Un razzismo non più latente…

racism.jpgSono certamente apprezzabili le parole di Claudio Mésoniat sul Giornale del Popolo del 4 febbraio, che chiedono di evitare di fare di ogni erba un fascio in riferimento al dramma di Locarno, evitando di additare i cittadini della ex-Jugoslavia come persone con una maggiore propensione alla criminalità. Peccato che l’esponente di “Comunione e Liberazione” cada anche lui in una strumentalizzazione politica di questo tipo sostenendo come sia chiaro “che popoli che hanno patito per decenni la disumanizzazione del comunismo (…) non possano non recare segni profondi di questi drammi”.
Se il comunismo sia più disumano del neoliberismo sfrenato è tutto da dimostrare. Sostenere che il comunismo titino sia poi stato talmente tanto autoritario da incidere …sul DNA delle persone, mi pare francamente ridicolo. Il socialismo reale all’Est è finito da tanti anni, i ragazzi coinvolti nell’omicidio di Locarno non solo non hanno vissuto quel periodo, ma erano integrati nella nostra realtà.
Siamo stati tutti turbati dalla morte di Damiano, ma non si cada in un assurdo clima di caccia alle streghe: tirare in ballo presunte “razze” e persino scomodare il maresciallo Tito mi pare proprio eccessivo! Qualcuno può dimostrare scientificamente, sociologicamente e antropologicamente che massacrare di botte una persona in mezzo a un strada faccia parte della cultura slava?

Pubblicato il 11 febbraio 2008 su Politica cantonale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. sarajevo ospita nel 1984 le olimpiadi invernali tutti i giornali anche ticinesi esaltavano la meraviglia multiculturale di quella jugoslavia socialista, popoli diversi, atei e religiosi, tutti insieme, a sarajevo campane e minareti e sinagoghe.
    il socialismo jugoslavo è uno dei punti più alti di civiltà raggiunti dal consorzio umano.
    gli smemorati vadano a cercari le copie dei quotidiani ticinesi dell’84.
    per le persone in mala fede che devono parlare male del comunismo, ovviamente storia e ricerca storica poco servono a loro interessa la propaganda, quella che proprio poco si faceva in jugoslavia, strano però che a detta di simili signori noi siamo liberi mentre la non lo erano.
    saluti

  2. Il Kossovo indipendente : due pesi e due misure

    C’era una volta il Kossovo, provincia della Serbia, abitato prevalentemente da Serbi cristiani ortodossi, ultimo
    baluardo all’avanzata dell’Islam arrivato fino in Albania. C’era anche l’Albania, ex dittatura comunista, dalla quale
    molti abitanti albanesi fuggivano verso il Kossovo ex Jugoslavo dove tentavano di scalzare i Serbi con metodi
    terroristici. I terroristi, la cui organizzazione più nota era l’UCK, attaccavano i Serbi, rubavano, assassinavano,
    incendiavano le abitazioni, le chiese, i monasteri serbi, ecc. e ciò anche con il sostegno occidentale in funzione
    antiserba e antirussa. La Serbia reagì duramente e cercò di scacciare tutti gli Albanesi indistintamente, ma questi
    bussarono alle porte dell’Europa che li accolse come vittime. La NATO, guidata dagli USA, bombardò duramente la Serbia
    finchè questa lasciò rientrare gli Albanesi nel Kossovo. Però gli Albanesi kossovari continuarono la pulizia etnica e
    scacciarono circa 500’000 serbi del Kossovo che persero tutti i loro beni e nel silenzio internazionale dovettero
    rifugiarsi altrove, per la maggior parte in Serbia. I 160’000 serbi rimasti sono terrorizzati da bande di albanesi
    kossovari tutt’ora attive. Con l’aiuto degli USA, ai quali questa volta non disturba il fatto di stare con gli
    islamici, e con il frettoloso riconoscimento europeo, gli Albanesi del Kossovo hanno dichiarato unilateralmente la loro
    indipendenza scegliendo come presidente il ripulito capo dell’UCK (ora definita un’ “organizzazione patriottica”)
    Hashim Thaci.
    In cambio il Kossovo ha concesso agli USA di impiantare sul proprio territorio due basi militari che servono alla
    superpotenza per controllare i Balcani con i ricchi giacimenti di petrolio e di gas naturale albanesi al confine con il
    Kossovo e di passare tranquillamente con l’oleodotto che porterà gli idrocarburi dei paesi dell’Est verso l’Italia.
    L’indipendenza del Kossovo insegna che sotto l’ala USA il terrorismo e la pulizia etnica pagano.
    Lo si è visto anche in Palestina dove gli ebrei sionisti protetti dagli USA, hanno tolto il territorio ai Palestinesi
    che da 60 anni attendono giustizia, nel Sahara occidentale dove il Marocco ha derubato i Saharaoui, Taiwan, ecc.
    Invece a coloro che non stanno dalla parte dei potenti l’indipendenza non viene concessa o sono tremendamente
    penalizzati: i Tamil in Sri Lanka, i Baschi in Spagna, l’Irlanda del Nord, Cuba, Nicaragua, Tibet, ecc.
    Per un senso di giustizia la Svizzera dovrebbe giocare la carta della neutralità e non compromettere ciecamente i
    suoi buoni rapporti con i paesi dell’Est europeo con un riconoscimento intempestivo dell’autoproclamata indipendenza di
    una provincia di un altro stato sovrano.
    Enrico Geiler Camorino

  3. Concordo con te, con qualche dubbio però nel mettere il Tibet allo stesso livello di altri popoli in cerca di autodeterminazione. Un tema che magari affronterò in futuro.

  4. Nell’articolo ho dimenticato i ROM che pure subirono la pulizia etnica da parte degli albanesi. Circa 500’000 ROM furono scacciati e i loro nomi sono stati cancellati dai registri. In Kossovo ne rimangono circa 20’000.

  5. Ho appena finito di leggere un bel libro: “Il corridoio, viaggio nella Jugoslavia in guerra”, edizioni “La città del Sole”, scritto dalla giornalista Jean Toschi Marazzani Visconti.
    Ormai sulle guerre balcaniche c’è una vasta letteratura, che cerca di raccontare la verità; tutti ne possono disporre. Nonostante questo, la disinformazione continua.
    Peter Handke (che ha scelto di non genuflettersi di fronte alla disinformazione imperante, e che per questo ha pagato in prima persona!) lancia un monito: l’Europa – con il riconoscimento del Kossovo – ha perso il suo cuore; gli uomini liberi, gli intellettuali ed i poeti devono andare in quelle terre per ritrovarlo.
    Io ho lasciato il mio in Serbia, a quegli uomini e a quelle donne che – anche per noi – stanno resistendo.

  6. Favoloso!
    A Bellinzona ora sul Noce di piazza Nosetto crescono falci e martelli.
    Straordinario.
    Bravo Max. Avanti tutta..e a sinistra.
    Complimenti e uguri.
    Enrico

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