L’articolo dello studente liceale Vinko Bilusic sulla volontà di riformare l’insegnamento religioso nella scuola pubblica ticinese.

È noto che la scuola pubblica ticinese, come lo Stato stesso, è laica. In altre parole ciò significa che ogni singolo individuo ha libertà di scegliere se appartenere e praticare una religione piuttosto che un’altra, oppure se non averci nulla a che fare. Insomma la fede è una cosa assolutamente personale. Il problema insorge quando, poco tempo fa, a qualcuno è saltato in mente di cambiare le cose. Due sono le iniziative parlamentari che si discuteranno in Gran Consiglio: una è del liberalsocialista Dedini, l’altra è stata lanciata dalla deputata liberale Sadis con l’appoggio della socialdemocrazia. La prima iniziativa intende abrogare l’art. 23 della Legge sulla scuola (insegnamento della religione cattolica ed evangelica con frequenza facoltativa), per sostituirlo con un insegnamento obbligatorio per tutti di storia delle religioni e dell’etica. L’iniziativa Sadis mira invece a imporre agli allievi un corso di cultura religiosa in tutte le scuole obbligatorio e post-obbligatorie con l’obiettivo di sviluppare negli studenti le conoscenze necessarie per la comprensione della cultura europea e di avvicinare i giovani all’universalità del fenomeno religioso. Riassumendo entrambe le iniziative vogliono abolire i privilegi anacronistici delle due Chiese, ma contengono però il difetto di sostituire la lezione confessionale facoltativa con una lezione obbligatoria, che nella versione Sadis è piuttosto preoccupante, in quanto pone l’accento sul cristianesimo e su una presunta universalità del fenomeno religioso. Il libero pensatore ed ex-docente Guido Bernasconi ha giustamente detto: “se gli studenti ticinesi soffrono di carenze culturali, ciò si deve al fatto che nella scuola si privilegia una istruzione funzionale, nell’ambito della quale si stimolano le attitudini tecnico-scientifiche e si trascurano le conoscenze umanistiche: in una abietta concezione utilitaristico-mercenaria del sapere (…). Non occorre creare una nuova materia ad hoc: è sufficiente darle il dovuto risalto nell’ambito delle diverse materie allorché se ne considerano gli effetti negli eventi storici nel costume, nell’espressione artistica”. Tuttavia ciò che mi lascia perplesso è il fatto che questi corsi si vogliano rendere obbligatori: i programmi scolastici sono già fin troppo pesanti, lo hanno anche annunciato le assemblee dei genitori. Quindi un discorso simile può essere iniziato solo nel caso in cui la lezione di etica (o di storia delle religioni) vada a sostituire un’ora di lezione tecnico-scientifica. Infine mi chiedo perché in merito a queste decisioni non siano stati interpellati gli studenti, diretti interessati

Pubblicato il 22 giugno 2005 su Movimento studentesco. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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