Mi dispiace, ma non mi commuovo per il Dalai Lama!

LamaUn treno veloce collegherà a breve il Tibet al resto della Cina: l’arrivo della piena modernità agita chi coltiva progetti restauratori per quella regione del mondo in cui da cinquant’anni anche le donne finalmente vanno a scuola. C’è da constatare come a volte i fumi di certi incensi siano volti, più che alla purificazione dello spirito, all’annebbiamento della comprensione degli avvenimenti. Certo si è sempre contro violenza e repressione, ma che cosa è successo in Tibet? Gruppi di nazionalisti tibetani hanno assaltato non i luoghi del potere politico, ma i negozi dei commercianti cinesi. Morti e feriti si sono verificati tra tibetani e cinesi. Può tutto questo essere ricondotto alla solita tesi dei cattivi cinesi e dei poveri monaci? Credo di no! Siamo tutti d’accordo nel chiedere al governo cinese moderazione nella gestione dell’emergenza, ma l’isteria del “Free Tibet” spopola sui media occidentali facendo passare informazioni palesemente distorte per abituare l’opinione pubblica a vedere nella Cina il futuro nemico dell’Occidente: prima c’erano i sovietici, ora gli integralisti islamici, fra un po’ i cinesi, che oltre a dirsi comunisti sono anche dannatamente capaci sul fronte economico, ponendo seri problemi al dominio nordamericano. La Sinistra occidentale, come spesso accade, ormai del tutto disarmata da quel metodo scientifico di analisi che è il marxismo, si lascia prendere da facili emozioni pseudo-umanitarie e si scaglia senza riflettere contro il bastione cinese che non si arrende al mondo unipolare. La storia della “repressione” è però un’altra e va raccontata anche se è impopolare.

Riabilitare i nazi…

La storia di quella terra la conosciamo in parte grazie al film “Sette anni in Tibet”. Un film di parte, basato sul libro di un certo Heinrich Harrer, un nazista austriaco che durante la seconda guerra era in amicizia con l’artistocrazia tibetana: il colonialismo hitleriano infatti in quel periodo era in competizione con quello inglese. Un film incentrato sul racconto di un nazista che viene sdoganato e lodato nella sale cinematografiche e nelle scuole dei nostri paesi democratici: che grande esempio di civiltà!
.
Il santone
E in tutta questa storia campeggia una figura spirituale amata da tutti gli occidentali in cerca di una identità “alternativa”: il Dalai Lama, che vive di un vitalizio finanziario gentilmente concessogli dal governo di Washington. Il suo metodo viene definito gandhiano, nonviolento e pacifista. Strani aggettivi per uno che sosteneva i bombardamenti della NATO contro la Jugoslavia! Ma al di là di ciò, questo signore è ben strano, è contro l’aborto e denuncia i gay, è nostalgico di un sistema dove vigeva la schiavitù, dove non si consideravano le donne quali esseri umani ma le si facevano dormire con gli animali, dove si gestiva una società autoritaria e teocratica basata sulle caste, dove le scuole non esistevano così come gli ospedali, e dove i figli dei contadini erano registrati come oggetti appartenenti al monaco di turno. Non è neppure necessario definirsi maoisiti per capire che i contadini tibetani hanno sostenuto l’Armata Rossa nel 1950, accogliendo con soddisfazione la ridistribuzione delle terre e l’abolizione della società feudale, piuttosto che il Dalai Lama che vive(va) a spese degli altri. Le riforme di Mao hanno portato all’innalzamento dell’età media della popolazione, alla costruzione di una rete viaria e di una rete educativa primaria e professionale in cui la lingua d’insegamento è il tibetano. Perché non si dice cosa era il Tibet prima della Rivoluzione? Da quando dei democratici – ancorché non comunisti – si mettono a difendere una società autocratica come quella lamaista? Perché non si dice che il Dalai Lama fu costretto ad andarsene anche a seguito di una rivolta popolare contro la schiavitù?
.
L’invasione fu davvero invasione?
Si dice comunemente che la Cina maoista invase il Tibet. E giù tutti a gridare che anche i comunisti sono dei colonialisti. A dire il vero, però, il Tibet è da quasi mille anni una provincia cinese: solo dopo il 1949, anno della costituzione della Cina rivoluzionaria, gli Stati occidentali, USA in testa, iniziarono a interessarsene (in funzione anti-Pechino), creando in seguito degli eserciti controrivoluzionari. Come diceva bene il 9 gennaio 2000 sul quotidiano “Il Manifesto” Enrica Collotti Pischel: “Non ha alcun senso dire che la Cina conquistò il Tibet (…); nel 1950 le forze di Mao completarono in Tibet il controllo sul territorio cinese; nel 1951 fu raggiunto un accordo con il Dalai Lama per la concessione di un regime di autonomia. Verso il 1957, nel pieno dell’assedio statunitense alla Cina, i servizi segreti inglesi e americani fomentarono una rivolta dei gruppi di tibetani (…); i cinesi repressero certamente la rivolta con pugno di ferro: nelle circostanze internazionali nelle quali si trovavano e nel loro contesto etnico non era razionale pensare che si comportassero diversamente. (…) Sullo sfondo della rivolta, il Dalai Lama dichiarò decaduto l’accordo per il regime autonomo e fuggì con la maggioranza della classe dirigente tibetana in India, dove costituì un proprio governo in esilio e il proprio centro di propaganda. (…) Recentemente la CIA (…) ha ammesso di aver finanziato tutta l’operazione della rivolta tibetana.” Ma allora, la Cina popolare cosa ha fatto di tanto “riprovevole”? Non solo ha portato diritti sociali ai contadini tibetani che prima erano schiavi del Dalai Lama, ma ha concesso al Tibet uno statuto di autonomia che garantisce la loro lingua, la loro cultura e la loro religione.
.
Una strategia imperialista
Usciamo dal discorso buonista cui siamo abituati: sappiamo che il “dividi et impera” è una strategia tipica dell’imperialismo, utilizzata spesso dagli USA, i quali stretti da recessione e declino, operano per frantumarne l’unità della Cina e fomentare guerre civili etniche con gruppi terroristici appositamente addestrati e una asfissiante propaganda unita a qualche messaggio religioso. Si alimentano quindi i nazionalismi e gli integralismi religiosi non solo in Tibet, ma anche nello Xingian (provincia cinese a maggioranza turca): questa strategia l’abbiamo già vista applicata nella ex-URSS e nella ex-Jugoslavia, paesi che per quanto criticabili sotto determinati aspetti, erano sovrani e favorivano un mondo multipolare. Eppure, nonostante questi fatti, tutto viene confuso con quello che è diventato un dogma: il “diritto all’autodeterminazione dei popoli” che nel caso concreto è orchestrato all’estero! Per dei comunisti vale il metodo marxiano di analisi dello stato di cose presenti. Non vedere come certi princìpi, nell’evoluzione della realtà, possano diventare strumenti reazionari, significa abbandonare di colpo ogni base filosofica materialista-dialettica
  • Questo articolo è uscito pure sulla rivista italiana “Gramsci Oggi” 4/08 : scarica il PDF

