornasse in voga…

    Saluti

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