Quella Turchia aperta al socialismo…

Il decesso di Suphi Karaman, uno dei generali che nel 1960, diede vita alla rivoluzione del 27 maggio.

rivoluzion196oturchiaE’ trascorso poco più di un anno dal giorno in cui i comunisti turchi subirono una grave perdita con il decesso dell’anziano vicepresidente del Partito dei Lavoratori Suphi Karaman. Karaman era uno dei generali dell’esercito che nel 1960, diede vita a quella che le masse lavoratrici tuche ricordano come la rivoluzione del 27 maggio: esso faceva parte infatti di un comitato di unione nazionale che prese il potere in Turchia con un colpo di stato contro il governo burattino degli Stati Uniti d’America, contestatissimo dalle organizzazioni operaie e dagli studenti.

La gioventù era l’avanguardia della lotta anti-governativa e in occasione di numerosi scioperi illegali e occupazioni si scontrò più volte sanguinosamente con la Polizia. L’esercito turco in quegli anni vedeva sempre di più il Paese allontanarsi dai principi della lotta di liberazione nazionale voluta da Mustafa Kemal Atatürk e in non poche occasioni intervenne nelle università a fianco degli studenti contro le cariche dalla Polizia, che fungeva chiaramente da forza lealista e politica. Karaman e i suoi colleghi destituirono il parlamento, misero fuori legge ogni partito politico e diedero vita alla riforma della costituzione della Repubblica che fu poi accolta da un referendum popolare nel 1963.

Il golpe del 27 maggio 1960 produsse una delle costituzioni repubblicane più all’avanguardia del tempo in cui non solo si realizzavano ampi spazi democratici, ma si favoriva il pluralismo delle organizzazioni sindacali, si garantiva il diritto di sciopero e un controllo statale dell’economia che assumeva sempre più un carattere sociale e collettivo. Furono molti gli analisti sia di destra che di sinistra a definire la magna carta turca come “aperta al socialismo”.

In generale la giunta militare, richiamandosi al patriottismo kemalista e all’unità nazionale, portava avanti una lotta contro l’americanismo e l’imperialismo, avvicinandosi ai paesi non allineati. Mancò comunque la forza e la volontà di abbandonare la NATO e gli USA non stettero a guardare organizzando capillarmente i propri agenti nel paese.

Una volta ritornata la democrazia borghese parlamentare, si procedette anzitutto con un’epurazione dall’esercito dagli elementi più progressisti, inserendo una selezione sociale nell’avanzamento e nell’istruzione dei quadri superiori in perfetto stile NATO. In seguito si diedero armi e soldi a movimenti estremisti con il compito di destabilizzare l’ordine interno: l’imperialimo favorì il risorgere di organizzazioni islamiste e formazioni nazionaliste etniche (curdi e armeni in principal modo), che indebolivano la struttura interna del luogo: scontri inter-etnici (fra curdi e siro-ortodossi in modo particolare), attentati, guerriglie contro l’esercito, distruzione dell’ideologia kemalista nell’educazione, reintroduzione dell’ora obbligatoria di religione, promuovimento dell’istruzione privata, ecc.

In poco tempo, anche grazie ai mezzi di informazione, si andò ricreandosi la situazione precedente: in particolare la costituzione “golpista” fu passo dopo passo modificata e reinterpretata cancellandone gli aspetti migliori. Il liberale e massone Demirel, eletto primo ministro, disse “con una Costituzione del genere è impossibile governare!”. La pressione imperialista si fece sentire anche fra la sinistra: alcuni intellettuali della socialdemocrazia kemalista venivano portati su posizioni liberaldemocratiche, mentre all’interno della sinistra antagonista unita iniziarono ad aprirsi breccie di settarismo e frantumazione.

Molti gruppi, in seguito – e quello più famoso è il deviazionismo di Ocalan nel 1974 – finanziati e riforniti da paesi imperialisti, diedero vita a scissioni scegliendo la lotta armata nascosti da un’ideologia apparentemente opposta: nacquerò così infinite sigle. Il Partito Turco dei Lavoratori (TIP), terza formazione maggiore nel parlamento, non seppe rinnovarsi e fu vittima sia del contesto politico del paese, sia dei vari e sinistri estremismi. Dagli anni ’70, di fatto, in Turchia sono i socialdemocratici a rappresentare tutta la sinistra.

Completamente antropoformizzata la società, messo fuorilegge la Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari DISK e riempita di agenti CIA la più moderata Confederazione sindacale Türk-Is, tolto quasi ogni elemento anti-imperialista kemalista dall’esercito e favorito la diffusione di movimenti terroristici in ambo gli schieramenti, si sono create le basi per il secondo colpo di Stato (1971) che preparerà il terzo (1980) che renderà la Turchia del tutto un feudo americano con quella tremenda ideologia forgiata dal fascista Kenan Evren che prese il nome “Sintesi turco-islamica”, la quale strumentalizzava l’islam reazionario a favore di un cieco nazionalismo di stampo quasi fascista: finita la dittatura lo stesso generale Evren si fece eleggere Presidente della Repubblica e come primo ministro fu scelto il curdo Turgut Özal che aveva studiato negli USA e che chiuse gli occhi sul nascente PKK (partito ultra-nazionalista nascosto da un pseudo-maoismo), favorì il neoliberismo economico e diede inizio alle privatizzazioni che misero il patrimonio nazionale nelle mani di Washington.

Ultimamente, a seguito del crescente neo-colonialismo economico imposto da USA ed Europa, e come conseguenza di numerose forme di arroganza degli stessi, l’opinione pubblica sembra stia risvegliandosi. Il parlamento ha bocciato l’uso di basi NATO per l’invasione dell’Iraq; l’esercito, in cui sta riprendendo piede una coscienza kemalista, non ha accolto l’idea di Bush e Blair di iniziare la guerra; e si è riconosciuta la pericolosità dei partiti curdo-irakeni, favorevoli all’attacco americano e alla base della frantumazione dell’unità nazionale irakena e della guerra civile.

Sono rari in Turchia gli esempi di antagonismo comunista: senza citare i partitucoli senza alcuna base in loco e senza contare il Partito Libertà e Progresso ÖDP (che univa agli inizi socialdemocratici di sinistra e trotzkisti e che oggi si sta scindendo in vari gruppuscoli), possiamo citare queste organizzazioni: il Partito Comunista TKP (ex-Partito del Potere Socialista SIP, erede di quello che fu il TKP clandestino legato a Mosca), il Partito Laburista EMEP (operaista-stalinista) che ottiene voti grazie all’allenza con i curdi filo-europeisti di DEHAP che a sua volta è privo di connotazione socialista, il Partito dei Lavoratori IP (maoista-kemalista), legato a Pechino e discretamente presente nella lotta sindacale e studentesca con una cellula giovanile anche in Svizzera (Neuchâtel) e una delle poche fonti di informazione alternative a quelle governative: dispone infatti di un mensile teorico “Teori”, di un settimanale di critica sociale di massa “Aydinlik”, e di un canale televisivo (Ulusal Kanal). Il suo presidente Dogu Perinçek è un noto militante che ha trascorso vari anni in prigione per attività sovversiva. Perinçek ha incontrato anche il leader del PKK Öcalan, il tempo necessario per rifiutare ogni possibile relazione con il separatismo curdo e sviluppando un discorso patriottico di unità nazionale contro l’ingerenza imperialista e la collaborazione con Cipro Nord, la Cina, la Russia e l’India nell’Alleanza Eurasiatica.

Pubblicato il 28 giugno 2005, in Internazionale con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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