Agire come sindacato

Sindacato di base sì, purché si sappia andare oltre lo spontaneismo gruppettaro e settario. Un articolo del prof. Massimo Piermarini, insegnante in un liceo di Roma e rappresentante del sindacato Unicobas

Per superare la fase di difficoltà determinata da condizioni esterne e rilanciare l’iniziativa del sindacato a livello complessivo è necessario preliminarmente distinguere nettamente tra la sfera dei rapporti con l’interno e quella dei rapporti con l’esterno. Dobbiamo conoscere i nostri nemici e i nostri amici e soprattutto fare un bilancio delle esperienze positive e negative della nostra storia passata. Alcuni nostri amici sono diventati nostri nemici. E’ necessario comprendere dove le loro scelte li hanno condotti, quali sono i loro errori. Sinteticamente gli errori che contraddistinguono i Cobas possono considerarsi errori gravi, di tipo strategico. La loro linea generale non soltanto diverge dalla nostra (di Unicobas, ndr) in maniera significativa ma è divenuta antitetica all’impostazione di lavoro sindacale tipica dell’Unicobas. In primo luogo non v’è stato nei Cobas un superamento effettivo dello spontaneismo gruppettaro, l’idea che l’organizzazione debba attendere le congiunture favorevoli e cogliere l’occasione. In definitiva lo spontaneismo è la negazione della necessità di un progetto ed è inevitabile che si rovesci nel suo contrario, il velleitarismo e il volontarismo soggettivista. In secondo luogo, per quanto attiene all’elaborazione delle piattaforme, i Cobas evidenziano il limite proprio dell’economicismo, in una visione angustamente salariale-rivendicativa delle lotte. Il loro economicismo assimila il mondo della scuola a quello della fabbrica e fa coincidere le parole d’ordine radicali con l’esasperazione degli obiettivi economici. La prova più evidente dei limiti del loro economicismo è l’incapacità di fare un uso critico e rivoluzionario della legalità, del contenzioso in campo giuridico. Il loro totalizzante massimalismo diventa così una manifestazione emblematica del radicalismo parolaio e piccolo-borghese. Chi si confina nell’economico e nel rivendicativo attraverso parole d’ordine astratte e indeterminate rifiuta ogni mediazione specifica della pratica sindacale. Deve cercarla all’esterno, nella politica propriamente detta, attraverso alleanze e legami “organici” con partiti e forze politiche. Si tratta di quell’errore costituito del politicismo, cioè la tendenza a spostare il terreno specifico delle lotte senza mediazioni sul piano politico. Il sindacato diventa così un movimento di opinione e un serbatoio di consensi per i partiti parlamentari della sinistra istituzionale (ivi compresa Rifondazione). Esiste un’altra possibilità di rompere l’isolamento e la separatezza del “settore scuola” investendolo della critica del sociale e al sociale: la scuola può diventare un serbatoio di idee e di intelligenza collettiva per criticare l’ordine di cose presente e trasformarlo. Essa può costituire l’avanguardia del cambiamento sociale per una ripresa su vasta scala delle lotte sociali e politiche. Attraverso la riflessione collettiva è nella scuola che si definisce un progetto di società imperniato sulle idee di uguaglianza, democrazia e autogestione. Sono idee-forza di un progetto globale di rinnovamento della società, di cambiamento consapevole in direzione dell’autogestione generalizzata. L’autogestione si costruisce infatti a partire dalle lotte per i diritti individuali e collettivi. Ma non si chiude in esse, pena la caduta nell’economicismo e nel corporativismo. D’altra parte l’esperienza dimostra che l’autogestione non può essere confusa con l’autorganizzazione. Nessun soggetto può costruire un progetto e tradurlo in azione senza un’adeguata organizzazione. L’organizzazione è un’arma decisiva dello sviluppo del movimento e non può essere affidata alla spontaneità del movimento. Essa implica la formazione di quadri, la creazione di stampa periodica, uno sforzo teso a garantire il diritto a manifestare, ad esprimere le proprie idee e a presentare le proprie piattaforme e le proprie posizioni pubblicamente. Il centro dell’organizzazione realizza la migliore struttura funzionale al suo programma e al suo statuto. Ricerca le alleanze indispensabili su punti tattici e implementa a livello territoriale la presenza del sindacato e il suo radicamento

Pubblicato il 11 luglio 2005 su Movimento operaio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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