Quale sviluppo socialista per il Nepal?

Nel Nepal del 1994 la già frazionata realtà dei comunisti subì una nuova scissione, guidata questa volta da Pushpa Kamal Dahal, conosciuto da tutti come il compagno Prachanda, il quale diede vita al Partito Comunista (PCN) Maoista, una formazione che seppe dialetticamente adattare il marxismo al contesto rurale del paese. Nel 1996 il nuovo Partito dichiarò l’insurrezione contadina costringendo il re – ed è storia recente – a cedere le redini del paese e a proclamare le libere elezioni, vinte poi proprio dai maoisti che seppero sconfiggere non solo la monarchia, ma pure a indebolire sia i socialdemocratici (Partito del Congresso) sia i comunisti moderati (Partito Comunista Unitario Marxista-Leninista UML). La ragionevolezza con cui i maoisti hanno governato nelle regioni da anni sotto controllo rivoluzionario hanno investito il PCN del grande consenso di massa di cui oggi gode Prachanda, che certamente è quanto di più lontano dall’esperienza cambogiana di Pol Pot, come invece tentano di far credere certi media imperialisti.

Questione economica
Ma quale sarà la trasformazione sociale in Nepal con la proclamazione della Repubblica e la vittoria dei seguaci di Mao? Le risposte che il leader rivoluzionario fornisce nelle varie dichiarazioni pubbliche hanno lasciato molti osservatori perplessi: i suoi non sono infatti soltanto discorsi scevri da retorica vetero-maoista, ma lasciano per certi versi quasi un sentore di “revisionismo” socialdemocratico. Il programma economico di Prachanda è infatti “un sistema misto Stato-privati”, in cui però, si affretta a spiegare, “ogni forma di investimento e d’impresa sarà finalizzata al bene comune”, non al profitto dei privati. All’accusa di aver deviato su un programma riformista Prachanda ribatte convinto: “le socialdemocrazie del XX secolo hanno finito per essere una versione soft del capitalismo, e non è questo che noi vogliamo. Noi stiamo facendo un esperimento pionieristico, non stiamo rimasticando le vecchie ideologie del XX secolo”.

Questione ideologica
Coloro che hanno tentato di “svecchiare” il comunismo in Occidente sono riusciti in realtà solo a disarmarne l’analisi politica liquidando man mano gli stessi partiti operai. La coscienza di classe e la formazione politica dei militanti lasciano però guardare con più tranquillità alla situazione nepalese: Prachanda parla infatti sempre di Lenin, Mao e persino di Stalin come di rivoluzionari su cui basare la ricerca dialettica della propria identità. “Ma sappiamo bene – continua – che questi riferimenti appartengono al passato, mentre oggi servono nuove analisi che interpretino la realtà planetaria del XXI secolo”. Implementare il marxismo e il leninismo adattandoli alla realtà contingente dello stato di cose presenti è il minimo comune denominatore filosofico di tutti i maoisti, sostiene giustamente il leader nepalese, ma come applicare concretamente la tattica e la strategia nella lotta, questo non può che cambiare da paese a paese.

Questione politico-isitituzionale
Il modello di società a cui mirano i maoisti nepalesi sul corto periodo è una repubblica federale e presidenziale. Quello che potrebbe sembrare una proposta non propriamente comunista sarebbe per i suoi fautori invece proprio “una parola d’ordine rivoluzionaria transitoria che aiuta a spingere in avanti la lotta di classe in una speciale condizione di equilibrio di potere”. Una società transitoria in cui per ora sembra che il Partito Comunista non assumerà a livello costituzionale il ruolo di “avanguardia” e dunque il pluri-partitismo sarà garantito. Prachanda intende però superare il parlamentarismo borghese e pur parlando espressamente di un nuovo modello di socialismo diverso da quello sperimentato nel ‘900, precisa che l’idea è di intrecciare la democrazia liberale con altre forme democratiche, tratte proprio dall’esperienza dei paesi del “socialismo reale”, con ogni probabilità quegli aspetti di partecipazione dal basso che esistevano, nonostante varie contraddizioni, nell’Est Europeo.

Conclusione
E’ senza dubbio un maoismo molto concreto quello che risulta dalle informazioni che arrivano dal Nepal: Qualcuno tenta di scorgere in Prachanda una riedizione un po’ più audace del concetto di “democrazia progressiva” elaborato dal PCI del dopoguerra. Certamente il metodo pragmatico è simile a quello di Togliatti, che però con il maoismo non aveva niente a che fare: Prachanda, più che togliattiano va visto come un conoscitore del pensiero dialettico di Mao, aggiornato però alle istanze di movimento del momento attuale e nelle condizioni del paese asiatico, fautore di quello che nel gergo maoista è uno “Stato di Nuova Democrazia”.

Pubblicato il 4 giugno 2008, in Internazionale, Movimento operaio con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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