Cuba: quale la realtà?

Ho letto la lettera di Elvezia Luraschi-Lanfranchini su Area del 1° dicembre in cui dipingeva una Cuba a tinte fosche. Leggendo il testo sembra quasi che la signora Luraschi si aspettasse, viaggiando sull’Isola, di trovarsi il paradiso in terra fatto di ricchezza e non so che. Ma Cuba è una società umana, con molti difetti (li ammette lo stesso Fidel), ma anche con tantissimi pregi! E questi pregi acquisiscono ancor più valore se paragoniamo la situazione cubana a quella dei paesi limitrofi.
Nel testo sono elencati tutta una serie di mancanze che ha riscontrato la lettrice nel suo viaggio: ebbene, le condizioni economiche a Cuba sono difficili, lo sanno tutti e nessuno le nega, ma imputare la mancanza di risorse materiali al governo mi pare profondamente errato, conoscendo l’entità del “bloqueo”.
I medici cubani sono eroici e compiono miracoli non solo in patria ma anche, ad esempio, in Venezuela e in Pakistan. In fatto di libertà d’espressione posso dire che nel mio soggiorno all’Avana, un anno fa, ho trovato per strada gente molto tranquilla che discuteva di tutto senza peli sulla lingua e con cognizione di causa. Altri invece, purtroppo, guardavano liberamente la propaganda delle TV di Miami. L’affermazione, poi, secondo cui Fidel abbia ordinato di limitare i contatti con gli stranieri, nella mia esperienza non si è certo verificata, anche se, forse, non sarebbe un male viste le abitudini consumistiche che troppi turisti occidentali portano in loco!
L’aspetto più grave della lettera in questione è la conclusione a cui giunge: “se finalmente cambiasse qualcosa non sarebbe male”. L’unica alternativa per Cuba, qualora la Rivoluzione dovesse terminare, non è un socialismo migliore, ma il più selvaggio dei capitalismi e la miseria. L’aspirazione massima cui potrà tendere la società cubana, in quello sciagurato caso, sarà il ritorno allo status di bordello di Washington. Mi dispiace che questo discorso non riesca a comprenderlo la signora Luraschi, figlia – come lei stessa sottolinea – di un “socialista alla Canevascini”, certamente, quindi, compagno assai pragmatico e realista.

Pubblicato il 25 dicembre 2006, in Internazionale con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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