Nietzsche e Marx non si davano la mano…

Che il Partito della Rifondazione Comunista (PRC) ormai seguisse una strada di liquidazionismo ideologico lo si sapeva da tempo, ma devo ammettere che sono rimasto allibito e sconvolto quando ho letto l’articolo sull’ultima pagina di “Rifondazione” il mensile della Federazione Svizzera del PRC. Mi riferisco all’articolo sul filosofo Friedrich Nietzsche che viene quasi esaltato.
Andiamo con ordine: il 24 agosto 2000 il quotidiano del PRC “Liberazione” esce con un articolo in onore al filosofo suddetto per i 200 anni dalla morte. Lo stesso faceva un altro quotidiano: Il “Secolo d’Italia” edito dai post-fascisti di Alleanza Nazionale. E già qui c’è da chiedersi come mai due giornali con una linea così diversa abbiano gli stessi idoli! Due filosofiNon sono infatti i fascisti ad aver rubato un simbolo alla sinistra, sono i “comunisti” che vanno a inginocchiarsi ai simboli della destra! Se non mi sbaglio questa tradizione – che Bertinotti tanto apprezza – si chiama “apertura al dialogo”, io invece la chiamo senza tanti giri di parole: revisionismo, liquidazionismo, ignoranza e distruzione della nostra identità! Il 30 maggio 2002 “Liberazione” si ripete: evidentemente non ci sono altri filosofi in giro! In occasione della pubblicazione di un libro del giornalista craxiano Massimo Fini sulla figura di Nietzsche, l’organo di Rifondazione concede un’intera pagina per esaltarne il pensiero. Anche questa volta in contamporanea con un altro quotidiano… sì, il solito “Secolo d’Italia”! A me verrebbe la pelle d’oca… E adesso siamo nel 2007 ed ecco che anche il fratellino di “Liberazione” stampato in Svizzera torna su questo nuovo idolo dei sedicenti comunisti.
L’estrema destra e i rifondarli concordano nel sostenere che Nietzsche era un sant’uomo che i nazisti hanno sfruttato. Nessuno si chiede però, fra le tante filosofie presenti sul mercato (sì il mercato, perché ormai è una moda citare filosofi per farsi vedere colti), perché Hitler abbia scelto proprio quella di Nietzsche.
Vogliamo conoscere un po’ di più questo grande filosofo osannato da tutti? Nietzche esalta l’immoralità come strumento di abbattimento della morale borghese. E’ evidente che in quanto marxista io sia contro la morale borghese, tuttavia il movimento operaio mi ha insegnato che alla morale borghese va contrapposta una nuova morale, quella della libertà emancipatoria. Insomma, se è vero che il filosofo tedesco vedeva la crisi in cui era finito il sistema borghese della fine dell’800 e i suoi valori (e questo accadeva anche per un aumento delle contraddizioni di classe in quella società), nello stesso tempo Marx ed Engels, padri del socialismo scientifico cui tutti noi dovremmo riferirci (dialetticamente, e non pensando che questi maestri siano delle mummie) parlavano di comunismo per uscire da quella situazione. Nietzsche, invece, cosa faceva? Come giustamente dicono i marxisti-leninisti italiani (che forse hanno studiato un po’ più di filosofia di tanti che pensano di rifondare il comunismo allontanandosi da Marx), Nietzsche predicava l’uscita da quella crisi sociale “attraverso l’accentuazione e l’esaltazione proprio di quei caratteri che stanno alla base della società classista: l’individualismo, il dominio di una aristocrazia di uomini eletti sulla maggioranza considerata alla stregua di schiavi senza anima né valore, senza alcun diritto alla felicità e al benessere, la spietatezza, la sopraffazione, la guerra e la conquista fine a sé stesse, come metodo di selezione naturale di una razza superiore (il cosiddetto superuomo), spingendo tali valori fino alle più estreme e folli conseguenze, al di là di ogni concetto di bene e di male, pur di farli trionfare”. Nietzsche non solo non ritiene necessario lottare contro le disuguaglianze di partenza (di classe) ma addirittura ritiene impossibile un riscatto per chi è in una condizione di sfruttamento. Nietzsche era quindi agli antipodi delle idee egualitariste di Rousseau, ad esempio. Leggiamo questa citazione: “Tutto ciò che blandisce, che allevia e che porta avanti il ‘popolo’ o la ‘donna’, opera in favore del suffragio universale, cioè a dire del dominio dell’uomo inferiore”.
Se io affermassi pubblicamente anche solo la metà della frase appena letta sarei espulso da tutti i partiti non solo comunisti ma anche borghesi. Se invece questo discorso lo fa Nietzsche i “comunisti” gli regalano un’intera pagina di giornale, cercando i punti di contatto con la nostra tradizione.
Le femministe, poi, che tanto sbraitano in Rifondazione sui cosiddetti “maschi oppressori”, dovrebbero urlare anche quando il loro giornale si permette di fare propaganda per un filosofo di destra! Nietzsche infatti è misogino: la donna è considerata inferiore e serve unicamente a partorire soldati che servono come carne da macello per stabilizzare il potere dei super-uomini. Proprio ideali di sinistra, non c’è che dire! Carne da macello, dicevo? Già, perché Nietzsche non era certamente pacifista e aborriva la non-violenza (toh, la non-violenza, quella nuova ideologia che guida Rifondazione…). Per creare il super-uomo infatti ci vuole la guerra che rigenererebbe l’umanità: per Nietzsche bisogna “modellare l’uomo del futuro per mezzo della disciplina ed anche per mezzo dell’annientamento di milioni di bruti e informi”. Chi ha il coraggio di fare un discorso del genere al Congresso del proprio partito? Proprio il massimo della coerenza! Liquidare la nostra ideologia, significa cadere nella confusione e nell’interclassismo, il che è sempre a favore della reazione!
E dopo aver detto tutto ciò, secondo voi, c’è da meravigliarsi se qualche decennio più tardi i nazisti recupereranno il pensiero di Nietzsche? Trovo quindi non solo sbagliato ma pericoloso che si cerchi di far accettare al pubblico di sinistra un pensatore che si trova agli antipodi della nostra cultura di emancipazione sociale! La volontà di Rifondazione di farci credere che fra Nietzsche e Marx vi siano elementi di contatto è un grave opportunismo che va condannato senza mezzi termini.
  • M. Hostettler del Partito del Lavoro di Berna sul medesimo argomento: leggi in tedesco

Pubblicato il 30 dicembre 2007, in Movimento operaio con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. Ma allora Venditti in “compagno di scuola” ci ha raccontato una balla colossale

  2. A mio modo di vedere Venditti non ci ha raccontato una balla: la canzone – che apprezzo molto – dice che a mezzogiorno, finita la scuola, si andava tutti al bar e solo lì, metaforicamente, “Nietzsche e Marx si davano la mano”: un senso di amicizia, di “comunità”, nonostante la diversità che poteva distinguere due compagni di scuola.

  3. …e parlavano insieme dell’ultima festa
    e del vestito nuovo, fatto apposta
    e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te)
    Vabbè senso di comunità, ma questi andavano alle stesse feste e si intortavano le stesse ragazze. Tutti meno il compagno di Venditti

  4. La versione originale (non stupidamente censurata da una censura bigotta e ridicola) non diceva: “… che filava tutti (meno che te)…” ma: “che la dava a tutti, meno che a te…”

  5. Dicevo che il primo errore importante mi sembra quello degli giornali nel loro tentativo di commemorare nel 2000, i 200 anni della morte di uno che è morto nel 1900!

    Se poi, dovessi entrare più nel merito dell’articolo, premettendo che qualche sassolino nelle scarpe per il PRC ce l’ho anch’io, non potrei lasciare da parte, fra moltissime obiezioni, almeno quelle che mi sembrano le fondamentali e cercherò di enumerare brevemente qui sotto; uno degli errori principali che ripete chi ha scritto è la decontestualizzazione, il continuo tentativo di portare acqua nel proprio mulino ad ogni costo, facendo trasparire apertamente di non aver capito molto di Nietzsche, e ancora meno di Marx, e visto che “ormai è una moda citare filosofi per farsi vedere colti”, si è cercato di seguire consapevolmente questa fantomatica moda [come se fosse vietato fare discussioni su filosofi o filologi]; un’altro punto importante è quello dove si scrive che “Nietzsche era quindi agli antipodi delle idee egualitariste di Rousseau, ad esempio.”, ma sulla stessa lunghezza d’onda, non si potrebbe dire che Marx fosse un assiduo seguace di Rousseau, sebbene lo cita, come cita Smith, Ricardo, Malthus, Mill, Say, ecc, senza condividere necessariamente ciò che pensano questi ultimi. In questo senso, portando avanti il ragionamento […] gli espropriatori diventano espropriati […] lo scrive Marx.

    Intanto mi fermo qui, eventualmente, qualora vi fossero interventi o interessi di approfondimento, sempre nella speranza che SIA NATO QUALCUNA CHE POSSA LEGGERE E CAPIRE Nietzsche, rimango a disposizione, negli limiti delle mie capacità, di portare avanti questa interessante discussione.

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