Pubblicato il 20 marzo 2008, in Internazionale con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 14 commenti.

  1. senti ma questo tuo attacco al tibet è ben formulato e convincente….
    non sono daccordo perche sono ignorante e sino a quando quindi non riesco a risalire verità piu o meno obbiettive non mi esprimo…

    volevo solo sapere su quali testi/giornali/testi storici hai preso le tue informazioni su un tibet risorto dal medioevo dopo l’occupazione cinese e dove hai trovato le notizie di un dalailama opportunista e scroccone che pretende di vivere sulle spalle altrui…

    spero mi potrai aiutare a trovare link con dati storici e notizie in merito….

    grazie
    Simona

  2. cara simona, se questo contributo sul tibet è convincente, come mai senti la necessità di conoscerne le fonti? o meglio. come mai questa necessità non la percepisci per verificare l’informazione (a senso unico) che ti viene propinata da tutti i media?

  3. Bell’articolo, complimenti. Speriamo che in molti sentano la necessità di andare oltre la versione hollywoodiana sul Tibet.
    Blasco

  4. Sicuramente per poter dare un giudizio di parte bisogna vivere determinati eventi. Io non ho vissuto nulla in Tibet e credo neanche tu (perdona la mia presunzione) quindi piuttosto che una presa di posizione sarebbe meglio esporre i fatti, non credi?? Poi ognuno prende posizione in tal senso.

  5. I fatti che ci vogliono propinare li stanno già esponendo i media di ogni colore ma tutti fedelmente allineati all’imperialismo (che certamente non è cinese). Come ho segnalato nel commento del 21 marzo, esitono fonti alternative per chi ancora non si vuole arrendere al pensiero unico del nuovo ordine mondiale e a una visione delle cose perbenista che ci viene imposta dagli USA e dai suoi alleati dell’UE.

