Studenti, rivoluzionari, ecc…

Spiccavano sul tetro albo degli studenti al Liceo Cantonale di Bellinzona fogli gialli, in formato A3, a volte accompagnati da immagini perlopiù indecifrabili e sbiadite. Indicavano, o meglio inculcavano nelle menti di chi le leggeva, scenari di varie proteste: diritti umani, libertà per Ocalan, guerra in Kosovo, ecc. Nobilitava il tutto la trafila degli organizzatori, nella quale figuravano nomi celebri di partiti della cosiddetta sinistra, Partito Socialista, Partito del Lavoro, e altri meno famosi, ma sicuramente pieni di megalomania, come Solidarietà, e chi più ne ha più ne elenchi.
Alla fine delle lezioni gruppi di pastorizzati, o chi per essi, bloccavano gli affamati studenti uscenti consegnando loro volantini, solitamente mere fotocopie rimpicciolite degli annunci appesi. Lo si leggeva, qualcuno li stracciava subito, altri li conservavano come reliquia del mondo utopico novantottino, mentre qualcun altro, una marea di acritici lo utilizzava sul serio.
Fra questi alcuni si vendevano comunisti, altri invece apolitici per rendere nota la loro capacità (fasulla) di valutare autonomamente, coi loro cervelli affumicati dai cannoni multi erba della Casetta, gli slogan proposti.
Gl‘altri caratterizzati dal Rolex al polso ed il Natel Tri-band in tasca. Lottavano compatti questi rivoluzionari: volevano la pace; portavano con sé la solita maglietta rossa col viso beffardo di un Che Guevara autore di manuali di guerriglia, rivoluzionario col fucile, sicuramente ottima mascotte per il movimento pacifista! Tutti col baschetto calato sulla zucca vuota, e chi ce l’aveva, pure la stellina rossa. Chi se ne fregava della pulizia etnica, e di ‘sti kosovari ammazzati? Era solo antiamericanismo manicheista, con la buona dose di utopia con cui si poteva proporre blandi embarghi al Milosevic… compagno cattivo, ohibò!
Stesse persone, ma altra occasione. Avevano lasciato a casa il pacifico Ernesto, e adesso si portavano dietro ritratti di un sanguinano terrorista, dimentichi del loro sentimento pacifista. 30’OOO persone fatte fuori; va bé, lottano per la libertà della loro popolo, il popolo curdo oppresso in Turchia, eppure col diritto di voto, con esponenti in parlamento, con diritto all’istruzione, col permesso di parlare la propria lingua: eh sì, proprio una tipica minoranza in un tipico stato d’apartheid!
Manifestazione contro la politica dei “tagli”, un anno fa davanti alla Foca. Compagni di vecchia data e diretti interessati. Quanti degli studenti di cui sopra? Beh…, ehm… forse troppo pochi?

Tengo a precisare che le mie opinioni non corrispondono più al 100% con quanto scritto in questo articolo pubblicato sul giornale studentesco del Liceo di Bellinzona oltre 7 anni fa. Giudico ad esempio la guerra in Kosovo un attacco imperialista contro un paese sovrano e sulla presunta pulizia etnica ad opera dei serbi andrebbe fatta ancora tanta ricerca per evitare di cascare nella propaganda pseudo-umanitaria della NATO. Su “Sua Santità” Ocalan e sul ruolo filo-imperialista del separatismo curdo le mie idee non sono cambiate e al contrario oggi hanno l’appoggio di ampi settori della sinistra comunista turca. I miei giudizi sul Centro giovanile la Casetta erano troppo duri allora, ma avevano un fondo di verità che nel 2003 ha portato quel centro autogestito a crollare sotto il peso di un mancato auto-controllo. In generale sono pensieri molto duri quelli che si leggono in questo articolo, comprensibili per i miei 17 anni e pochissima esperienza politica, comprensibili per l’incapacità della Sinistra di comunicare e di trasmettere i suoi valori senza quel fare da saputelli didascalici che caratterizzava i presunti rappresentanti studenteschi pseudo-rivoluzionari con cui mi confrontavo allora. (M.A. giugno 2007)

Pubblicato il 12 febbraio 2000 su Movimento studentesco. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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