Compagno Campetti, sulla Turchia vogliamo dire la verità?

Ho letto l’articolo di Loris Campetti su Area del 4 maggio. Conosco bene la realtà della Turchia, pertanto non posso condividere il contenuto del testo, tipico di una certa sinistra occidentale che legge la realtà turca con occhi euro-centrici. Secondo Campetti la società civile turca è “schiacciata tra l’incudine dell’islamismo e il martello del kemalismo”. Schiacciata? Io, da marxista, considero il kemalismo un’ideologia progressista, anti-imperialista e persino con vaghi cenni anti-capitalistici.
Il giornalista continua tirando l’allarme sulla possibilità che vi sia un quarto golpe militare nel Paese. Oltre al fatto che vi sono esponenti marxisti-leninisti che si lamentano del fatto che l’esercito sia latitante nel difendere la Repubblica da questo governo burattino del grande capitale e dell’imperialismo, trovo storicamente e politicamente errato mettere sullo stesso piano i tre putsch militari subiti dalla Turchia: il primo, quello del 1960, era infatti un golpe che tentò di bloccare le degenerazione filo-americana del Paese, un golpe che diede la libertà di sciopero ai sindacati. Un golpe che propose una nuova Costituzione dagli ampi diritti sociali. Il golpe del 1960 è denominato “Seconda Rivoluzione Nazionale” e i lavoratori lo ricordano come una speranza che sembrava volesse portare la Turchia nientemeno che “verso il Socialismo” (così, ad esempio, il deputato tedesco H. Keskin della Linke). Gli USA intervennero riformando profondamente l’esercito e assoggettandolo ad essi: fu così che si prepararono i colpi di stato fascisti del 1971 e del 1980.
I milioni di Turchi che sono scesi in piazza nei giorni scorsi non avevano per unico scopo, come sostengono i media occidentali, la difesa del laicismo, ma gridavano anche slogan contro l’adesione all’UE, contro l’imperialismo USA, contro questo governo che sta svendendo il Paese alle potenze estere. Per quanto riguarda la dichiarazione dell’esercito, Campetti dimentica di citare cosa dice la Sinistra turca: i socialdemocratici del CHP e del DSP l’hanno salutata, i post-maoisti dell’IP idem e persino i comunisti del TKP hanno ammesso che nell’esercito turco – nel quale però hanno ancora poca fiducia – esiste un gran numero di ufficiali “sinceramente patrioti”, cioè anti-imperialisti, desiderosi di tornare ai valori di emancipazione e di indipendenza nazionale del primo Mustafa Kemal Atatürk.

Pubblicato il 25 maggio 2007, in Internazionale con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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