No ai tagli all’educazione, ma i docenti sbagliano!

In vista della votazione referendaria del 16 maggio 2004

“La scuola ticinese è ottima e costa poco”! Questa frase, che non condivido, è stata pronunciata da un insegnante del Comitato Referendumscuola in un’intervista passata in TV. Di certo così non si riesce a far capire alla popolazione quanto sia importante votare No ai tagli nell’educazione. Un’affermazione del genere offende gli studenti del nostro cantone, perché non riconosce le rivendicazioni e le contestazioni che stiamo portando avanti – prima come Collettivo studentesco, oggi come Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti – da ormai diversi anni. La scuola pubblica ticinese non è ottima, ha infatti problemi enormi e le famiglie e i giovani se ne stanno rendendo conto da diverso tempo: partiamo dai livelli B alle scuole medie scelti quasi esclusivamente dai figli degli immigrati e delle famiglie più umili e disagiate, arrivando all’alta selezione sociale generale che distrugge il diritto allo studio, passando dal ricorso sempre più preoccupante a quello che è il business delle lezioni private come unico appiglio per non fallire a scuola. Senza poi parlare dei contenuti pedagogico-didattici perlomeno discutibili e dell’altrettanto deteriorato rapporto umano fra insegnante e allievo. Noi studenti stiamo lanciando l’allarme da anni ma nessuno ci ha mai ascoltato. Nessuno, e nemmeno i docenti che oggi scalpitano per quell’ora in più, ma che solo un anno fa erano in prima fila a punire gli allievi che scioperavano contro i tagli del 2003! I sindacati della scuola poi portano avanti discorsi assolutamente inadatti, corporativisti e nel contempo arroganti nei confronti degli operai e delle classi sociali più basse. La scuola non va affatto bene. Con questi tagli peggiorerà ulteriormente. Ma per migliorarla non bastano più soldi, ci vuole un cambiamento di mentalità anche fra i docenti, ci vuole una riforma pedagogica radicale e non riforme su riforme dettate unicamente dagli interessi del mercato e dal dictat risparmista. Detto questo mi rivolgo alla sensibilità dei cittadini chiedendo di votare No ai tagli perché a subirne le conseguenze non sono tanto i docenti, ma i giovani, i vostri figli, studenti di oggi e di domani. Un’ora in più ai docenti significherà infatti per molti alunni cambiare insegnante ogni anno a scapito della continuità didattica, significherà un numero maggiore di allievi per classe (fino a 29!), significherà 100 posti di lavoro in meno per chi esce dagli studi, ecc. Togliere la ginnastica correttiva significherà togliere un mezzo di prevenzione sanitaria accessibile a tutti gratuitamente. Diminuire il sussidio cantonale alle scuole comunali porterà a ridurre i servizi offerti ai bambini nei comuni più poveri, creando disparità di trattamento da comune a comune. Rendiamoci conto che con questi ulteriori tagli Masoni & Co., della setta neoliberista e privatizzatrice, stanno tentando di distruggere la socialità e la scuola pubblica che abbiamo difeso uniti nel 2001: l’ideologia delle casse vuote (dovute agli sgravi fiscali alle ditte e ai ricchi) è una tattica per rendere lo Stato e i suoi servizi inaffidabili, favorendo così le privatizzazioni coatte. Privatizzazioni che la popolazione ha capito essere un colossale inganno e non accetterebbe più tramite votazione.

Pubblicato il 1 maggio 2004 su Politica cantonale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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