Officine FFS: Una trattativa non priva d’insidie

Lo scorso 23 giugno a Lucerna, in una sala con una temperatura di 37° (come tiene a rilevare il sindacalista Pietro Gianolli), si è tenuto il terzo round della tavola rotonda sul futuro delle Officine FFS Cargo di Bellinzona, ormai diventate un simbolo della lotta operaia del nostro Paese. Un terzo round che è stato anticipato dalle riunioni del gruppo di lavoro che aveva per obiettivo quello di avanzare proposte di rilancio del sito industriale.
Indubbiamente sono stati raggiunti traguardi di una certa importanza, ma la politica intrapresa dalle FFS pone ancora diversi timori.

Parziali vittorie
Finora la trattativa ha permesso di arrivare ad alcune certezze, e cioè che – perlomeno sul corto periodo – la struttura di Bellinzona continuerà la sua attività con un carattere di diritto pubblico, svolgendo la manutenzione di locomotive e carri come finora. I lavoratori sono inoltre riusciti a ottenere che le FFS abbandonassero almeno temporaneamente l’idea di procedere con l’esternalizzazione a privati del servizio carri. Oltre a ciò è previsto un investimento di 11 milioni di franchi per sviluppare il polo tecnologico di Bellinzona, un progetto importante e di cui si parla da tempo, per valorizzare l’intera regione.
Si tratta sicuramente di conquiste importanti, che però vanno pragmaticamente relativizzate: in un conflitto sociale – lo dice pure la dialettica marxista – i rapporti di forza possono infatti variare.

I pericoli non sono finiti…
Di fronte a notizie rallegranti, le affermazioni del direttore delle FFS Meyer, secondo cui “il progetto di riorganizzazione di FFS Cargo è stato applicato al 90%”, lasciano intendere che non esiste una reale intenzione di modificare la propria strategia. Pare, insomma, che quanto avvenuto a Bellinzona, con sciopero, occupazione e manifestazioni di popolo, vada visto quasi alla stregua di un contrattempo. Una situazione che può essere superata da parte padronale prendendo tempo, allungando le trattative e giocando su improvvisi contropiedi.
E’ un rischio che non deve essere sottovalutato, anche alla luce del fatto che la Direzione delle FFS appare estremamente cauta nell’approvare le proposte (peraltro concrete e facilmente realizzabili) inerenti soprattutto il settore della logistica e delle commesse, elaborate dal gruppo di lavoro. Un comportamento ben poco costruttivo che sembra abbia infastidito lo stesso Franz Steinegger.
Si tratta dunque di un rischio che i rappresentanti dei lavoratori dovranno tenere presente attentamente. E ciò anche perché i discorsi in merito alla necessità di “ottimizzare” le Officine attraverso l’aumento dei turni di lavoro, la diminuzione dei giorni di assenza e le riduzioni dei costi dovuti ai salari sono sempre all’ordine del giorno. Così come rimane d’attualià il metodo Keizen, ovvero un modo per “flessibilizzare” del tutto ogni ambito lavorativo, in un contesto che già appare colmo di personale interinale.
L’attenzione da parte sindacale sarà rivolta alle misure di rilancio concrete, ma nel contempo non si può nascondere il fatto, anche un po’ spiazzante, che i dirigenti delle FFS non sembrano avere le idee in chiaro sul futuro dello stabilmento di Bellinzona all’interno del contesto del traffico merci europeo, una situazione imbarazzante come già avevano esposto in un precedente numero del Vorwärts.

Arrivederci
Non vi sarà pausa estiva! Laddove la Direzione delle FFS ha espresso dubbi particolari, il gruppo di lavoro è stato in effetti incaricato di approfondire le proposte di rilancio delle Officine con un piano di concretizzazione. La tavola rotonda sarà poi convocata il prossimo 3 settembre, a meno che si ritenga opportuno rivedersi durante il mese di luglio.

Pubblicato il 10 luglio 2008, in Movimento operaio, Politica cantonale con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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