Risposta ad un liceale che solleva la presunta persecuzione degli omosessuali a Cuba

Caro Vinko,

 

in merito alla questione sollevata da quel tuo compagno di classe che ha denunciato il Che come un assassino e Lenin come un mostro, e che ti consigliava di leggere un articolo pubblicato da un sito di un’associazione (GayLib) dell’orgoglio omosessuale nata negli ultimi anni a fianco del Centro-destra italiano (con l’appoggio del leader del partito post-fascista Alleanza Nazionale Gianfraco Fini), che non faceva altro che dipingere Cuba come un gulag per gay portando la testimonianza (come sempre strumentale e disonesta) di una nota figlia di Fidel, ho fatto una piccola indagine e posso dirti quanto segue.

La situazione degli omosessuali a Cuba non è sempre stata rosea, bisogna ammetterlo. La Rivoluzione ha portato con sé anche momenti discutibili, dovuti più alla cultura tradizionale del luogo, piuttosto che a una precisa volontà politica dei nuovi dirigenti. Anche se la volontà di dare un svolta radicale alla società cubana, che prima del 1959 era letteralmente un bordello per i ricchi americani, può aver giocato un ruolo “iper-moralizzatore”. Il governo, ma in realtà pure una folta schiera di intellettuali e di educatori progressisti caddero in questo errore favorendo un “machismo” forse strumentale alla difficile situazione anche militare in cui si trovava l’Isola. Ma a Cuba, e tanti sono gli esempi, il processo rivoluzionario è sempre in moto, e sa ascoltare i suoi più sinceri amici, migliorando. Fin dai primi anni della Rivoluzione si pongono dei cambiamenti rendendo meno rigida la legislazione contro quella che veniva considerata “la perversione” omosessuale, ma nel periodo in cui la burocrazia in stile sovietico prese piede (anni ’70) ci furono momenti in cui furono commessi errori gravi, partendo dal principio errato, ma comunque diffuso anche a livello scientifico allora, secondo cui l’omosessualità fosse una malattia da curare. La “persecuzione anti-gay” – se così possiamo chiamarla – finisce con l’inizio degli anni ’80. E da allora inizia un vero e grandioso processo di cambiamento culturale e sociale che mira ad integrare i gay nella società civile cubana.

Da una ricerca su Internet ho scoperto che proprio di recente l’associazione Arcigay Italia e l’associazione culturale italiana ARCI, la prima delle quali molto critica verso il governo cubano per il trattamento degli omosessuali, sono state ricevute dal Ministro della Cultura Abel Prieto, che ha promesso pubblicamente il suo massimo impegno per soddisfare le rivendicazioni dei movimenti omosessuali. All’incontro ha partecipato pure il presidente della International Gay and Lesbian Association, dimostrando l’apertura al dialogo del governo di Fidel. Il Ministro Prieto ha ribadito il suo impegno a promuovere in modo attivo i diritti sia degli omosessuali, sia dei transessuali e ha (addirittura) invitato l’Arcigay a tenere una conferenza sull’argomento al Congresso sulla Cultura e lo Sviluppo che avrà luogo all’Avana il prossimo mese di giugno.

Tutto ciò è visibile anche a livello di produzione culturale e intellettuale e anche a livello di politica sanitaria: il Centro Nazionale di Educazione Sessuale (CENESEX) si occupa pure dei transessuali, aiutandoli nell’acquisizione della loro nuova identità. Vi sono operatori di strada che lavorano per la prevenzione dell’AIDS fra gli omosessuali e a livello sociale esistono dei progetti (un esempio a Santa Clara) di serate culturali gay e lesbiche. Insomma forse con ritardo, ma la Rivoluzione sta dando una volta di più la dimostrazione che nulla è immobile a Cuba. Non possiamo però permetterci, noi Occidentali, di pretendere che un Paese sovrano cambi la sua struttura giuridica, culturale e sociale solo per rendersi compatibile con i nostri standard di civiltà, per quanto normale e umani essi possano essere.

Ora che sono state confutate le analisi volutamente faziose anti-Cuba, vorrei soffermarmi su un articolo trovato sul sito http://www.gay.it in cui alla domanda di un utente se a Cuba il sesso omosessuale sia o meno un reato, il giurista Ezio Menzione, disinformato o in mala fede, risponde di sì intimidendo quindi il potenziale turista. Successivamente dimostra tutta la sua grande sensibilità e professionalità consigliando all’internauta di fare pure sesso con un ragazzo cubano ma “col preservativo (taglia XL per i cubani) e con discrezione”. Se così sono ridotti i movimenti che lottano per i diritti civili degli omosessuali, possiamo davvero pretendere che il governo dell’Avana debba soddisfare tutte le loro richieste?

