Da quando i mezzi giustificano i fini?

CIAMi rivolgo ai lettori di “Obiezione” con queste brevi riflessioni dopo aver letto l’ultimo numero del bollettino “Il mund civilist”, organo dell’Associazione Svizzera del Servizio Civile, l’associazione di categoria dei civilisti. Mentre scrivo non so ancora se rassegnerò le dimissioni dalla stessa, ma la tentazione è forte. Ho aderito all’associazione appena fondata, ho collaborato al giornale traducendo dei testi e l’anno scorso ho fatto pure parte della giuria per il concorso letterario. Mai avrei immaginato, però, di dover leggere sul suo organo ufficiale affermazioni tanto gravi e politicamente schierate. Sono obiettore non perché affetto da un pacifismo utopista, ma perché a fianco di ragioni personali caratteriali e di coscienza, non intendo collaborare con una struttura classista e filo-atlantica come l’esercito svizzero, che propaganda la violenza tanto per non rendere evidente la sua inutilità. Come posso quindi tollerare che l’associazione di cui sono parte si faccia portavoce, in ben tre articoli, del sostegno implicito ai metodo sporchi degli USA e dei suoi burattini, quinte colonne in vari paesi? Come si fa a non dire che il Kosovo è stato uno strumento per spaccare la forza geopolitica di un paese, la Serbia di Milosevic, che si ostinava – nel bene e nel male – a difendere la propria indipendenza dall’imperialismo? Come si fa a dire che è un bene la “resistenza” (organizzata dalla CIA) contro la Bielorussia non allineata, unico paese dell’ex-URSS dove la gente non sia nella povertà assoluta. Come si fa a sostenere la “rivoluzione di velluto” in Ukraina solo perché il popolo “arancione” è sceso in piazza “pacificamente” in favore di … Yushenko, che dalle ultime dichiarazioni a me pare sempre più un fascista? Ma in che mondo vive il caporedattore de “Il mund civilist”? Essere obiettore di coscienza non significa sostenere le azioni dell’imperialismo, mascherate di democrazia, solo perché “non-violente” o “pacifiche”. Per me usare anche solo i soldi di CIA e NATO per abbattere governi che vogliono impedire il monopolio della forza di Unione Europea e USA è comunque qualcosa di violento e anti-umanitario. Credo che essere pacifisti significhi essere anzitutto anti-imperialisti, perché la pace senza giustizia sociale e sotto un dominio straniero (cioè americano nel contesto attuale) è solo una formula vuota.

Pubblicato il 26 settembre 2007, in Internazionale con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Ho assistito alle conferenze Galtung, Peyretti e Pontara e rispetto alle conferenze di qualche anno fa ho notato una piccola ma significativa differenza : oggi questi grandi pacifisti/non violenti accettano a determinate condizioni la violenza quando serve per mantenere la pace (quella vera, non quella dei cimiteri), la giustizia e/o i diritti dei popoli.
    È un’evoluzione notevole del pensiero pacifista che da quanto si legge qui sopra sembra non abbia ancora raggiunto la redazione di Obiezione. Tanto meno le conoscenze generiche su come vanno le chiose del mondo versus USA/Israele.

  2. Al contrario: la redazione di Obiezione ha pubblicato questo mio articolo e in passato è stata anche fonte di interessanti spunti nella direzione da te sostenuta. Il mio articolo si riferisce al giornale “Il mund civilist” dell’Associazione Svizzera del Servizio Civile che è indipendente dalla redazione di Obiezione.

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