  6. Carissimo Max. Ho letto con stupore il tuo testo. Io ho sempre difeso la Causa Tibetana. Ma tuttavia è per me davvero importante chiedersi sempre “quello che c’era prima”. Come in tutte le Rivoluzioni. Tutti condannano Regimi come quello di Cuba, e come quello Sovietico. Ma nessuno va ad indagare su come erano le situazioni precedenti. La Russia Zarista era terribile, per essere gentili. E chi poteva studiare era una minoranza elitaria. Poi, chiunque avesse doti, poteva farlo, in modo del tutto gratuito. Esempi ve ne sono molti. Quali il violoncellista Rostropovic.
    Difficile quindi parlare di una situazione quando non si analizza il punto di partenza. Non sono d’accordo con tutte le opere di Fidel Castro, ad esempio. Ma ha saputo portare Cuba molto in avanti.
    In Cina, la Lunga Marcia di Mao è stata una marcia di salvezza per molti. La Cina Imperiale era inenarrabile Una donna, che ha fatto la lunga marcia, ha detto che prima non avrebbe avuto diritti, mentre poi ha potuto studiare e laurearsi.
    Mao ha comunque preso una Cina medievale e l’ha portata nel Ventesimo Secolo.

    Il Tibet è un’incognita. Se ne sapeva poco anche prima, in quanto era un Paese chiuso, che mal accettava qualsiasi visitatore.
    Quello che posso dire è che questa cosa della schiavitù l’avevo già sentita. Credo che sia il caso di rivedere l’idea in base alla quale, come molti sentono in Occidente, il Tibet era un’isola felice, distrutta e danneggiata dai Cinesi.

    Sinceramente, come dicevo, se ne sa poco. Ma non era di certo isola felice. Il problema è che spesso, troppo spesso, in occidente vi sono molti “abbagli d’Oriente”. Vale a dire che basta che una persona venga da oriente per vederla come un’illuminato. I casi possono essere diversi.
    Abbiamo spesso l’idea che la Chiesa Cattolica sia stata distruttiva, come in effetti è stata, mentre le religioni orientali siano state sempre pacifiche e tolleranti.
    Non è così. In India, grazie al Sistema delle Caste, solo i Bramini potevano ufficiare certi riti. E se uno voleva i loro servigi, spesso doveva pagare con la schiavitù i loro servigi.
    Il Buddha, in questo, è stato rivoluzionario, in quanto ha accettato nel suo Sangha (Gruppo) Monastico persone di ogni casta, le quali vivevano fianco a fianco.

    Dove, però, il Buddhismo è stato Religione di Stato, ha causato anche lì problemi.
    In Cina vi era una certa connivenza tra il Buddhismo Cinese e l’Impero. In Giappone lo Zen era praticato dai samurai, anche come mezzo per poter aumentare la concentrazione in combattimento.

    In Tibet si sa poco. Ma di certo, prima dell’arrivo dei cinesi, non era l’isola felice che noi possiamo credere.

    Concludo con una considerazione. In Nepal avevo visto diversi monaci bambini fuori da un monastero, che venivano fotografati. In occidente la cosa avrebbe fatto gridare allo scandalo, se la cosa fosse successa fuori da un convento cattolico.
    Ma in oriente suscitava il commento: “Che belli i monachini!”. Insomma, abbaglio d’oriente sempre presente!

    Per quanto mi riguarda, ho collaborato anche per diffondere la causa del Popolo Tibetano. E non mi pento della cosa. Lo farò ancora.
    Ma ti ringrazio comunque per avere dato un'”altra campana”, per avere mostrato le cose sotto un altro angolo. La comprensione deriva dal vedere una cosa da tutte le possibili prospettive. Altrimenti, ne avremo sempre una visione parziale.
    Solo così si riesce ad aumentare la nostra consapevolezza.
    La ragione ed il torto non sono mai da una sola parte. E occorre considerare anche le prospettive che altrimenti non considereremmo. E prenderle seriamente in esame. Almeno come una possibilità.

    Grazie, quindi, per questa possibilità. Un augurio per il tuo lavoro di “andare oltre” le apparenze, e fornire questa prospettiva che fa riflettere.

    Sergio.

  7. E bravo Massimiliano, leggo sempre con piacere i tuoi articoli di approfondimento. Continua così hasta siempre! Un saluto.

  8. Ciao,giungo qui tramite “Resistenze”. Sarebbe ora che la verità venisse a galla e noto con piacere il tuo contributo a questo fine. Metterò sul mio blog un link al tuo , se ti va passa a trovarmi su “Il diario di nessuno”.

