“Merda”

Ecco la “merda” di scuola che è nel 90% dei casi condivisa dagli studenti. Un articolo del prof. Davide Rossi, insegnante di scuola elementare e segretario regionale per la Lombardia del sindacato Unicobas.

Il polverone sollevato a Locarno in merito al docente che ha rivelato le domande dell’esame di maturità ai suoi studenti mi genera grande tristezza. Il quadriennio liceale si dovrebbe concludere con un semplice ammesso / non ammesso al successivo grado d’istruzione. Nel caso della non ammissione, non voti, ma una articolata relazione dovrebbe spiegare le ragioni dell’esclusione e ponderare la possibilità di ripetere l’anno o gli insegnamenti che difettano e se la scuola fosse scuola costruirebbe i saperi e diverrebbe impossibile bocciare un alunno che è chiamato ad essere responsabile dei saperi che si è costruito con l’aiuto dei docenti. Tutto il resto è… “Merda”! Ma permettetemi amici e amiche svizzere: Merda che in Italia come in Svizzera gli studenti accettano, nel senso di una scuola che mette paura, interroga, giudica. Insomma la “Merda” di scuola che è nel 90% dei casi condivisa dagli studenti, perché una scuola autoritaria permette di essere passivi, una scuola vera obbliga a mettersi in gioco e a lavorare. Perché i compiti della scuola autoritaria li puoi copiare da un amico alle 7.50 del mattino, ma scegliere le poesie di un autore e spiegare le ragioni della tua scelta alla classe – come dovrebbe essere in una scuola libera – obbliga lo studente a impegnarsi il sabato e la domenica, leggere, ricercare e prepararsi ad argomentare il lunedì in classe. Quando al liceo di Lugano, alle Giornate Autogestite, la maggioranza delle persone mi ha detto che a loro va bene la scuola così com’è o trovano grave che la mia alunna Matilde Scotti parli di una società migliore a 11 anni in un tema, beh, come dire: la vittoria di questa società è riuscita a pieno e qualche serata al Molino, o qualche canna, diventato fenomeno di costume, un modo per dirsi alternativi, ma in verità è un modo d’essere alternativi assolutamente funzionale al sistema perché poi la mattina dopo la serata al Molino si accetta la scuola così come la vuole chi presume che la società ingiusta debba procedere come sempre. A 7 anni, Pietro Terranno, mio alunno, ripeteva ad alta voce ogni 5 minuti la parola “Merda”. Un insegnante modello, classico, autoritario avrebbe represso: “non si dice”, “porta il diario che informo tua madre”, “vai dal direttore”! Io ho detto: “Terranno, mi hai rotto con tutta questa “Merda”, domattina ne parliamo”. La mattina dopo entro in classe e dico: “Intanto per chi vuole, oltre che per Terraneo, c’è un bel libro di teologia scritto dal mio amico Giovanni Franzoni ? già abate di San Paolo – che si intitola “Merda”, oggi invece vi leggo una pagina meravigliosa di un libro bellissimo “Saltatempo” di Stefano Benni, in cui il bambino protagonista, ad un certo punto, vede Dio, una divinità con una barba lunghissima e per una pagina intera spiega che cosa sta facendo la divinità, una cagata colossale, una montagna di Merda. Leggo, ascoltano, si divertono un mondo. Alla conclusione della lettura dico: Vedi Terraneo, vedete, “Merda” può diventare un libro religioso o una pagina bellissima di letteratura, ripeterla da sola non è il massimo, quindi vi auguro di parlare e di scrivere della Merda, ma con la qualità che distingue una persona intelligente da un cretino.”

Pubblicato il 26 giugno 2005 su Movimento studentesco. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. pietro terraneo

    MERDA,
    avete sbagliato cognome!!!
    mi chiamo terraneo e non terranno!!
    MERDAAA!!!!!!

  2. Sono felice che tu abbia scritto. Guarda che qui in Ticino quando Davide viene a trovarci racconta sempre questa storia e tu praticamente sei diventato un mito😉

  3. pietro terraneo

    ne sono felice,grazie e salutatemi davide se lo vedete!!!!!

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