Rivalutare il Movimento Studentesco Unitario ticinese

Lettera aperta del 5 febbraio 2005 ai militanti del Movimento Studentesco Unitario, organizzazione mantello degli studenti ticinesi.

Care compagne, cari compagni,
con questa mia non intendo ritrattare le mie posizioni espresse a suo tempo, dissociandomi dal Movimento Studentesco Unitario. Al contrario intendo – su gentile richiesta di alcuni compagni – argomentarle meglio, fornendovi se lo vorrete delle possibili basi analitiche su cui impostare lo sviluppo del MSU. In alcune parti approfitterò dell’esperienza raccolta dal SISA in questo suo primo anno di vita, per certi versi esemplare. Difendere la nostra storia. Desidero qui rispondere al messaggio di Amedeo sul forum del MSU in cui mi dà del ridicolo per aver ribattuto con insistenza agli attacchi di Phantom alias Matt. Difendere il Movimento di cui ho fatto parte e che nelle vacanze estive io e altri compagni, all’interno del SISA, abbiamo progettato e fortemente voluto, non mi sembra una cosa ridicola, semmai è ridicolo il fatto che tale Movimento non abbia mai studiato una strategia chiara per difendere il proprio vissuto e il proprio essere dagli attacchi revisionisti. Ricerca dell’unità. Concordo invece con la sostanza dell’intervento di Deivz sullo stesso forum, nel senso che il MSU ha cercato in modo sincero di essere “unitario”. Tanto unitario, tanto aperto, da permettere che le e-mail interne potessero essere lette anche al di fuori del movimento… ma per me questo non significa “unità”, significa soltanto “irresponsabilità”! E nessuno mi chieda di controllare i toni! L’MSU ha fatto una autocritica forte in alcuni aspetti che forse sono secondari, a mio modo di vedere. E ciò non ha portato a molto, perché le critiche non venivano da una base onesta, pronta a criticare per impegnarsi in prima persona, ma da saputelli che pretendono un movimento studentesco a loro immagine senza sporcarsi le mani con la politica! Una situazione simile è accaduta al SISA nei primi mesi di attività: abbiamo perso un sacco di tempo su questioni formaliste per venire incontro alle critiche dei compagni o anarchici o spontaneisti. Ebbene, anche cambiando, le critiche distruttive e settarie, sempre le stesse, non si sono affatto arrestate e non abbiamo avuto un miglioramento effettivo del nostro lavoro, al contrario! Così facendo, ascoltando certe critiche che andavano invece ignorate abbiamo perso molti compagni che non condividevano lo spirito anarcoide e destrutturato che avevamo imboccato! Le critiche vanno ascoltate solo se fatte da compagni che vogliono sinceramente il bene (la vittoria!) del Movimento (con la M maiuscola), se sono basate onestamente su fatti reali (e non su interpretazioni parziali e “tirate per i capelli “della realtà), e se costruttive. Se non tutte queste condizioni sono poste, allora le critiche vanno semplicemente rifiutate e rimandate al mittente senza rifletterci troppo. Smettendola insomma di fare del falso moralismo pseudo-democratico! Tutti sanno le mie riserve – per i motivi di cui sopra – nel tentare a tutti i costi di coinvolgere certa gente. Tali mie riserve non erano dettate dal fatto che sono settario, il motivo è tutt’altro: ho lavorato a lungo con i cosiddetti “moderati” e so distinguere chi lo è realmente e onestamente da chi si definisce tale solo per comodità mentre ha il solo intento di lavorare contro, di boicottare l’azione comune, di mettere i bastoni fra le ruote, o semplicemente di non fare niente e di diffondere indifferenza. Le mie riserve di allora, oggi, si sono quasi del tutto verificate. Cos’è l’unità? “Unitario”, attenzione, non significa però “unico”! E soprattutto non significa cedere alla dittatura della maggioranza: …e quindi se la maggioranza degli studenti è moderata, allora il MSU deve essere moderato? Col cavolo! L’MSU deve riunire chi ha un obiettivo comune, non deve riunire il mondo intero. L’MSU deve smetterla di sentirsi legato alle assemblee di sede, sono i Comitati a doverle rispettare, non un movimento indipendente cantonale che NON è (forse lo sarà in futuro, ma non è questo il discorso, adesso) l’organo di coordinamento dei Comitati. L’unità è una cosa seria e la formula forse più completa nell’attuale panorama giovanile l’ha saputa dare il SISA, sia al suo interno (con i gruppi d’interesse autonomi), sia – in settembre – insistendo per costituire il MSU come organizzazione mantello, come confederazione, in cui ognuno potesse mantenere intatte le proprie identità in una strada comune verso una comune meta. L’MSU ha riunito le organizzazioni che volevano dare una risposta forte al Preventivo 2005 e c’è riuscito (non totalmente, ma almeno in una parte soddisfacente), ora l’MSU dovrebbe capire quale prossimo obiettivo raggiungere e quindi in base a quello cercare chi è concorde nel procedere insieme. Un obiettivo da perseguire. L’obiettivo comune non è collaborare coi docenti di italiano nel far redigere componimenti sulla scuola ideale agli allievi! Questo è semmai un mezzo; ma anche qui non può essere l’unico mezzo di un movimento antagonista che lotta per una scuola concepita in maniera strutturalmente diversa. Ci vuole anche un lavoro teorico di ricerca e analisi alle