  9. Ho potuto leggere il tuo articolo perché è stato postato in una lista di discussione sul buddismo. Le idee e gli argomenti che tu esponi non mi convincono, ma sono interessanti e stimolano alla riflessione. La prima cosa che mi è venuta da pensare è stata questa: come puoi essere certo che le cose che affermi siano reali ? Ad esempio: il Dalai Lama, che vive di un vitalizio finanziario gentilmente concessogli dal governo di Washington; dove posso vedere un documento che attesti ciò?
    Ad una domanda simile fatta da Simona tu fornisci una serie di link, che mi convincono ancora meno perché sono tutti di parte ! Non eliminano i miei dubbi, anzi li aumentano, mi sembra che riducano una vicenda molto complessa (con radici storiche, sociali ed economiche profonde) ad un complotto dei servizi segreti occidentali contro gli ultimi difensori del comunismo….
    Voglio anche domandarti, prendendo spunto da una tua affermazione, “Un treno veloce collegherà a breve il Tibet al resto della Cina: l’arrivo della piena modernità agita chi coltiva progetti restauratori per quella regione del mondo in cui da cinquant’anni anche le donne finalmente vanno a scuola.”, se a questo punto sei d’accordo con ciò che sta succedendo in Afghanistan, anche lì adesso le donne stanno ritornando a scuola….
    Condivido, invece, l’impressione che in occidente il messaggio buddista sia molto spesso banalizzato, diventi fenomeno di moda per ceti sociali benestanti e annoiati, ma fortunatamente non è solo questo…
    Credo che un fatto sia acclarato: che ci siano stati dei morti e che si debba fare il possibile per evitare che la situazioni degeneri ulteriormente.

    Un saluto

    Franco, Aosta

  10. Tutto è di parte, non c’è niente di neutrale: io, ad esempio, ho deciso di schierarmi contro l’imperialismo e contro la teocrazia. Puoi non esserne convinto, ma allora come fai ad essere convinto della correttezza delle informazioni che ti propinano TUTTI i media occidentali pagati, sponsorizzati, ecc. da una netta minoranza che detiene i capitali e le redini dell’informazione?
    Sulla questione dei legami finanziari fra Dalai Lama e CIA esistono chiare testimonianze di chi in passato ha gestito gli affari della campagna di propaganda dei secessionisti tibetani in Europa.
    Che i cinesi siano gli ultimi difensori del comunismo lo dici tu, non io. Sono a conoscenza dei problemi di disuguaglianza in Tibet sorti con le riforme di mercato, così come conosco gli aspetti estremi (e discutibili) dell’ultimo Mao, ma ciò non mi impedisce di vedere le cause esogene ben più importanti che stanno dietro a questa sollevazione.
    E’ un’idiozia, scusami, paragonare infine i rapporti Cina-Tibet con quelli fra USA e Afganistan. In quest’ultimo caso si tratta di una invasione militare in pieno stile imperialista della potenza USA. Il Tibet invece è da quasi un millennio parte del territorio cinese e anzi una direttiva del Comitato centrale del Partito comunista cinese datata 6 aprile 1952 diceva, rispettando le specificità culturali del Tibet, come bisognasse sforzarsi per “arrivare in molti anni, gradualmente e senza spargimento di sangue, alla trasformazione politica ed economica del Tibet”. Il testo continuava: “Lasciamo che essi (i seguaci del Lama, ndr) commettano ogni genere di atrocità insensate contro il popolo, noi ci occuperemo solo della produzione, del commercio, della costruzione di strade, della medicina e del fronte unito e di altre cose buone, con lo scopo di conquistare le masse e aspettare che maturi la situazione”. Da qui nasce anche il discorso di autonomia di quella provincia.

  11. le foto che i media internazionali ci hanno propinato in questi giorni come “violenze della polizia e dell’esercito cinese sui tibetani in tibet”, erano invece immagini riprese sia in india sia in nepal. le violenze, pertanto, erano di agenti nepalesi ed agenti indiani nei confronti di tibetani.

  12. per franco. queste notizie non le smentiscono più nemmeno gli americani.

    “Per oltre 10 anni il Dalai Lama è stato sul libro paga della CIA. Lo ha rivelato la stessa agenzia di spionaggio americana: il governo Usa finanziò le operazioni di guerriglia tibetane contro la Cina e il movimento per la liberazione del Tibet, nell’ambito di una serie di operazioni per sovvertire i governi comunisti nel mondo. La cosa fu approvata da Eisenhower nel ’59, dopo la fallita rivolta del Tibet contro la Cina, e continuò per tutti gli anni ’60; i fondi furono bruscamente tagliati quando Nixon avviò la politica di apertura verso la Cina agli inizi degli anni ’70. La Cia sborsò per anni 1,7 milioni di dollari all’anno, di cui 180.000 dollari di “sussidio per il Dalai Lama” e altri costi per pagare corsi di laurea ad attivisti tibetani, campi di addestramento per guerriglieri in Colorado, “Case Tibetane” a New York e a Ginevra”.

  13. L’ha ribloggato su Aytekin Kaane ha commentato:
    Un ottimo articolo del compagno Massimiliano Ay sulla questione tibetana.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: