Siamo tutti ecologisti: ma sarà poi vero?

Sole rosso che rideIn occasione delle incombenti elezioni nazionali, o forse già da qualche tempo a questa parte, tutti si impegnano ad apparire ecologisti. Non so se si tratti solo di moda o di una subdola tattica elettoralista: certamente non si tratta di una reale sensibilità ambientale.
Il Partito del Lavoro, per contro, non ha bisogno di ostentare la propria “verdite” dell’ultimo minuto. Già nel “Capitale”, infatti, il buon vecchio Carlo Marx riconosceva il problema di fondo: “ogni progresso compiuto dall’agricoltura capitalista – diceva – equivale a un progresso non solo nell’arte di derubare l’operaio, ma anche in quella di spogliare la terra”. E’ anche vero, d’altrocanto, che non sempre il movimento operaio ha saputo affrontare la problematica in modo adeguato, cadendo spesso in una sorta di corporativismo pseudo-sindacale in cui il progresso equivarrebbe (?) a posti di lavoro (dimenticando però di vedere l’altra faccia della medaglia).
Nell’attuale modo di concepire il problema della tutela della natura non si dà alla lotta ecologista la sua dimensione globale, la quale non può essere disgiunta dalla lotta per migliori condizioni sociali per l’essere umano, cioè da quello che è un discorso di trasformazione della società. Una società dove i bisogni umani e la produzione dovranno essere strettamente e razionalmente legati l’uno con l’altro, senza subire influenze mercantili.
La problematica ambientale non ha infatti nulla a che vedere con una sorta di degenerazione della società in cui viviamo: al contrario essa è diretta conseguenza di quelli che sono i metodi di produzione capitalistici volti alla massimizzazione del profitto a scapito di esseri umani e risorse naturali.
Occorre quindi, parlando di clima, di natura, di inquinamento, ecc. mettere nella propria agenda politica dei primi passi verso cambiamenti strutturali della società attuale, consistenti in un superamento delle modalità produttive incontrollate che fomentano il consumismo: fintanto, insomma, che la lotta ecologista non assumerà fino in fondo il proprio carattere anti-capitalista e anti-imperialista (cioè di contrarietà allo sfruttamento delle risorse dei paesi poveri), non si affronterà la causa del problema, ma si applicheranno unicamente dei cerotti sugli effetti prodotti da una cultura che chi osanna il libero mercato evita di vedere. In questo senso essere “eco” e anche “liberali” ha un che di ossimorico.

Pubblicato il 13 ottobre 2007, in Movimento operaio, Politica federale con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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