spalle, che non può venire da studenti che – non per colpa loro! – di tutto questo non ne hanno mai sentito parlare (un Dipartimento che ovviamente non ha interesse a promuoverlo, dei docenti che non lo trattano, dei movimenti studenteschi che o se ne fregano o non hanno i mezzi per farlo). La nostra base è piena di potenzialità, ne sono convinto. Tanto è vero che abbiamo dato vita per la prima volta in Ticino al sindacalismo di base fondando il SISA prima, e oggi progettando il nuovo Sindacato inteprofessionale SIP (www.sindacati.ch). Ma se è piena di potenzilità, la nostra base (e a volte pure certi rappresentanti studenteschi) rimane comunque in questa fase storica e in questo contesto sociale anche del tutto politicamente analfabeta (e qui non c’entra nulla il far parte o meno di un partito! Mi raccomando non confondiamo!): per questo la nostra sfida è quella di essere un’avanguardia studentesca che sappia parlare alla base cercando di coinvolgerla passo per passo sicuramente nelle decisioni, ma pure nella costruzione teorica prima e pratica poi di un’alternativa sociale ed educativa. Io non credo nello spontaneismo, ho una concezione avanguardista del fenomeno. Sta a noi fare in maniera tale che l’avanguardismo non porti alla burocratizzazione (termine peraltro abusato da certi compagni). Parlavo prima di “lavoro teorico”: il SISA lo fa per i suoi militanti organizzando ad esempio convegni sulla pedagogia alternativa e su altre questioni, ad esempio la nostra visita alla Scuola di Barbiana, l’incontro con gli ex-allievi di Lorenzo Milani, l’incontro sulla pedagogia dell’aderenza, corsi di formazione politica di base e sindacale, la partecipazioni a assemblee sindacali su problemi del lavoro (non solo scuola quindi!) nei vari paesi europei, e promuovendo le relazioni internazionali ad alto livello (ad esempio con la madre di Carlo Giuliani, Haidi; con Ramon Cardona segretario generale della Federazione Sindacale Mondiale; con l’ambasciatrice di Cuba; con il segretario nazionale dell’Unione dei Comitati di Base italiani, con l’euro-deputato e ex-magistrato di Mani Pulite Giuseppe Di Lello, con l’ex-giudice Antonio Di Pietro, con esperti di Mobbing, con medici del lavoro sul tema amianto, ecc. Il problema dell’organizzazione interna. La storia ce lo insegna: il Collettivo Studentesco Ticinese (indipendente dai comitati di sede) è durato dal 1998 al 2001 ininterrottamente (o quasi), non aveva una struttura organizzata, ma aveva dei leaders che ne garantivano la continuità. Non appena nel 2003 esso ha voluto legarsi alle assemblee e ai comitati di sede, è morto nel giro di un anno, obbligando ad esempio il SISA a decidere la scissione e a reinvestire un mucchio di energie. Proprio su questo aspetto vale la pena spendere alcune parole. Parlo sull’esperienza del SISA, ma sono consigli che stanno in piedi anche per altre organizzazioni. Il SISA ha oggi preferito continuare a darsi una struttura organizzata (nonostante le accuse di burocratismo che ci sono piovute addosso) per evitare di dover rifare il medesimo lavoro di rifondazione anno dopo anno del vecchio Collettivo Studentesco e per non dover dipendere troppo da singoli compagni. Qualcuno penserà – superficialmente – che il SISA è il Max, ma vi assicuro che se il Max se ne va di colpo, gli altri militanti potranno continuare il lavoro senza troppi intoppi: abbiamo degli organi con competenze definite, abbiamo una discreta trasparenza interna e abbiamo una sede da cui tutto parte. Tutto è ancora da migliorare, ma una base ce la siamo data. Quello dell’organizzazione interna è una questione peraltro già sollevata da Leonardo (GMPS) in passato e messa da parte… si avrà il coraggio di riprenderla? MSU come Coordinamento dei Comitati Studenteschi di sede? Se poi i Comitati – aderenti al MSU o meno – vogliono dotarsi di un organo di coordinamento in più, riservato ai soli comitati (che per esperienza definisco “organi istituzionali affidabili solo sul cortissimo periodo”) lo facciano. Anche il SISA, ad esempio, pur facendo parte del MSU è parte integrante di un Collettivo sindacale cantonale e di una Federazione sindacale continentale. Qui nasce insomma un’ipotesi diversa, in parte, da quanto proposto dai GMPS nelle loro pubblicazioni, (anche se la loro è una proposta interessante che va presa in attentissima considerazione). L’MSU lo si potrebbe vedere in questo senso (e come era nelle idee originarie all’interno del SISA e durante la primissima riunione del MSU) come una struttura che assomigli al Fronte Unico Sindacale (FUS) che riunisce VPOD, OCST, ecc. quando se ne sente il bisogno! Sono pensieri in parte confusi, me ne rendo conto, che nascondono un misto di rabbia e di delusione nel vedere la piega presa dal movimento. Ho preso la decisione di allontanarmi dal MSU in parte con toni polemici, lo faccio però sempre da compagno e vi ringrazio per avermi letto fin qui. Se è vero, come diceva il Che, che “gli studenti sono per natura dei rivoluzionari, perché ogni giorno si aprono a nuove cose”, vi saluto con fervore rivoluzionario.

Pubblicato il 6 febbraio 2005, in Movimento studentesco con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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