E’ nato UNIA, il sindacato unico!

Impressioni dopo il Congresso costitutivo di UNIA a Basilea del 16 ottobre 2004 a cui ho partecipato come delegato nazionale del sindacato FCTA Ticino e Moesa.

Democrazia interna.
UNIA è nata! Il SEI e la FLMO si sono uniti e hanno annesso la FCTA e le altre piccole realtà. Fra un po’ la stessa USS non avrà ragione di esistere: tanto UNIA avrà sempre la maggioranza ed eserciterà una forza centripeta tale che attirerà dentro di sé tutti gli altri, prima o poi, con buona pace delle identità individuali che andranno perse. Non sono a priori contro il concetto dell’unificazione, ma sono contro due cose: il metodo anzitutto con cui si sono liquidati i dissidenti e con cui non si sono tenute conto delle diverse culture sindacali, e in secondo luogo la sostanziale continuità della politica sindacale concertativa e poco vicina alla base. Nei momenti fondamentali del Congresso di Basilea sono rimasto allibito ma ho dovuto prendere atto del fatto che: 1) i candidati nei comitati dirigenziali erano unici e cooptati; 2) che i co-presidenti non potevano essere altri che i due precedentemente designati; 3) che le elezioni erano una pura formalità, in cui fra l’altro in un caso non si sono contati gli astenuti; 4) che le elezioni venivano effettuate in blocco: o si eleggevano tutti i candidati, oppure cadeva la fusione!
Sono i primi certi compagni, quelli della sinistra riformista e trotzkista, a criticare la burocrazia sovietica… beh forse le elezioni in URSS erano ben più libere di quelle che ho visto in questo congresso.

I delegati ticinesi per un’alleanza con l’UDC?
Durante il Congresso di fondazione si è pure discusso sulla risoluzione dell’ex-SEI Ticino e dell’ex-FLMO Ticino di promuovere un referendum contro l’estensione della libera circolazione delle persone, così da evitare una situazione di dumping salariale con i lavoratori che emigreranno dall’Est. Come delegato della ex-FCTA Ticino ho rifiutato l’entrata in materia di questa proposta. Non sono un europeista sfegatato, ma è incoerente per il sindacato dopo anni di europeismo convinto, cambiare strada di colpo e per di più promuovere una misura che non è affatto favorevole ai lavoratori dell’Europa dell’Est. Un referendum sarebbe rivolto non tanto contro le misure accompagnatorie, ma toccherebbe direttamente il principio stesso della libera circolazione delle persone. Vanno stipulati minimi salariali chiari a livello nazionale e si devono trovare altre soluzioni per mettere sottopressione il padronato: un referendum del genere non solo creerebbe un’alleanza inopportuna fra sindacati e destra xenofoba, ma promuoverebbe di fatto – come è stato anche sottolineato dagli immigrati di UNIA (che rappresentano oltre la metà degli affiliati), la divisione della classe operaia, il che mi auguro non sia diventato un obiettivo sindacale. Quando i lavoratori lettoni, polacchi, ecc. diventeranno come oggi sono i lavoratori italiani, cioè parte integrante dello sviluppo sociale del nostro Paese, “i nostri migliori compagni”, come li ha definiti un delegato, con che coraggio potremo lavorare assieme nello sviluppo del movimento sindacale? Cosa diremo loro? Per difendere gli operai svizzeri ci siamo alleati coi fascisti e vi abbiamo bloccato le frontiere? Ricordo che la bandiera della sezione socialista di Bellinzona recita: “la mia patria è il mondo intero”. Beh, proletari di tutti i paesi …anche quelli dell’Est, unitevi!

Pubblicato il 20 ottobre 2004, in Movimento operaio con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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