Gli studenti si organizzino, non si affidino allo spontaneismo

Lo spontaneismo da solo fa male! – Una lettera ai compagni attivi del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).

E storicamente provato come lo sponteneismo, anche quello rivoluzionario, abbia tanti pregi, ma sicuramente anche innumerevoli difetti. Provengo dall’esperienza del primo Collettivo Studentesco, quello totalmente spontaneista e libertario, che rifiutava statuti, rappresentanze e maggioranze. Era bello, e ha funzionato per qualche tempo, forse anche perché allora non si mirava ad organizzare le masse giovanili, ma unicamente a svolgere un lavoro di avanguardia con notevoli affinità ideologiche. Noi del SISA, e questo lo si diceva fin da maggio 2003, quando ho ricevuto la prima notizia della scissione dal Collettivo che intanto (nel corso del 2002/03 aveva perso tutto lo spirito iniziale di cui sopra), si voleva costituire un sindacato. Un sindacato per permetterci di fare qualcosa in più rispetto a ciò che un movimento come il Collettivo, appunto, potrebbe raggiungere, pur con tutta la buona volontà dei suoi attivisti. Come sindacato dobbiamo avere però una struttura. Non lo dice solo Domenech (che è anarchico), ma pure Pronzini (che è trotzkista). Per rispettare le inclinazioni personali di ogni attivista si è deciso che idealmente (ma non formalmente) il SISA si suddivide in due settori: uno d’azione, l’altro con compiti amministrativi, di gestione legale, e più direttamente “sindacale”. Questa premessa per spiegare alcuni fatti. Ieri ho proposto di costituire il Gruppo d’interesse per gli allievi del Csia, visto che, per statuto, tre allievi di tale sede iscritti al sindacato possono richiederlo. Un Gruppo d’interesse serve per decentralizzare il lavoro: non tutto il SISA si deve occupare del Csia ora che il problema non è più urgentissimo, ma non possiamo neanche ignorarlo. L’idea è stata bocciata perché troppo burocratica! Abbiamo deciso di preparare una petizione per la carta riciclata: io ho scritto una bozza, ma finora non c’è ancora stato nulla di definitivo. Se si fosse creata una Commissione speciale preposta a questa tematica, due persone (per es.) se ne sarebbero occupate più solertemente e avrebbero concluso il lavoro, presentando poi al Comitato centrale o all’Assemblea il lavoro compiuto da approvare. Si possono anche indicare due “responsabili”, o “incaricati”, è la stessa cosa, ma per statuto queste figure hanno il nome di Commissione speciale o se del caso di Gruppo d’interesse: è un modo elegante e formale per favorire la decentralizzazione dei compiti. E’ importante: non possiamo permetterci di cercare a tutti i costi l’unanimità e la partecipazione diretta. Se siamo un sindacato abbiamo vari fronti da controllare, impariamo a suddividerci i compiti in modo – e sapete quanto odi parlare così – “produttivo”. E’ d’attualità, per es., l’iniziativa parlamentare radico-socialdemocratica sull’insegnamento religioso. Il SISA deve farsi sentire reclamando anche del fatto che nessuno ha chiesto l’opinione degli studenti. Per questo tema si crea un commissione composta di pochi membri davvero interessati e motivati sull’argomento: ne discuteranno ed elaboreranno una presa di posizione pubblica sul tema. Da lì redigiamo ad es. un questionario sulla tematica da distribuire ad un campione di allievi. Prendiamo insomma due piccioni con una fava: da una parte dimostriamo che noi vogliamo la cogestione e l’ascolto degli studenti, dall’altra superiamo l’indifferenza politica dei giovani facendoli discutere e permettendo loro di farsi sentire.

Pubblicato il 20 dicembre 2003, in Movimento studentesco con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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