Ora, L’articolo 303 del codice penale cubano punisce (sulla carta) coloro che manifestano pubblicamente la loro omosessualità (d’altronde io stesso non amo molto i gaypride che mi sembra solo dell’esibizionismo mica tanto utile alla causa). Ma – come si legge però sul medesimo sito http://www.gay.it, “nonostante tutto la vita gay a Cuba è intensissima e praticatissima”. E’ bene sapere che disposizioni giuridiche come quella dell’art. 303 del CP cubano esistono in mezzo mondo (non escluderei neppure che anche oggi in alcuni paesi dell’Europa occidentale rimangano in vita disposizioni del genere inerenti il cosiddetto “buoncostume”): come sempre il così fan tutti non è una giustificazione, esso semmai vuole essere un ulteriore richiamo ad evitare doppie morali in funzione propagandista.

Ha detto lo scrittore cubano Reynaldo Gonzales, gay dichiarato che nonostante tutto (come molti) continua a vivere a Cuba (e lui potrebbe benissimo lasciare il paese visto che ha soldi ed è spesso in Europa): “Il trionfo rivoluzionario fece piazza pulita delle idee borghesi in un paese come Cuba, dove i problemi della dipendenza economia e politica oscuravano lo sguardo sulle questioni esistenziali. Il processo godette di un consenso pieno e subì una transizione accelerata grazie alla fuga di una borghesia non così nazionalista quanto ora dall’esterno si proclama, lasciando il terreno ai cambiamenti. Lungo il percorso vi furono anche estremismi che compromisero i contenuti. Vi erano pure pregiudizi e intolleranza contro il comportamento gay, ma senza che questi si ergessero a “politica”. Il nuovo governo non comprese che nella fase successiva al trionfo vi erano gay impegnati e decisi. Con posizioni di forza a favore del machismo non si fermò a riflettere sulla carenza di un pensiero sull’esistenza individuale. La considerazione negativa verso i gay venne sancita da un Congresso sull’Educazione e la Cultura, all’inizio degli anni Settanta, con l’assenso dei pochi intellettuali che avrebbero potuto influire in senso opposto. Più tardi questi scoprirono che anche loro, secondo i dogmatici più ferventi, rientravano nelle “parti più blande della società”. Nel 1980 il porto di Mariel vide l’esodo di molti omosessuali di talento come Reinaldo Arenas, ai quali la società non dava lo spazio che meritavano. Un teorico inventò il concetto di “omosessuale = apolide”, molto utile per la repressione. Con simili precedenti, che non nego né nascondo, mi rendo conto di quanto sia difficile comprendere quale sia oggi la relazione tra i gay ed il potere a Cuba. Ma posso dirti che vent’anni dopo gli eventi hanno preso un’altra piega, vi è un clima più accettabile, anche se non è il paradiso. Ti invito a prendere visione diretta della situazione, senza la mediazione della stampa, compresa quella apparentemente di sinistra. (…) Gli errori commessi dal governo nel trattamento riservato alla popolazione gay, e l’arrivo di nuove generazioni con un atteggiamento verso le preferenze sessuali più aperto di quello che continua ad esservi tra i dirigenti. Le nuove generazioni non interiorizzano più la repressione, né si sentono obbligate a seguire chi vuole attuarla. Per ciò che riguarda i pregiudizi, questi si diluiranno nella misura in cui progredirà la società in cui viviamo. (…) Il film Fragole e cioccolato ha colpito molto i cubani, superando tutte le previsioni; ebbe una nomination per l’Oscar e al festival dell’Avana vinse quasi tutti i premi, così come in Spagna ed in altri posti. (…) (Come e quando si parla di omosessualità nella televisione cubana, ndr)? Nei programmi TV che parlano di salute. Le telenovelas oramai mostrano personaggi gay privi dei vecchi cliché offensivi o caricaturali e tentano persino di educare l’opinione pubblica al rispetto per le diversità”.

 

Con saluti comunisti!

Max

Pubblicato il 18 febbraio 2005 su Internazionale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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