La selezione scolastica nel Canton Ticino parte da una scuola media che non ha mai voluta essere unitaria!

Innanzitutto occorre dire che la costituzione federalista della Svizzera demanda ai singoli cantoni l’organizzazione dell’istituzione scolastica. Non esiste quindi un unico sistema formativo, benché le ultime controriforme volute da quella gente con i paraocchi che vede tutto con la chiave della reddittività vengano imposte da Berna in barba alle autonomie cantonali. Un punto in comune, uno fra i tanti, delle varie ristrutturazioni neoliberali che colpiscono la scuola pubblica in tutta Europa è il ritorno con prepotenza del problema della selezione. Una selezione basata sull’origine sociale dei ragazzi che mette in discussione tutte le belle parole sul diritto allo studio e l’uguaglianza di possibilità garantite dall’ordine costituzionale elvetico. Lo scorso anno il ministro dell’educazione del Canton Zurigo si lamentava del fatto che le università fossero diventate “di massa”, mentre lo scorso giugno un fatto increscioso, ma più che mai segnale di una tendenza, si è verificato in una scuola artistica di Lugano, in cui allievi regolarmente promossi sono stati esclusi dall’anno successivo per “mancanza di spazio”. Un fatto che, perlomeno, ebbe il pregio di far capire all’opinione pubblica che non solo il posto di lavoro è insicuro, ma persino quello di allievo! In Ticino, dopo i cinque anni di scuola elementare, si svolgono ulteriori quattro anni di scuola media che completano l’obbligatorietà scolastica. Ed è proprio qui che iniziamo a trovare situazioni discriminatorie. Storicamente lo sviluppo della scuola media non ha mai visto una fase unitaria: fino al 1974 i ragazzini di quinta elementare dovevano scegliere, o meglio era l’origine sociale a scegliere per loro, di iscriversi in un ginnasio di cinque anni con poche sedi sparse unicamente nei grandi centri, o in una scuola maggiore, assai più diffusa sul territorio, che portava al mondo del lavoro direttamente dopo soli tre anni. A partire dalla metà degli anni ’60 le palesi disuguaglianze prodotte da questo sistema fece insorgere le associazioni studentesche e magistrali: in sintesi era lapallissiano che la selezione avveniva per sesso e provenienza geografica, oltre che, ovviamente, per origine sociale. In seguito, dopo che nel 1958 una riforma volta all’organizzazione di una scuola media unica era stata bocciata in sede parlamentare perché troppo onerosa dal lato finanziario, a metà degli anni ’70 anche il Ticino poté contare su una struttura che avesse per obiettivo quello di “assicurare, soprattutto ai ceti meno privilegiati, una formazione culturale più ampia e un corredo di conoscenze più ricco di quello dato alla scuola maggiore; (…) posticipare le scelte d’orientamento a un’età più avanzata; favorire le scelte d’orientamento in funzione delle reali attitudini, senza discriminazioni d’origine sociale o ambientale” (dal Messaggio del Consiglio di Stato del 2 luglio 1985 concernente la modificazione della Legge sulla scuola media del 21 ottobre 1974). Ma la scuola media unica non era poi tanto unica: essa era divisa da due cicli biennali. Il primo ciclo sarebbe stato a classi eterogenee, il secondo con due sezioni A e B intercambiabili. Inutile dire che le sezioni B erano sinonimo di avviamento professionale. Sempre dal già citato Messaggio si legge: “la sezione A si configurava pertanto come scuola (il grassetto è mio, ndr), per allievi di capacità scolastiche medie e superiori”. Col passare del tempo si preferì sostituire le sezioni con un nuovo sistema a livelli (1 e 2), adducendo – giustamente – tali considerazioni: “Sul piano dell’affettività e della socializzazione è più difficile rendersi conto degli effetti della nuova struttura unificata (termine usato impropriamente, ndr). Sta di fatto che gli allievi possono trascorrere questo fondamentale periodo, in cui passano dallo stato di bambino allo stato di adolescente, tutti insieme, con possibilità di scambi e di stimolazioni reciproche. Le sezioni A e B costituiscono una limitazione di questo principio (…)”. La nuova organizzazione dell’insegnamento si differenzia dalla precedente, che tendeva a imporre una scelta globale tra due curricoli, anzi due scuole diverse, dal fatto che allunga l’unificazione del curricolo obbligatorio. I livelli 2, essendo limitati a tre materie (matematica, francese e tedesco) – stando al legislatore – “sarebbero stati vissuti in modo meno negativo rispetto alla sezione B, permettendo una ripartizione più equilibrata (anche se contemporaneamente più selettiva) degli allievi tra i diversi curricoli”. Ma se cambia la forma non muta la sostanza: non siamo di fronte alle classi differenziali cui alludeva don Milani, ovvero alla creazione di corsi specifici per i più “deboli”, con un numero di allievi inferiore e un rapporto pedagogico più diretto, che portassero comunque ad un risultato comune, bensì siamo di fronte ancora a una discriminazione sociale, tant’è vero che lo stesso ufficio statistico del Dipartimento dell’Educazione del Canton Ticino, in una ricerca di Mario Donati (1999) ammette come la scelta dei livelli e, di conseguenza, dopo l’obbligo, degli studi superiori o dell’apprendistato, sia influenzata in modo evidentissimo dalle condizioni socioeconomiche familiari. Al termine della scuola media, sull’attestato, troviamo infatti specificato se l’allievo ha seguito i corsi attitudinali, o quelli base. La frequenza dei livelli 1, e il raggiungimento inoltre della media aritimetica complessiva del 4,65 (la nota massima è 6) porta all’ottenimento della dicitura “può iscriversi alle scuole medie superiori senza esami di ammissione”. Fino a qui si sono analizzate le scuole medie: il sistema liceale (che ha subito nel 1997 una riforma sostanziale) prevede altri momenti di selezione di tipo prettamente intellettuale, come vogliono farci credere. Già, ma allora come mai ci vogliono 3 allievi di ceto alto alle scuole medie per averne uno all’università quattro anni dopo, mentre ce ne vogliono 17 (quasi una classe intera!) di ceto inferiore per trovarne appena 1 nei corsi di laurea più tardi? Che il figlio dell’operaio sia meno intelligente del figlio del dottore? Che i cromosomi di Pierino non si siano fermati alle pagine ingiallite di una certa Lettera? Affaire à suivre…

Pubblicato il 14 febbraio 2004 su Movimento studentesco. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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