Alle Officine si deve ancora resistere!

Un articolo di Sidney Rotalinti e Massimiliano Ay

Lotta sindacale e offensiva padronale
La vertenza delle Officine di Bellinzona ha travalicato i confini di una “normale” vicenda sindacale, perché sono state toccate le radici di un intero popolo cresciuto intorno alla Gottardbahn. Quanto successo nell’ultimo mese è il risultato di due fattori: una reazione unita dei lavoratori messi di fronte ai tagli e una coscienza di lotta da parte dei leader operai. Anni fa questi ultimi avevano fondato il comitato “Giù le mani dalle officine” e recentemente hanno lasciato il sindacato SEV. Nel distacco esistente fra il sindacato di categoria e militanti operai, UNIA ha colto un’opportunità di azione assumendo un ruolo di primo piano nel contrastare l’offensiva padronale che vorrebbe portare la manutenzione delle locomotive a Yverdon e privatizzare quella dei vagoni. Tale idea nasce nei progetti della taskforce Turnaround (che in inglese vuol dire anche “voltafaccia”). I guai incominciano nel gennaio 2007 quando Andreas Meyer arriva dalla direzione della Deutsche Bahn per prendere in mano la direzione delle FFS. Gli operai e i tecnici di Bellinzona vengono affiancati da “consulenti” pagati dai 2000 ai 7000 franchi al giorno (!). Questi consulenti non servono a far funzionare meglio l’azienda, perché le Officine sono già produttive. I consulenti servono semmai a smembrare le officine. La reazione degli operai è poderosa. Anche perché stavolta – di fatto – il “padrone del vapore” non è un cinico faccendiere privato, ma le FFS. Ma allora, a cosa serve la Svizzera, se un’intera regione viene buttata a mare in nome di interessi contrari al benessere collettivo?

Una cattiva politica dei trasporti
La reazione popolare è possente anche perché – durante lo sciopero – arrivano i dati contabili dell’altro grande trasportatore, la Basel Lötschberg Simplon. La trasversale del Löetschberg è appoggiata da Deutsche Bahn (da cui proviene Meyer) e dalle lobby bernesi che avevano sostenuto Adolf Ogi nell’idea – folle – di realizzare due trasversali alpine a 30 chilometri di distanza l’una dall’altra. La BLS ha addirittura incrementato dell’11% i propri transiti sull’asse del Gottardo: dunque il lavoro c’è, ma lo prendono gli altri! Gli “scienziati” di Turnaround stanno mettendo arbitrariamente sui conti delle Officine di Bellinzona gli errori che hanno fatto quando si sono buttati nella privatizzazione dei traffici europei. I politici svizzeri – con poche eccezioni – hanno trascurato il Gottardo: nel 1984 il Consiglio federale risponde al deputato Sergio Salvioni sostenendo che non vi è alcuna fretta di creare una trasversale alpina sul Gottardo. Intanto la lobby bernese varava i primi crediti per il Lötschberg. Questa assoluta mancanza di una vera politica dei trasporti ha avuto consequenze catastrofiche: l’asse del Gottardo risulta attualmente scoordinato da tutta la progettualità europea in materia di ferrovie.

La società civile e gli operai
Dopo un mese di sciopero il piano di ristrutturazione è stato ritirato. Da un lato è una vittoria, dall’altro occorre ricordare che la battaglia non è affatto finita: adesso si va al tavolo delle trattative. Nella preparazione di questa lotta i sindacati hanno mostrato capacità organizzativa, ma devono adesso avere la saggezza che la situazione richiede: bando alle strumentalizzazioni e alle egemonie! Per quanto importanti le sole capacità sindacali non potranno vincere questo braccio di ferro epocale: durante le trattative si dovrà infatti stare attenti a mantenere ben saldo il formidabile sostegno della società civile. Il confronto duro non è ancora cominciato e i primi segnali sono preoccupanti. Moritz Leuenberger impone un mediatore (Steinegger) in modo unilaterale. Durante l’ultima assemblea (18 aprile) gli operai hanno compreso che la controparte “fa ancora finta di non aver capito” e, attraverso la stampa, rilancia subdolamente la necessità della Turnaround. Le trattative saranno lunghe: due mesi dice Leuenberger. Come se ciò non bastasse Steinegger (figura discutibile poiché coinvolto in vari consigli di amministrazione “critici”) ritarda l’inizio delle discussioni a fine maggio. Due mesi a partire da fine maggio? Arriviamo a luglio-agosto, un momento dell’anno delicato, ideale per le più spietate razionalizzazioni. E’ quindi fondamentale operare per rendere duraturo l’abbraccio fra gli operai e la società civile. In quest’ottica è stata costituita l’Associazione “Officine 2008”. Fra i fondatori il sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni e l’arciprete Pierangelo Regazzi, propugnatore della dottrina sociale della Chiesa, convinti del fatto che occorre sostenere il progetto di un “polo tecnologico” voluto dalle oltre 15 mila firme dell’iniziativa popolare. Una cosa è certa: la prima battaglia è vinta, ma gli avversari non si sono arresi. Anzi!

Pubblicato il 11 maggio 2008, in Movimento operaio, Politica cantonale con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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