La luce del Sessantotto!

6840 anni fa l’aula 20 dell’allora Scuola Magistrale di Locarno veniva occupata dagli studenti. Chiedevano diritti democratici e programmi al passo coi tempi. Un grande esempio di lotta, inserita in un contesto mondiale di emancipazione giovanile, di conquista di diritti. Era mia intenzione scrivere un testo di riflessione su questo anniversario, ma un articolo del presidente onorario dell’UDC Alessandro von Wyttenbach (CdT, 08.02.2008) mi ha spinto a costruire questo testo come risposta alle tesi del rappresentante della destra conservatrice ticinese sul ‘68.
La società occidentale sta attraversando un brutto periodo: la globalizzazione economica ci sta portando ad una crisi profonda. La società dei consumi e del profitto non regge il confronto con il resto del mondo, sempre più produttivo e competitivo. E di fronte a queste difficoltà la destra sa che il malcontento sociale va bloccato sul nascere creando una falsa “sicurezza” nei cittadini, e la sicurezza, sempre di più, significa inserire elementi autoritari nella democrazia. Esercito, patria, religione, famiglia in senso paternalista, ecc. sono questi i cosiddetti valori che si torna a instillare nei giovani per tenerli a bada. E’ sempre stato così nella storia, lo è ancora oggi. Von Wyttenbach lo ammette chiaramente nel suo testo che si caratterizza per una notevole intolleranza verso tutto ciò che non è “tradizione”.
Naturalmente vittima privilegiata è la scuola: a differenza dell’autore, però, per me il rispetto degli allievi non si ottiene con l’autoritarismo, ma con l’autorevolezza. Per essere autorevoli non è obbligatorio farsi dare del “lei”, indossare la cravatta o essere professori cattedrattici come vorrebbe invece l’anziano presidente onorario dell’UDC. Occorre la capacità di ascoltare i ragazzi, prima di tutto, senza volerli “intruppare”. Von Wyttenbach continua criticando una scuola troppo egualitaria. L’Egalité della Rivoluzione (liberale) francese, evidentemente è troppo di sinistra! Ne prendo atto, anche se mi pare un’idea un po’ eversiva, questa, che mette in discussione il nostro stesso ordinamento costituzionale. Il medico ticinese dovrebbe leggersi le statistiche e spiegarci come mai le classi sociali meno abbienti sono sottorappresentate nelle scuole superiori! Perché ci sono così tanti figli di operai che fanno gli operai e così tanti figli di laureati che vanno all’università? Io la chiamo selezione sociale, von Wyttenbach la chiama “meritocrazia”. Peccato che a meritare le cose siano sempre gli stessi!
Il nostro si trasforma poi in esperto di pittura, musica, ecc. e con toni da critici culturali chiusi su se stessi offende i graffiti, offende il pop-rock, offende l’arte moderna, offendo tutto quello che non è – appunto – “tradizione”, la sua! Oppure come la chiama lui stesso: “l’ombra lunga del ‘68”.
E per finire un bel tocco di moralismo leggermente bigotto: i gay (persone che insulta come “innaturali”, e per fortuna che è un medico!) dovrebbero starsene chiusi in casa perché a causa loro l’AIDS aumenterebbe. La comunità scientifica del nostro Cantone dovrebbe ribellarsi di fronte a certi discorsi, e i Sessantottini che non hanno rinnegato quei valori di libertà, pure!

Pubblicato il 15 febbraio 2008, in Movimento studentesco, Politica cantonale, Politica giovanile con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. L’articolo migliore. Incisivo, autorevole, preciso, sintetico e forte.

    Per la “selezione sociale” VS “meritocrazia”, a mio avviso, sarebbe stato ancora più incisivo esprimere il fatto che sia selezione sociale comunque la si voglia chiamare, e non solo perché anche chi scrive, giustamente, lo chiama con il nome proprio.

    Saluti

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